“ecodibergamo.it 02.09.2013”
Maroni passerà le consegne della Lega entro Natale.
Lo ha annunciato domenica sera 1° settembre alla chiusura della Bèrghem Fest di
Alzano dove è stato accolto da un'ovazione. Un entusiasmo che sembra confermare
i sondaggi citati dal direttore «amico critico» Vittorio Feltri, con il
Carroccio in crescita dal 4 al 5%. «Un ritorno di fiducia, siamo l'unica
speranza per il Nord», commenta Maroni, che punta però ad avere «il 50% almeno
in Padania». E poi l'annuncio forte della serata: «Il congresso va fatto entro
Natale per scegliere il mio successore e per essere pronti alla sfida
elettorale della primavera. È il momento del passaggio di consegne ai giovani
leoni: Tosi (di cui condivide il progetto delle primarie, ndr), Giorgetti,
Salvini, Zaia, Cota. Io mi dedicherò totalmente alla presidenza della Lombardia».
Poi Maroni ha annunciato una telefonata che farà lunedì a Silvio Berlusconi,
per accertarsi di quello che ha fatto.
«Mi risulta che abbia firmato per i
referendum dei Radicali. Alcuni sono condivisibili, la Lega sostiene la
separazione delle carriere dei magistrati. Ma se Berlusconi ha firmato per
l'abolizione della legge Bossi-Fini e del reato di immigrazione clandestina,
allora o gliel'hanno spiegato male o non ha letto bene quello che ha
sottoscritto. Se fosse così, è chiaro che restiamo gli unici contro
l'immigrazione clandestina e che Berlusconi è più a sinistra di Vendola».
Maroni difende quindi il suo operato da ministro dell'Interno - «I
respingimenti sono sacrosanti e vanno fatti» -, contro il «buonismo»
dell'attuale governo e «le robe da pazzi» che dice la Kyenge, «che fa arrivare
i clandestini a frotte». E di fronte all'indifferenza dell'Europa, ci scappa un
«vai a quel Paese. L'Europa non fa niente». Maroni è d'accordo sulla
cancellazione dell'Imu («Ma non dovevano anche restituirla?»), ma a certe
condizioni. «È una fregatura, per i nostri Comuni e per gli artigiani: non
hanno escluso i capannoni, perché a Roma non sanno cosa sono». La Lega resta
quindi all'opposizione e prepara la «ribellione d'autunno»: «O si cambia o
tiriamo su davvero il muro».

Nessun commento:
Posta un commento