mercoledì 14 agosto 2013

L’Area C è una boiata pazzesca. Ecco le prove

“Matteo Borghi”
“lintraprendente.it 13.08.2013”

La retorica (pseudo)ambientalista vuole che, quando si parla di inquinamento a Milano, lo si faccia sempre in termini partigiani: se lo osteggi duramente e ti inventi qualsiasi cosa pur di limitare il traffico sei un progressista sensibile alla natura, se invece sostieni la libertà di movimento sei un destrorso sensibile soltanto alle lusinghe dei ricchi individualisti e cafoni che vogliono arrogarsi il diritto usare l’auto quando gli pare e piace inquinando i “beni comuni”. Eppure c’è un altro modo di considerare il problema: analizzare i dati, con metodo scientifico, per capirne di più. Una strada intrapresa da Enrico Engelmann (biologo) e Andrea Trentini (ricercatore di Informatica all’Università degli studi di Milano) nel loro Arcipelago Area C che ha condotto a risultati stupefacenti. Il primo è che, dalla fine degli anni ’80 ad oggi, l’inquinamento a Milano si è progressivamente e considerevolmente ridotto. Il benzene si è ridotto di un terzo, il diossido d’azoto e il monossido di carbonio idem, e il diossido di zolfo si è praticamente azzerato.
Ad aumentare sono stati solo l’ozono e le polveri sottili, ovvero il famoso PM10 eretto, nella mentalità comune, a unico indicatore della salubrità dell’aria, al pari di quanto si fa con lo spread nell’economia (che ovviamente non è). Il secondo risultato è che l’aumento delle polveri sottili è solo minimamente legato al traffico veicolare privato: siamo su percentuali del 10-15%, nulla se paragonato alla mobilità pesante (camion e bus) e – soprattutto – ai riscaldamenti. Il terzo risultato inatteso è che i provvedimenti anti-inquinamento presi finora – dalle targhe alterne alle attuali aree a traffico limitato – non hanno ridotto nemmeno di una virgola le emissioni: anzi, nel caso della riduzione dei limiti di velocità e dei parcheggi disponibili, le hanno addirittura peggiorate (le auto consumano meno a 80-100 km/h e ovviamente più si deve girare per trovare un luogo di sosta più si inquina). Ed ecco che sale sul banco degli imputati, col carico peggiore, anche Area C: un provvedimento che non ha prodotto alcuna sensibile riduzione del PM10. Basti paragonare i grafici del 2011 (quando ancora non c’era) e del 2012 per vedere come essi siano assolutamente identici. A ridursi di pochissimo – spiega Engelmann – è stato semmai il black carbon, sotto-componente del PM10: sempre, però, in modo irrilevante rispetto al periodo di accensione delle caldaie. Questo, peraltro, stando all’unica relazione disponibile, quella dell’Amat, agenzia – guarda caso – di proprietà esclusiva del Comune di Milano. Arcipelago Area C ha il merito di sfatare una serie di luoghi comuni e mode, della politica come della stampa, per cui il grande colpevole dell’inquinamento è il traffico privato. Una vera e propria «guerra alla retorica del politicamente corretto, del “giusto” contro il “non giusto”» come spiegano gli autori nell’introduzione che ti porta dalla parte dei “cattivi”. Già perché la demagogia diventa più importante della realtà. Ed ecco che al lettore più attento non sarà sfuggita l’analogia del titolo – ideato da Trentini – con Arcipelago Gulag, il capolavoro di Solženicyn: «anche in quel contesto – spiegano gli autori – la propaganda descriveva le cose in modo molto diverso da com’erano in realtà. Senza voler paragonare la Milano del 2013 all’Urss degli anni ’50, anche oggi si cerca di limitare la libertà delle persone con motivazioni “morali” pretestuose, prive di alcuna base scientifica».






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