lunedì 23 settembre 2013

Il Ticino boccia il burqa e vuole scriverlo nella Costituzione

“ininsubria.it 22.09.2013”


Se l'Italia cala le braghe su ogni fronte - con i reiterati tentativi di togliere i crocifissi dalle scuole fino a permettere, in alcuni casi, il divieto di realizzare i presepi a Natale -, la vicina Svizzera dimostra ancora di essere in grado di comandare in casa propria e rimanda al mittente la tradizione oscurantista del burqa. Ecco come sono andate le cose oggi in Canton Ticino in base a quanto riporta l'articolo de Il Giornale del Ticino: Non che ci fossero dubbi sull'orientamento maggioritario nell'elettorato; si trattava semmai di stabilire se i ticinesi si sarebbero accontentati del controprogetto uscito dal Gran Consiglio (inserimento nel "corpus" delle leggi cantonali) o se avrebbero voluto un ancoraggio del testo nella Costituzione.
E Costituzione sarà: un doppio "sì" è uscito oggi, domenica 22 Settembre, dalle urne sul tema dell'iniziativa lanciata da Giorgio Ghiringhelli al fine di evitare il travisamento del volto nei luoghi pubblici, travisamento già riscontrato - checché abbiano provato a sostenere alcune e sporadiche voci contrarie all'iniziativa medesima - nelle strade e nelle piazze del Canton Ticino, segnatamente di Lugano. Intorno al 65.40 per cento dei votanti (si è tuttavia mobilitato solo un terzo circa degli aventi diritto) la quota dei favorevoli all'iniziativa; di poco sopra il 60 per cento, invece, coloro che hanno optato per il controprogetto; palese la preferenza per l'iniziativa (52.63 per cento contro 36.88 per cento) nella domanda supplementare; per la definizione dei risultati manca l'esito dello scrutinio di pochi Comuni. Dopo essere arrivato anche sulle pagine del "New York times" e dopo essersi buscato una mezza "fatwa" da Slaheddine Gasmi, nel frattempo rivelatosi quale presidente della "Lega dei musulmani del Ticino", Giorgio Ghiringhelli dunque spuntato oggi quello che di sicuro è il suo più clamoroso successo fra attività politica ufficiale (con il movimento "Il guastafeste", nelle sedi istituzionali) ed attività politica dall'esterno (in qualità di promotore o di copromotore di iniziative e "referendum"). Il primo commento a caldo: "Un voto storico per il Ticino, perché esso ha modificato la Costituzione cantonale; ma anche un voto destinato a far storia in Svizzera ed all'estero, dove forse l'esempio ticinese si propagherà a macchia d'olio a dimostrazione del fatto che questa votazione, dagli avversari considerata alla stregua di una perdita di tempo e di denaro, non è stata inutile. È stato dato un chiaro messaggio ai fondamentalisti islamici, ben presenti anche tra di noi; è stato detto che è ben accolto in questo Paese - e ciò indipendentemente dal suo "credo" - chi voglia integrarsi, mentre non è benvenuto chi respinga i nostri valori e miri a costituire una società parallela basata su leggi religiose e tesa a sovrapporsi alla nostra". Legittimo anche lo sfogo polemico: "Di ciò prendano nota soprattutto coloro che per "buonismo", per ignoranza o per questioni ideologiche continuano a negare l'esistenza del problema , non accorgendosi del fatto che con la politica dello struzzo essi fomentano l'insorgere di sentimenti xenofobi". Verso chi tale messaggio? "Partiti, politici, e quei giornalisti che ci hanno boicottato. Ma lo capiscano anche quei rappresentanti del popolo che in Gran Consiglio, pur sostenendo il divieto di dissimulare il volto, in nome del "politicamente corretto" si sono sentiti in diritto di impostare il discorso soltanto sul tema della sicurezza, evitando qualsiasi collegamento con il fondamentalismo islamico". Il punto nodale, a questa stregua, riguarda non più il Ticino ma direttamente Berna: la modifica alla Costituzione cantonale sarà necessariamente sottoposta ai due rami del Parlamento, i cui membri sono chiamati a concedere la garanzia federale. Operazione dall'esito non sicuro, secondo Giorgio Ghiringhelli: "È da presumersi il fatto che anche in quella sede avrà luogo una battaglia di tipo ideo logico da parte soprattutto dagli esponenti delle forze cosiddette "progressiste". Del resto, quello di portare il dibattito sul "burqa" a livello nazionale era uno dei nostri obiettivi dichiarati".

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