“Laura Negri”
“La Padania 30.07.2013”
«Aprire le
porte delle carceri agli stalker significa costringere le loro vittime ad una
vita di segregazione, isolamento e terrore. Il ministro Cancellieri in questi
ultimi mesi non ha fatto altro che propinarci quotidianamente la stessa filastrocca
dell'emergenza "sovraffollamento carcerario"
dimenticando, forse, che molti degli stalker liberati potrebbero approfittare
della situazione e portare a termine il loro disegno criminale. A quel punto a
chi imputeremo la colpa? Chi si farà carico di quelle morti? Di quelle famiglie
spezzate? Chiunque voti favorevolmente un provvedimento simile dovrà
assumersene la responsabilità. Ogni ferita, ogni abuso ed ogni omicidio che
seguirà questo disegno sciagurato avrà un nome, un volto, una coscienza. Le
grida di dolore delle vittime di stalking sono silenziose.
Ascoltarle è nostro dovere». Amarezza, risentimento, timore per quello che potrebbe accadere. Di tutto questo sono intrise le parole di Nicola Molteni, capogruppo in Commissione Giustizia per la Lega Nord a Montecitorio. Ci sono reati e reati, inutile negarlo. Lo stalking, tra tutti, è certamente il più meschino, il più subdolo, il più strisciante. Lo stalking è un reato a metà e a dircelo sono i dati, le cronache. Chi perseguita per ossessione o per gelosia, infatti, prima o poi ucciderà. Terminerà il suo aberrante progetto di violenza. Chi subisce stalking non può difendersi, non può gridare, non può chiedere aiuto ad alta voce. Chi subisce stalking non può manifestare con un megafono, organizzarsi in associazioni, scrivere lettere ai giornali. Chi subisce stalking non può urlare la sua rabbia, non può raccontare la sua paura, il suo incubo. Chi subisce stalking può solo chiudersi in una stanza, fisicamente ed emotivamente, e lasciare fuori tutto il resto del mondo. Il paradosso è che mentre le vittime sono costrette ad una vita in carcere, per i loro aguzzini si aprirà la possibilità concreta di starsene lontano dal grigio delle sbarre dei penitenziari. È incredibile come l'assuefazione da ingiustizia d abbia educati alla museruola. Lo "svuotacarceri" è uno scandalo, una vergogna. Eppure stiamo tutti zitti. Guardiamo dalla finestra con la speranza che le cose cambino da sole. Alle vittime di stalking non è consentito urlare perché per difendere il proprio futuro incerto sono costrette al gelo delle campane di vetro. Dobbiamo urlare noi per loro. Duro anche Matteo Salvini, segretario lombardo della Lega Nord, su Facebook. «Uomini che uccidono, minacciano e picchiano le donne. Politici, giornalisti e femministe che si indignano. Poi in Parlamento Pd e Pdl votano lo "svuotacarceri", che farà gentilmente uscire di galera anche i condannati per stalking e violenza. Stavolta politici, giornalisti e femministe non si indignano. Hanno la faccia come il c..o».
Ascoltarle è nostro dovere». Amarezza, risentimento, timore per quello che potrebbe accadere. Di tutto questo sono intrise le parole di Nicola Molteni, capogruppo in Commissione Giustizia per la Lega Nord a Montecitorio. Ci sono reati e reati, inutile negarlo. Lo stalking, tra tutti, è certamente il più meschino, il più subdolo, il più strisciante. Lo stalking è un reato a metà e a dircelo sono i dati, le cronache. Chi perseguita per ossessione o per gelosia, infatti, prima o poi ucciderà. Terminerà il suo aberrante progetto di violenza. Chi subisce stalking non può difendersi, non può gridare, non può chiedere aiuto ad alta voce. Chi subisce stalking non può manifestare con un megafono, organizzarsi in associazioni, scrivere lettere ai giornali. Chi subisce stalking non può urlare la sua rabbia, non può raccontare la sua paura, il suo incubo. Chi subisce stalking può solo chiudersi in una stanza, fisicamente ed emotivamente, e lasciare fuori tutto il resto del mondo. Il paradosso è che mentre le vittime sono costrette ad una vita in carcere, per i loro aguzzini si aprirà la possibilità concreta di starsene lontano dal grigio delle sbarre dei penitenziari. È incredibile come l'assuefazione da ingiustizia d abbia educati alla museruola. Lo "svuotacarceri" è uno scandalo, una vergogna. Eppure stiamo tutti zitti. Guardiamo dalla finestra con la speranza che le cose cambino da sole. Alle vittime di stalking non è consentito urlare perché per difendere il proprio futuro incerto sono costrette al gelo delle campane di vetro. Dobbiamo urlare noi per loro. Duro anche Matteo Salvini, segretario lombardo della Lega Nord, su Facebook. «Uomini che uccidono, minacciano e picchiano le donne. Politici, giornalisti e femministe che si indignano. Poi in Parlamento Pd e Pdl votano lo "svuotacarceri", che farà gentilmente uscire di galera anche i condannati per stalking e violenza. Stavolta politici, giornalisti e femministe non si indignano. Hanno la faccia come il c..o».

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