venerdì 26 luglio 2013

Giustizia italiana: Kabobo libero perché sente «le voci cattive»

“La Padania 26.07.2013”


Libero. Libero perché sentiva delle voci strane, cattive. Libero perché qualcuno lo considera infermo di mente. Libero  nonostante abbia lasciato sull'asfalto tre morti e due feriti. Kabobo, il picconatore del Niguarda, potrebbe essere libero a breve se i magistrati di Milano dovessero accogliere la tesi del gruppo di psichiatri che nelle ultime settimane lo ha preso in cura. Un pluriomicida che non si fa neanche un giorno di galera, questa è la giustizia italiana. Milano, se le indiscrezioni lanciate dal Giorno fossero confermate, sarebbe ferita ancora una volta, nella maniera peggiore. E ancora una volta a Mi lano si registrerebbe un caso di omicidio. Ad essere uccisa sarebbe la Giustizia. Per questo il Carroccio si è subito mobilitato, annunciando manifestazioni davanti al tribunale meneghino e mozioni in consiglio comunale per chiedere un fondo per le spese processuali delle vittime.
«Se dovessero corrispondere al vero le indiscrezioni secondo le quali Kabobo, il picconatore del Niguarda, potrebbe essere dichiarato infermo di mente e quindi evitare il carcere, siamo pronti a tutto per impedire un nuovo omicidio, quello della Giustizia. Sappiano i magistrati di Milano - ha commentato Igor lezzi, segreta rio provinciale della Lega Nord a Milano e consigliere comunale - che cingeremo d'assedio il tribunale, nessuna pietà per chi ha ucciso tre persone. Porteremo la voce di Milano e dei Milanesi nelle aule della Giustizia se sarà necessario, questa ennesima vergogna non può passare indenne. Solo pensare una scelta simile denota una stato di infermità mentale ben maggiore di quello  attribuito a Kabobo». «Kabobo infermo di mente? Questa è la vera pazzia della giustizia (?) italica. La Lega - ha annunciato Alessandro Morelli, capogruppo del Carroccio in consiglio comunale - presenta una mozione in per imporre alla Giunta il  sostegno economico alle famiglie delle vittime per le spese processuali. Pisapia si era dichiarato "vicino" ai famigliari? Bene, lo dimostri con i fatti . Già nel prossimo Bilancio vogliamo una voce dedicata a questo tema. Peccato che ancora prima di avere una perizia il sindaco già abbia classificato come "pazzo" il massacratore clandestino. Un massacratore seriale che di fronte alle armi dei carabinieri decide di abbandonare il suo strumento di morte non è certo un pazzo colto da un raptus, bensì semplicemente un assassino. Per questo pluriomicida, che non doveva essere neppure a Milano perché clandestino, non serve la riabilitazione ma una pena esemplare che non preveda sconti di nessun genere per rispetto delle vittime e delle loro famiglie». Di «segni chiari di infermità mentale», secondo le indiscrezioni del Giorno, parlerebbero infatti gli  psichiatri incaricati dalla Procura. Le uniche parole che in questi due mesi e mezzo chi lo ha interrogato è riuscito a comprendere, tra carabinieri, avvocati, pubblico ministero, giudice e persona le medico, sono state le stesse pronunciate dal mostro di Niguarda a poche ore dal suo arresto, all'alba di sabato 11 maggio: «Sento le voci, voci cattive», aveva detto già allora. Nient'altro. Mada Kabobo aveva appena massacrato a colpi di piccone tre uomini, uno morto sul colpo, gli altri a distanza di pochi giorni. Lui non ha avuto pietà di Alessandro Carolè, 40 anni, Ermanno Masini, 64 anni, Daniele Carella, 20 anni, le sue tre vittime. Ora le toghe potrebbero avere pietà di lui. Eppure, nelle immagini delle telecamere di sorveglianza agli angoli delle strade della strage il film dell'orrore che racconta Kabobo, osserva il Giorno, non mostra i tratti del folle, almeno inteso nel senso comune del termine. Mada sembra determinatissimo e soprattutto molto tranquillo. Perfino consapevole, al punto da cercare di sbarazzarsi del suo piccone non appena si accorge di essere braccato dai carabinieri.  Poco conta, perché Mada non parla, farnetica. Mada sentiva «voci cattive». E per questo potrebbe essere libero. 

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