“lintraprendente.it 20.05.2013”
Quando il 23 marzo scorso, all’Hotel Admiral
di Milano, fu presentato il progetto di CoLoR44 (Comitato Lombardo
Risoluzione 44) pochi avrebbero immaginato che, in solo due mesi,
quell’iniziativa avrebbe attratto a sé tanto interesse. Eppure oggi si può dire
che, nonostante la modestia delle risorse, grazie al sito www.color44.org e ad
alcuni gruppi Facebook un primo nucleo trasversale stia prendendo corpo:
avvicinando persone, partiti e realtà che – anche da posizioni politiche
contrapposte – intendono far crescere quel progetto che intende condurre
all’autogoverno della Lombardia. Ma in cosa consiste, precisamente,
l’iniziativa avviata da CoLoR44? L’idea è semplice e punta a replicare anche
nel contesto lombardo il processo che è stato avviato in Veneto il 28
novembre del 2012, quando è stata approvata quella Risoluzione 44 che impegna
il presidente della Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato (del PdL), e il
presidente della Giunta, Luca Zaia (della Lega), a
promuovere l’autodeterminazione dei veneti. È proprio a seguito di
tale decisione politica, appoggiata dal centro-destra come da Rifondazione
comunista, che è stata istituita una commissione giuridica cui è stato
affidato il compito di indicare il percorso più adeguato per arrivare a
un referendum consultivo sull’indipendenza della regione.
Il Veneto ora fa scuola anche a ovest del lago di Garda? Pare proprio di sì. Quando a fine marzo CoLoR44 mosse i primi passi l’avvio era stato positivo, ma tutti sapevano quanto sarebbe stato difficile vincere gelosie, resistenze, scetticismi. In quell’occasione i responsabili dei gruppi politici o culturali invitati dal comitato avevano comunque concordemente espresso – pur con toni diversi – l’opportunità di operare concordemente per vedere riconosciuto il diritto dei lombardi a votare in un referendum sull’indipendenza. C’era dunque una moderata fiducia, ma nelle settimane seguenti la risposta ha superato le aspettative, con grande soddisfazione del portavoce di CoLoR44, Vittorino Agazzi. In primo luogo, ovviamente, si sono mossi i leghisti. Al momento attuale non i vertici, ma certamente la base, che in molti casi ha accolto con entusiasmo l’ipotesi di una strada legale, pacifica e democratica (tutelata dal diritto internazionale) verso la piena indipendenza di una popolazione che da troppi anni subisce una vergognosa rapina fiscale. Se in una Lombardia a sé stante ogni lombardo avrebbe gli stessi servizi pubblici attuali risparmiando mediamente 5 mila euro all’anno – ossia, 20 mila euro netti per una famiglia di quattro persone – non c’è nulla di sorprendente nel fatto che oggi vi siano consiglieri di circoscrizione, comunali o provinciali che hanno aderito al progetto, assieme a candidati alle prossime elezioni a Brescia e Cinisello Balsamo, a segretari cittadini del partito (come nel caso di Crema), ad assessori di comuni (Covo, nella Bergamasca) e province (Milano), e via dicendo. Vi sono anche sindaci che hanno già firmato e il loro numero continuerà a crescere. Se sulla spinta della base e soprattutto di quella più idealista la Lega sta sempre più abbracciando il progetto referendario, primi significativi sostegni vengono pure da altre aree. Ormai c’è un interesse crescente per questi temi in una parte significativa del mondo liberale lombardo. L’idea di CoLoR44 affascina fin dall’inizio molti tra i militanti del Tea Party e degli ambienti libertari, come attesta il fatto che una piccola formazione schiettamente liberale come Italia Confederata abbia immediatamente abbracciato l’idea. Nelle ultime ore è stata pure resa nota l’adesione di Matteo Dellanoce, che è in lista quale candidato consigliere comunale per il Popolo della Libertà a Lodi. Questo dimostra come la nuova voglia di indipendenza coinvolga senza dubbio Pro Lombardia Indipendenza, il Fronte Indipendentista Lombardia, l’Unione Padana e Terra Insubre (e questo non sorprende), ma sia sempre più capace di rivolgersi a tutti i lombardi: al di là delle sigle e delle appartenenze. L’elettore lombardo di centro-destra in molti casi è favorevole all’idea di una piena indipendenza e questo vale spesso anche per l’area progressista. Non è dunque assurdo prevedere che nei prossimi giorni possano arrivare sostegni e consensi anche da sinistra. A giudizio di Agazzi e degli altri membri del Comitato, però, ora inizia una fase nuova. I promotori dell’iniziativa si sono autotassati e hanno iniziato a distribuire molte migliaia di volantini informativi e altro materiale, da consegnare a chiunque (gruppo politico e privato cittadino) intenda raccogliere le firme in strada o tra gli amici, con i gazebo o con altri mezzi. Al web, insomma, ora si affiancano i banchetti. L’obiettivo prefissato è di arrivare a coinvolgere una parte significativa della popolazione, creando una massa d’urto che sia politicamente rilevante e che non possa essere ignorata. A quel punto si tratterà, ed è questa la fase ulteriore, di condurre il testo della mozione in Regione: consegnandolo ad alcuni eletti – possibilmente di diversa estrazione partitica – affinché lo facciano il possibile perché possa essere approvato. Ovviamente è necessario che tutti i consiglieri regionali dei diversi gruppi siano contattati, istruiti sul vero carattere dell’iniziativa e, se possibile, coinvolti a pieno titolo nel progetto. Ma la cosa avrà successo se l’iniziativa sarà adeguatamente conosciuta e se si compiranno i passi giusti e al momento giusto. Una cosa è comunque sempre più evidente: un tema che prima quasi non c’era (quello dell’indipendenza) oggi inizia ad avere un proprio spazio nel dibattito politico lombardo, tornando a suscitare passione. La sensazione è che la crisi economica, lo sfascio della politica romana e un’Europa che presto dovrà fare i conti con i casi scottanti della Catalogna e della Scozia daranno una mano assai significativa ad Agazzi e ai suoi amici.
