“Laura Marinaro”
“lintraprendente.it 05.08.2013”
Vessato da burocrati a dir poco
approssimativi, costretto a ricorsi su ricorsi
e penalizzato dal sistema che favorisce i soliti
noti nell’accesso agli affari attraverso la pubblica amministrazione, ha
perso in pochi anni milioni di euro in fatturato e lavoro, ma
soprattutto ha visto decimare la sua azienda che da una piccola
realtà di 16 dipendenti è diventata una micro realtà di tre persone. Questa
la storia di Franco Bonfanti, imprenditore operativo nei trasporti di
Cesano Maderno, città del Nord della Brianza. Senza entrare nei
dettagli di un’odissea che, dal 2006 ad oggi, l’ha visto perdere
un appalto pubblico per il trasporto scolastico e riconquistarlo più
volte a botte di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, è
significativo prendere nota della lotta all’ultimo sangue tra le imprese
private per accaparrarsi legittimamente questi servizi e quella del
Comune, che resiste ai ricorsi e viene persino sanzionato.
Tutto nasce da un appalto di poco meno di 200 mila euro. In un clima di totale confusione, di atti incomprensibili a molti, ai diretti interessati in primis, si scatena la guerra tra vinti (Bonfanti) e vincitori (tra due aziende associate, di cui una che arriva dal Napoletano e il cui titolare, in passato, era stato sospeso dall’attività per alcuni mesi per supposta vicinanza alla Camorra). Il Consiglio di Stato nel 2006 condanna l’Amministrazione Comunale al pagamento di 29 mila euro (equivalenti al 10% del valore dell’appalto perso) a Bonfanti come risarcimento. Fino ad oggi sono cinque le sentenze emesse, con un esborso minimo di 50 mila euro da parte di ognuno dei contendenti. Si continua ad andare avanti senza arrivare ad una soluzione definitiva. Sicuramente si continua a pagare. Il Comune paga avvocati su avvocati che si arrovellano per mesi, ignorando magari qualche progetto più utile per i cittadini. Si è interessata alla questione l’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici che, dopo un copioso scambio di corrispondenza col Comune, ha sentenziato di non poter intervenire e ha bollato come inutili le segnalazioni fatte all’amministrazione. Insomma inutile la corrispondenza, il tempo e il lavoro dei funzionari pubblici. Bonfanti, che ha perso nell’ultima sentenza, decide di denunciare l’altra impresa per sospette irregolarità anche alla Guardia di Finanza. Continua la sua battaglia, convinto di essere stato vittima di una gara d’appalto illegittima e di rappresaglie burocratiche da parte del Comune. «Ho anche segnalato che la ditta vincitrice non disponeva di tutti i requisiti e per di più non forniva nemmeno un servizio di qualità al cittadino. Questo, alla fine, è ciò che interessa alla gente. Con tutte le carte giudiziarie in ballo, le mie numerose domande agli organi competenti e i palesi errori commessi dai funzionari durante tutto il procedimento; mi chiedo come possiamo, noi imprenditori, avere fiducia nelle Istituzioni, che per prime dimostrano di non essere corrette al 100 per cento». Non si sa ancora nulla sull’inchiesta della Guardia di Finanza nata dalla denuncia di Bonfanti, ma è chiaro come per un appalto da 200 mila euro, riguardo un servizio fondamentale per i cittadini, possa scatenarsi una follia burocratica che grava sulle tasche dei contribuenti per colpa di cause e scartoffie. Forse ad un’amministrazione pubblica virtuosa costerebbero meno un po’ più di precisione e correttezza quando si tratta di applicare le regole. Cosa ne sarà di Bonfanti e della sua ditta, piccola ma virtuosa, nel futuro? «Andremo avanti per far valere le nostre ragioni. A dispetto della mala gestione della cosa pubblica e della malagiustizia. Inoltre, siccome siamo abituati a rimboccarci le maniche fino alla fine, continueremo a vincere nel privato dove, si spera, il merito di chi lavora nella legge e nella correttezza viene ripagato».
Tutto nasce da un appalto di poco meno di 200 mila euro. In un clima di totale confusione, di atti incomprensibili a molti, ai diretti interessati in primis, si scatena la guerra tra vinti (Bonfanti) e vincitori (tra due aziende associate, di cui una che arriva dal Napoletano e il cui titolare, in passato, era stato sospeso dall’attività per alcuni mesi per supposta vicinanza alla Camorra). Il Consiglio di Stato nel 2006 condanna l’Amministrazione Comunale al pagamento di 29 mila euro (equivalenti al 10% del valore dell’appalto perso) a Bonfanti come risarcimento. Fino ad oggi sono cinque le sentenze emesse, con un esborso minimo di 50 mila euro da parte di ognuno dei contendenti. Si continua ad andare avanti senza arrivare ad una soluzione definitiva. Sicuramente si continua a pagare. Il Comune paga avvocati su avvocati che si arrovellano per mesi, ignorando magari qualche progetto più utile per i cittadini. Si è interessata alla questione l’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici che, dopo un copioso scambio di corrispondenza col Comune, ha sentenziato di non poter intervenire e ha bollato come inutili le segnalazioni fatte all’amministrazione. Insomma inutile la corrispondenza, il tempo e il lavoro dei funzionari pubblici. Bonfanti, che ha perso nell’ultima sentenza, decide di denunciare l’altra impresa per sospette irregolarità anche alla Guardia di Finanza. Continua la sua battaglia, convinto di essere stato vittima di una gara d’appalto illegittima e di rappresaglie burocratiche da parte del Comune. «Ho anche segnalato che la ditta vincitrice non disponeva di tutti i requisiti e per di più non forniva nemmeno un servizio di qualità al cittadino. Questo, alla fine, è ciò che interessa alla gente. Con tutte le carte giudiziarie in ballo, le mie numerose domande agli organi competenti e i palesi errori commessi dai funzionari durante tutto il procedimento; mi chiedo come possiamo, noi imprenditori, avere fiducia nelle Istituzioni, che per prime dimostrano di non essere corrette al 100 per cento». Non si sa ancora nulla sull’inchiesta della Guardia di Finanza nata dalla denuncia di Bonfanti, ma è chiaro come per un appalto da 200 mila euro, riguardo un servizio fondamentale per i cittadini, possa scatenarsi una follia burocratica che grava sulle tasche dei contribuenti per colpa di cause e scartoffie. Forse ad un’amministrazione pubblica virtuosa costerebbero meno un po’ più di precisione e correttezza quando si tratta di applicare le regole. Cosa ne sarà di Bonfanti e della sua ditta, piccola ma virtuosa, nel futuro? «Andremo avanti per far valere le nostre ragioni. A dispetto della mala gestione della cosa pubblica e della malagiustizia. Inoltre, siccome siamo abituati a rimboccarci le maniche fino alla fine, continueremo a vincere nel privato dove, si spera, il merito di chi lavora nella legge e nella correttezza viene ripagato».

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