lunedì 8 luglio 2013

La priorità del Pd? Sempre e soltanto l'immigrazione

“Giovanni Polli”
“La Padania 07-08.07.2013”


La priorità del Pd al governo è l'immigrazione. Favorirla, renderla più semplice, far entrare e diventare cittadini il più alto numero di persone possibile. Questo si desume dal fatto che, «in un momento come questo, con i dati economici che ci ritroviamo, con gli indicatori che segnano rosso per i prossimi decenni, le imprese che chiudono, scappano e la gente che perde il lavoro a colpi di mille alla volta ed i suicidi che si impennano, il Pd - in piena fase precongressuale - va a inventarsi un "forum immigrazione". Ci ha messo del suo già il suo segretario Guglielmo Epifani che, prendendo spunto dalla discussione sul tema della cittadinanza, ha dichiarato che «nel dibattito congressuale i temi legati all'immigrazione devono essere presenti, devono avere una centralità».
Evidentemente, un ottimo diversivo anche per evitare i temi propri della crisi interna del partito. Epifani è andato però ben oltre. «I dati sono impressionanti- ha detto il segretario del Pd - a Torino nei primi mesi dell'anno sono nati mille bambini in meno. La natalità in Italia diminuisce. Siamo un Paese nel quale il nostro tasso di invecchiamento tende a diventare troppo veloce. E se a questo aggiungiamo che una parte dei nostri giovani va a lavorare all'estero, ci rendiamo conto di quanto sia drammatico il quadro. Da questo punto di vista l'immigrazione è un dono. Ed è una battaglia culturale di cui non dobbiamo vergognarci». Naturalmente, il piatto forte dell'incontro è stato l'intervento del ministro per l'integrazione Cécile Kyenge, che ha potuto sciorinare l'intero suo repertorio retorico, inventandosi anche acrobatiche affermazioni oltre ogni senso logico. «Il migrante è una persona che non viene a rubare lavoro, non viene per delinquere, non è soltanto una questione di sicurezza», ha innanzitutto generalizzato, fingendo di non conoscere la cronaca quotidiana e i dati percentuali sulla presenza di immigrati nelle carceri e sugli autori dei reati. Kyenge ha quindi chiesto un «salto in più» soprattutto alla politica quando si parla di immigrati: «Bisogna far capire che si tratta di una risorsa», ha detto prima di rinnovare l'invito ad un atteggiamento ancora più "politicamente corretto": «Bisogna cambiare il linguaggio politico, oggi è possibile. Non si deve rispondere alla violenza con la violenza. E deve cambiare la politica», ha detto Kyenge. «Non possiamo spegnere la speranza di tante persone, dobbiamo dare speranza ma anche concretezza». Il ministro ha poi toccato la questione del reato di clandestinità, anche in questo caso superando se stessa: «Ormai è uno strumento di propaganda e la propaganda deve finire. Non si può fare populismo sulle spalle di tante persone che soffrono». Kyenge si è rivolta poi al Pd: «Dobbiamo dire ai nostri deputati che hanno gli strumenti per fare tutto questo, bisogna affrontare il tema del reato di clandestinità all'interno del Parlamento, avere coraggio di dire che siamo qui e possiamo fare delle proposte che tutti devono portare avanti. I temi dei migranti devono essere rappresentati all' interno del Parlamento». Il ministro ha poi dettato i tempi, anche in questo caso dimenticandosi che lo stesso premier Enrico Letta le aveva già ricordato che il tema non è nel programma di governo. «Entro la fine della legislatura dobbiamo portare a casa la legge sulla cittadinanza», ha detto Kyenge parlando al Forum immigrati del Pd. «Non deve essere una legge solo del Pd ma deve essere condivisa con tutti i partiti, con la società civile - ha aggiunto il ministro dell'Integrazione. Dobbiamo portare questo risultato nelle case di tutti gli italiani, far capire che le nostre scuole, le nostre fabbriche, i nostri ospedali oggi contano moltissimi migranti, persone che non possono dirsi né migranti né italiani». Kyenge, inoltre, ha ripetuto ancora una volta che, a suo dire, «Non si può negare la cittadinanza ai  bambini nati in Italia» da genitori migranti. Curiosa la nuova motivazione: «possiamo risparmiare tempo e denaro a tanti giovani perché in tutti i casi finiti davanti a un giudice hanno vinto, è stata concessa la cittadinanza». Davvero particolare il caso di un ministro dello Stato che ignora come le volte che la questione sia finita di fronte a un giudice non è stato perché qualcuno "ha vinto" o "ha perso". In questi casi, la cittadinanza è stata concessa semplicemente applicando la legge vigente. Che evidentemente lei conosce molto poco.  

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