Il Veneto ora fa scuola anche a ovest del lago di Garda? Pare proprio di sì. Quando a fine marzo CoLoR44 mosse i primi passi l’avvio era stato positivo, ma tutti sapevano quanto sarebbe stato difficile vincere gelosie, resistenze, scetticismi. In quell’occasione i responsabili dei gruppi politici o culturali invitati dal comitato avevano comunque concordemente espresso – pur con toni diversi – l’opportunità di operare concordemente per vedere riconosciuto il diritto dei lombardi a votare in un referendum sull’indipendenza. C’era dunque una moderata fiducia, ma nelle settimane seguenti la risposta ha superato le aspettative, con grande soddisfazione del portavoce di CoLoR44, Vittorino Agazzi. In primo luogo, ovviamente, si sono mossi i leghisti. Al momento attuale non i vertici, ma certamente la base, che in molti casi ha accolto con entusiasmo l’ipotesi di una strada legale, pacifica e democratica (tutelata dal diritto internazionale) verso la piena indipendenza di una popolazione che da troppi anni subisce una vergognosa rapina fiscale. Se in una Lombardia a sé stante ogni lombardo avrebbe gli stessi servizi pubblici attuali risparmiando mediamente 5 mila euro all’anno – ossia, 20 mila euro netti per una famiglia di quattro persone – non c’è nulla di sorprendente nel fatto che oggi vi siano consiglieri di circoscrizione, comunali o provinciali che hanno aderito al progetto, assieme a candidati alle prossime elezioni a Brescia e Cinisello Balsamo, a segretari cittadini del partito (come nel caso di Crema), ad assessori di comuni (Covo, nella Bergamasca) e province (Milano), e via dicendo. Vi sono anche sindaci che hanno già firmato e il loro numero continuerà a crescere. Se sulla spinta della base e soprattutto di quella più idealista la Lega sta sempre più abbracciando il progetto referendario, primi significativi sostegni vengono pure da altre aree. Ormai c’è un interesse crescente per questi temi in una parte significativa del mondo liberale lombardo. L’idea di CoLoR44 affascina fin dall’inizio molti tra i militanti del Tea Party e degli ambienti libertari, come attesta il fatto che una piccola formazione schiettamente liberale come Italia Confederata abbia immediatamente abbracciato l’idea. Nelle ultime ore è stata pure resa nota l’adesione di Matteo Dellanoce, che è in lista quale candidato consigliere comunale per il Popolo della Libertà a Lodi. Questo dimostra come la nuova voglia di indipendenza coinvolga senza dubbio Pro Lombardia Indipendenza, il Fronte Indipendentista Lombardia, l’Unione Padana e Terra Insubre (e questo non sorprende), ma sia sempre più capace di rivolgersi a tutti i lombardi: al di là delle sigle e delle appartenenze. L’elettore lombardo di centro-destra in molti casi è favorevole all’idea di una piena indipendenza e questo vale spesso anche per l’area progressista. Non è dunque assurdo prevedere che nei prossimi giorni possano arrivare sostegni e consensi anche da sinistra. A giudizio di Agazzi e degli altri membri del Comitato, però, ora inizia una fase nuova. I promotori dell’iniziativa si sono autotassati e hanno iniziato a distribuire molte migliaia di volantini informativi e altro materiale, da consegnare a chiunque (gruppo politico e privato cittadino) intenda raccogliere le firme in strada o tra gli amici, con i gazebo o con altri mezzi. Al web, insomma, ora si affiancano i banchetti. L’obiettivo prefissato è di arrivare a coinvolgere una parte significativa della popolazione, creando una massa d’urto che sia politicamente rilevante e che non possa essere ignorata. A quel punto si tratterà, ed è questa la fase ulteriore, di condurre il testo della mozione in Regione: consegnandolo ad alcuni eletti – possibilmente di diversa estrazione partitica – affinché lo facciano il possibile perché possa essere approvato. Ovviamente è necessario che tutti i consiglieri regionali dei diversi gruppi siano contattati, istruiti sul vero carattere dell’iniziativa e, se possibile, coinvolti a pieno titolo nel progetto. Ma la cosa avrà successo se l’iniziativa sarà adeguatamente conosciuta e se si compiranno i passi giusti e al momento giusto. Una cosa è comunque sempre più evidente: un tema che prima quasi non c’era (quello dell’indipendenza) oggi inizia ad avere un proprio spazio nel dibattito politico lombardo, tornando a suscitare passione. La sensazione è che la crisi economica, lo sfascio della politica romana e un’Europa che presto dovrà fare i conti con i casi scottanti della Catalogna e della Scozia daranno una mano assai significativa ad Agazzi e ai suoi amici.

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