venerdì 10 maggio 2013

Cdm con (brutta) sorpresa: per ora non si vedono le LARGHE INTESE SULL’IMU


“Alessandro Montanari”
“La Padania 10.05.2013”

Primo Cdm di larghe intese, primo flop. Per ora infatti la rata di giugno dell'lmu non sarà né eliminata, come chiesto dal Pdl, né posticipata a dicembre, come indicato dal Pd, ma nemmeno rinviata a settembre&solo per la prima casa come aveva pensato di fare Enrico Letta. Con questa soluzione infatti il premier si è presentato al primo consiglio dei ministri del suo Governo. Un primo Cdm difficile non solo perché esordio operativo dell'Esecutivo ma anche perché capita all'indomani della durissima condanna inflitta dal Tribunale di Milano a Silvio Berlusconi. Lo scossone è in agguato. La riunione in effetti comincia male. Convocata per le 18, parte solo un'ora più tardi, dopo sessanta minuti spesi dal presidente del Consiglio in una mediazione faticosissima con il suo vice Angelino Alfano e con l'uomo che tiene i cordoni della borsa, il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni. La componente pidiellina chiarisce subito che l'Imu va abolita e che il rinvio della prima rata può essere solo un primo passo. Si tratta, ma trovare il compromesso politico ed economico non è semplice. Il Pdl, infatti, non è d'accordo nemmeno sul fatto di lasciare l'Imu inalterata, e di conseguenza destinata ad aumentare, sui capannoni industriali.
Le copertura finanziaria per il decreto, nelle intenzioni di Letta, dovrebbero arrivare da anticipi di Tesoreria e della Cassa Depositi e Prestiti che così finanzierebbe ai Comuni gli ammanchi del gettito lmu della prima rata. Lo slittamento dell'acconto di giugno in tutto varrebbe due miliardi, ma tecnicamente non avrebbe bisogno di copertura, spiegano da Palazzo Chigi, proprio perché la rata non sarebbe abolita ma solo rinviata. Da coprire, dunque, per quanto riguarda i soldi dovuti ai Comuni resterebbero soltanto gli interessi sulle somme anticipate dal Tesoro e dalla Cassa Depositi e Prestiti. All'ordine del giorno del consiglio dei ministri c'erano poi l'eliminazione dello stipendio dei ministri parlamentari - il provvedimento anti-Casta annunciato da Letta nel discorso programmatico alle Camere e con fermato dallo stesso premier già prima dell'inizio del Cdm - e soprattutto il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga. I fondi, nei piani del premier, sarebbero garantiti dai fondi interprofessionali per la formazione e dalle risorse iscritte a bilancio per la detassazione del salario di produttività. L'obiettivo dell'Esecutivo, indipendentemente dal come fare, resta comunque chiaro: reperire 1,5 miliardi comprensivi però anche degli 800 milioni già stanziati con la Legge di stabilità. Alla fine, per superare l'impasse e cercare di uscirne il meno peggio possibile si fa filtrare che su Imu e Cig «Si è trovata un'intesa» ma che sarà necessaria un'altra riunione del Consiglio dei ministri. Non una buona partenza per il governo delle larghe intese. Che la giornata della «strana maggioranza» non sarebbe stata facile, tuttavia, lo si era capito già in mattinata, quando Enrico Letta era sembrato mettere un po' troppo le mani avanti: «Non sono qui a spargere ottimismo superficiale - aveva detto il premier davanti alla platea di industriali di Rete Imprese Italia. Cominciamo un cammino che sarà faticosissimo e che non so quanto sarà lungo, ma io e i miei ministri ce la metteremo tutta per far sì che l' Italia riparta». Intanto al premier arriva l'appello indispettito di Susanna Camusso: «Oltre a incontrare le organizzazioni delle imprese - sbotta la segreteria della Cgil - sarebbe urgente che il presidente del Consiglio incontrasse anche i sindacati». Toni secchi, che sembrano interpretare la partecipazione di Letta all'assemblea annuale di Rete Imprese Italia come una scelta di campo. 





Nessun commento:

Posta un commento