“Francesca Carraini”
“lintraprendente 05.07.2013”
Che differenza potrebbe esserci tra Zanonato e un
bambino beccato con le mani nel vasetto della marmellata? Forse solo una: il
boccone del secondo è dolce, l’altro non ti da nemmeno questa soddisfazione.
Anzi, peggio: prima t’illude del sapore più buono per le imprese, la
detassazione, e poi ti fa arrivare in azienda la più grande stangata. Tema in
oggetto, ovviamente invariato da mesi, è l’Imu sui capannoni. Un po’
come Henry Jekyll e Edward Hyde, il ministro dello Sviluppo Economico
veste i panni di Dottor Flavio e Mister Zanonato. A Pochi giorni
dalla nomina a capo del dicastero gioca al rialzo nei confronti
del PdL e parla di abolizione dell’Imposta unica municipalizzata
per tutte le attività produttive – insiste, ancora oggi, sulle pagine
del Gazzettino – e poi scopri che a Padova, la città che ha
governato fino a marzo, l’aliquota applicata è tra le più alte d’Italia. E non
provate a giustificarlo dicendo che lui, ora, non ricopre più l’incarico di
primo cittadino, perché la tassa è stata fissata prima della sua destituzione
forzata. Lo dice chiaramente Stefano Grigoletto, consigliere comunale del PdL,
che parla di applicazione all’1,02 dell’aliquota ma spiegando anche che il “fan
della detassazione” (da Roma) non si è risparmiato nemmeno su prima
casa, Irpef e tasse varie: “Con la sua delega al bilancio Zanonato
diceva che fosse impossibile abbassare le tasse – spiega Grigoletto – così ha
aumentato tutte quelle che poteva, invece di ridurre le spese correnti che
quest’anno sfioreranno i 300 milioni”.
Insomma, una ripassatina alla voce “coerenza” sul vocabolario, sarebbe da auspicarsi. E non perché a Padova non ci siano problemi di bilancio tali da dover giustificare l’aumento delle tasse (pochi i comuni da questo punto di vista a poter vantare la tranquillità economica), ma perché proprio in virtù della sua esperienza da sindaco e dalla considerazione che “mondo è paese” il ministro dovrebbe sapere che non si può chiedere agli altri quello che non si è capaci di fare a casa propria. Il problema, ve lo ha detto anche oggi parlando del piano di pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, è che i soldi di copertura per le manovre non ci sono. Date la colpa a Letta, a Monti, a Berlusconi, a Prodi o a chi vi pare, questa è la verità. Lui cosa ci può fare? Beh, evitare di sparare a zero sulla pelle delle persone in difficoltà, primo. E studiare un piano di risanamento delle casse statali che permetta una copertura ampia degli investimenti strategici alla ripresa, secondo. In coesione con il governo, con il ministero dell’economia e anche con l’Europa, se crede. Ma questa è l’unica soluzione. Perché se pensate che le casse statali siano ormai agli sgoccioli, sappiate che la clessidra del tempo ha già fatto cadere l’ultimo granello di sabbia. Tav, reti autostradali, collegamenti fluviali, telecomunicazioni sono tutte opere che andavano sviluppate almeno 20 anni fa, quando c’era il boom economico e le imprese italiane erano le prime ad avere annusato il boom dell’export. Allora bisognava investire sulla banda larga e sull’alta velocità per il trasporto merci. Allora bisognava capire che si poteva incrementare il debito pubblico per investire sulle locomotive produttive del Paese. Oggi siamo vent’anni in ritardo rispetto agli altri paesi d’Europa, e anni luce da quelli internazionali. E il ministro Zanonato non solo non guarda al futuro per fare dell’Italia un paese al passo con i tempi domani, ma non ha nemmeno la più pallida idea di come, cosa e dove investire per modernizzare il paese. Altrimenti al governo di cui fa capo avrebbe chiesto non di abolire l’Imu sui capannoni, ma di trattenere i proventi dell’imposta per reinvestirli a favore dell’impresa che li ha versati. Tu azienda mi dai i soldi e io con quei soldi non ti pago il messo comunale, il postino o il funzionario delle Agenzie delle Entrate. Ti pago la fibra ottica, ti realizzo la Tav o creo piccoli scali aeroportuali commerciali nelle città più strategiche affinché tu sia libero di trasportare i tuoi prodotti nel mondo a basso costo e con maggiori profitti. Evito di affossare quello che resta del marchio Made in Italy, salvo le apparenze e soprattutto do un segnale chiaro al Paese: tu imprenditore sei una risorsa e non un costo. Tu mi paghi le tasse e io ti metto nelle condizioni di fare investimenti. In una sola frase: io non ti insegno come fare il tuo lavoro, ma mi limito a fare il mio. Bello vero? Si chiama Partito della Fantapolitica. E non perdete tempo a cercarlo sulle schede elettorali la prossima volta.
