venerdì 2 agosto 2013

Se nella Genova di Doria la democrazia è sospesa

"Gianluca Veneziani"
“lintraprendente.it 02.08.2013”

A Genova la democrazia è stata sospesa. Da tre giorni la sede del Comune è blindata da uno schieramento di forze dell’ordine per impedire che i manifestanti di alcune società partecipate, a rischio di essere privatizzate, facciano irruzione dentro Palazzo Tursi, ostacolando lo svolgimento dei lavori consiliari. Nei giorni scorsi, addirittura, quattro agenti della Polizia municipale sono stati feriti dai facinorosi, mentre cercavano di salvaguardare l’incolumità dei politici. Visto il clima da guerriglia urbana, più consono a un regime mediorientale che a una democrazia occidentale, alla fine la maggioranza ha rinviato a dopo l’estate la decisione sulle privatizzazioni. Come ci ha insegnato il governo Letta, in caso di provvedimenti scomodi e timori di rivolte sociali, l’unica strategia possibile è quella di rinviare. Il cuore della vicenda genovese è tuttavia un altro. Da un lato la città sta assistendo al fallimento politico del sindaco Doria. In campagna elettorale, lui aveva promesso mari e monti ai lavoratori pubblici, agli elettori di sinistra, a votanti «rossi» e «arancioni», scrivendo nel programma queste testuali parole:
«Deve diventare preciso impegno dell’amministrazione quello di valorizzare al meglio la sua principale risorsa: gli operatori e i funzionari comunali. In questo modo si potrà dimostrare come, pur restando sotto il controllo pubblico, la gestione dei servizi può garantire risultati economici validi e maggiore equità sociale, nel nome del “bene comune”». Ora però sono proprio i dipendenti di Amiu e Aster – cioè, le società partecipate dal Comune – gli iscritti alla Cgil, gli impiegati comunali e i funzionari dell’amministrazione a ribellarsi alle direttive del sindaco perché Doria, forse seguendo le istanze liberiste di una certa sinistra renziana, ha deciso di privatizzare, di liberarsi del fardello delle spese inutili, tagliando e mandando a casa un po’ di lavoratori. Nulla da dire sull’esigenza di risparmiare e fare spending review in tempi di crisi. Ma non si può fare campagna elettorale, assicurando ai dipendenti pubblici posti migliori e stabili, un apparato amministrativo capace di coniugare qualità e impiego, e poi cambiare idea, giocare a fare i liberal, dopo aver sognato e promesso piani quinquennali e più Stato per tutti. Non si fa, Doria. E te lo dice un giornale che più liberal non si può. Così ne esci male, ci fai una brutta figura. E la gente si incazza. Ma il fallimento più grande del sindaco arancione, che più passa il tempo e più impallidisce fino a sbiancare, è l’incapacità di gestire l’ordine pubblico, garantendo al contempo la sicurezza ai suoi colleghi e un clima di pacificazione sociale in città. Non si è mai visto un Consiglio comunale blindato, con le forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa e un cordone di carabinieri a fare da scudo. I Comuni dovrebbero essere l’organo istituzionale più vicino al cittadino, essere accessibili a tutti, e le sedute consiliari – se non fossero così barbose – dovrebbero diventare uno spazio aperto per la cittadinanza, un momento di confronto e crescita della comunità locale. Vedere la sede di un Comune barricata accresce ancor di più la sensazione di una siderale lontananza della politica, del potere e del Palazzo dalle esigenze delle persone comuni. E attesta l’inettitudine di un sindaco nel tenere a bada chi la pensa diversamente, chi gli si oppone e cerca di dimostrarglielo in maniera violenta. Far circondare il palazzo del Comune dai carabinieri non è una dimostrazione di forza, ma un’esibizione di impotenza, la conferma di una mancanza di autorità da parte di chi dovrebbe comandare, e invece temporeggia, rimanda, come fanno i pavidi, nel terrore di venire linciato. Insomma, altro che rivoluzione arancione. Qua bisogna avere il coraggio di dire con chi e dove stare: o rossi o gialli. I tiepidi non sono adatti per stare lassù, nei posti che contano.




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