“Affaritaliani.it 06.08.2013”
Gli assessori all'Agricoltura di Lombardia,
Piemonte e Veneto hanno scritto una lettera al ministro Nunzia De Girolamo per
chiedere di "reintrodurre una deroga" alle quote latte, "fino
alla fine del regime" delle misure, "previsto per il 31 marzo 2015,
in modo da bilanciare l'esigenza da parte dell'Unione europea di applicare
pienamente le disposizioni sulle quote e contemporaneamente di non
compromettere i bilanci delle imprese agricole ad indirizzo lattiero, evitando
così di esporle al concreto rischio di una definitiva chiusura, con un rimbalzo
negativo esteso a tutto l'indotto". Gli assessori "si associano
all'allarme del presidente di Confindustria Cuneo, Franco Biraghi, e scrivono
al ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, e all'assessore della
Regione Puglia, Fabrizio Nardoni, coordinatore della Commissione Politiche
agricole, per difendere la filiera del latte da un possibile default sul piano
economico-finanziario".
"E' il problema legato alla gestione delle quote latte - si legge - che ritorna, prepotentemente, ed espone 650 imprese agricole a livello nazionale, la maggior parte delle quali concentrate fra Lombardia, Piemonte e Veneto, al rischio di mancanza di liquidità per 4, 5 o 6 mesi, con la conseguenza di una non improbabile chiusura". "La situazione di incertezza - si sostiene - trae origine dal decadimento della deroga introdotta dalla legge 166/2009, che consentiva una diminuzione della trattenuta sul latte fuori quota e che oggi, invece, obbliga quelle stalle che eccedono il monte produttivo autorizzato a subire una trattenuta di 278,30 euro alla tonnellata. Una cifra che - a fronte di un prezzo del latte fissato in 420 euro alla tonnellata - lascerebbe alle imprese zootecniche appena 141,50 euro per tonnellata di latte, esponendole ad un grave pericolo di chiusura dell’attività per mancanza di liquidità. Volendo stimare l'impatto sulle 650 aziende più interessate, si può ipotizzare una sottrazione di liquidità di circa 50 milioni di euro che, visti i dati dei primi tre mesi della campagna 2013/2014, verrebbero comunque restituiti in quanto è altamente probabile il non superamento del quantitativo nazionale garantito". "Gli assessori all'Agricoltura di Lombardia, Piemonte e Veneto, rimarcando la volontà di attenersi alle disposizioni comunitarie in tema di quote latte, non dimenticano tuttavia la volontà dell'Unione europea di arrivare alla fine del regime contingentato (previsto per il 31 marzo 2015) attraverso un 'atterraggio morbido' (il cosiddetto soft landing), in modo da evitare la chiusura delle realtà produttive italiane ed europee". "Non parliamo di colpi di spugna, nel rispetto di quanti fino ad ora hanno rispettato le regole - afferma l'assessore all'Agricoltura della Regione Lombardia, Gianni Fava - ma riteniamo che la priorità sia la sopravvivenza delle stalle lombarde e italiane, tenuto conto che la domanda di latte è in crescita e che, con un crescente fabbisogno di prodotto a livello mondiale, le opportunità di export per il sistema lattiero caseario italiano siano quanto mai concrete".
"E' il problema legato alla gestione delle quote latte - si legge - che ritorna, prepotentemente, ed espone 650 imprese agricole a livello nazionale, la maggior parte delle quali concentrate fra Lombardia, Piemonte e Veneto, al rischio di mancanza di liquidità per 4, 5 o 6 mesi, con la conseguenza di una non improbabile chiusura". "La situazione di incertezza - si sostiene - trae origine dal decadimento della deroga introdotta dalla legge 166/2009, che consentiva una diminuzione della trattenuta sul latte fuori quota e che oggi, invece, obbliga quelle stalle che eccedono il monte produttivo autorizzato a subire una trattenuta di 278,30 euro alla tonnellata. Una cifra che - a fronte di un prezzo del latte fissato in 420 euro alla tonnellata - lascerebbe alle imprese zootecniche appena 141,50 euro per tonnellata di latte, esponendole ad un grave pericolo di chiusura dell’attività per mancanza di liquidità. Volendo stimare l'impatto sulle 650 aziende più interessate, si può ipotizzare una sottrazione di liquidità di circa 50 milioni di euro che, visti i dati dei primi tre mesi della campagna 2013/2014, verrebbero comunque restituiti in quanto è altamente probabile il non superamento del quantitativo nazionale garantito". "Gli assessori all'Agricoltura di Lombardia, Piemonte e Veneto, rimarcando la volontà di attenersi alle disposizioni comunitarie in tema di quote latte, non dimenticano tuttavia la volontà dell'Unione europea di arrivare alla fine del regime contingentato (previsto per il 31 marzo 2015) attraverso un 'atterraggio morbido' (il cosiddetto soft landing), in modo da evitare la chiusura delle realtà produttive italiane ed europee". "Non parliamo di colpi di spugna, nel rispetto di quanti fino ad ora hanno rispettato le regole - afferma l'assessore all'Agricoltura della Regione Lombardia, Gianni Fava - ma riteniamo che la priorità sia la sopravvivenza delle stalle lombarde e italiane, tenuto conto che la domanda di latte è in crescita e che, con un crescente fabbisogno di prodotto a livello mondiale, le opportunità di export per il sistema lattiero caseario italiano siano quanto mai concrete".

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