Insomma, una ripassatina alla voce “coerenza” sul vocabolario, sarebbe da auspicarsi. E non perché a Padova non ci siano problemi di bilancio tali da dover giustificare l’aumento delle tasse (pochi i comuni da questo punto di vista a poter vantare la tranquillità economica), ma perché proprio in virtù della sua esperienza da sindaco e dalla considerazione che “mondo è paese” il ministro dovrebbe sapere che non si può chiedere agli altri quello che non si è capaci di fare a casa propria. Il problema, ve lo ha detto anche oggi parlando del piano di pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, è che i soldi di copertura per le manovre non ci sono. Date la colpa a Letta, a Monti, a Berlusconi, a Prodi o a chi vi pare, questa è la verità. Lui cosa ci può fare? Beh, evitare di sparare a zero sulla pelle delle persone in difficoltà, primo. E studiare un piano di risanamento delle casse statali che permetta una copertura ampia degli investimenti strategici alla ripresa, secondo. In coesione con il governo, con il ministero dell’economia e anche con l’Europa, se crede. Ma questa è l’unica soluzione. Perché se pensate che le casse statali siano ormai agli sgoccioli, sappiate che la clessidra del tempo ha già fatto cadere l’ultimo granello di sabbia. Tav, reti autostradali, collegamenti fluviali, telecomunicazioni sono tutte opere che andavano sviluppate almeno 20 anni fa, quando c’era il boom economico e le imprese italiane erano le prime ad avere annusato il boom dell’export. Allora bisognava investire sulla banda larga e sull’alta velocità per il trasporto merci. Allora bisognava capire che si poteva incrementare il debito pubblico per investire sulle locomotive produttive del Paese. Oggi siamo vent’anni in ritardo rispetto agli altri paesi d’Europa, e anni luce da quelli internazionali. E il ministro Zanonato non solo non guarda al futuro per fare dell’Italia un paese al passo con i tempi domani, ma non ha nemmeno la più pallida idea di come, cosa e dove investire per modernizzare il paese. Altrimenti al governo di cui fa capo avrebbe chiesto non di abolire l’Imu sui capannoni, ma di trattenere i proventi dell’imposta per reinvestirli a favore dell’impresa che li ha versati. Tu azienda mi dai i soldi e io con quei soldi non ti pago il messo comunale, il postino o il funzionario delle Agenzie delle Entrate. Ti pago la fibra ottica, ti realizzo la Tav o creo piccoli scali aeroportuali commerciali nelle città più strategiche affinché tu sia libero di trasportare i tuoi prodotti nel mondo a basso costo e con maggiori profitti. Evito di affossare quello che resta del marchio Made in Italy, salvo le apparenze e soprattutto do un segnale chiaro al Paese: tu imprenditore sei una risorsa e non un costo. Tu mi paghi le tasse e io ti metto nelle condizioni di fare investimenti. In una sola frase: io non ti insegno come fare il tuo lavoro, ma mi limito a fare il mio. Bello vero? Si chiama Partito della Fantapolitica. E non perdete tempo a cercarlo sulle schede elettorali la prossima volta.

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