“Andrea Ballarin”
“La Padania 12-13.05.2013”
Finiamola
così, per cortesia, perché avanti di questo passo, ci troveremo invasi da orde
di clandestini illusi dalla possibilità di garantire a loro stessi impunità e
cittadinanza ai loro figli. È infastidito il vicepresidente dei deputati leghisti,
Gianluca Pini, perché i tanti sforzi fatti
da Roberto Maroni quand'era ministro dell'Interno per arginare gli esodi di
esseri umani dal cuore dell'Africa verso
l'Europa, rischiano di venire vanificati del tutto dal le parole di Cécile
Kyenge, che lui definisce «il ministro della Disintegrazione». Nessuno ne
parla, ma l'attualità registra la ripresa di sbarchi sistematici a Lampedusa di centinaia di
persone... «Per questo siamo intervenuti, perché - come in passato - non si
tratta di profughi, ma di clandestini».
Lei ha accusato il ministro Kyenge di essere la principale responsabile della
nuova emergenza. «Non sono accuse, è la verità.
Il messaggio che lancia è sbagliato, crea aspettative devastanti. Le sue
dichiarazioni sullo ius soli, sull'abolizione del reato di
clandestinità, sono agghiaccianti, inopportune, improvvide». Lo dico io. Il
ministro Kyenge fa dichiarazioni folli, va bene? «Questa signora è strumento nelle
mani di chi ha come obiettivo il caos. E quando c'è il caos, non governa più la
politica, ma i burocrati, quelli che hanno disintegrato questo Paese. È
strumento nelle mani di chi, ad esempio, vuole abbassare i livelli qualitativi
del mondo del lavoro». Porte aperte ai clandestini, porte aperte a nuova "carne
da lavoro"? «Drammatico, ma è così». Ha fatto appello al neo ministro
dell'Interno Alfano affinché corregga la rotta intrapresa dal Governo. Urna
bacchettata? «Francamente no.
Credo Alfano non abbia ancora avuto il tempo utile per intervenire. Ma deve riferire quanto prima in Parlamento, perché è indispensabile correre ai ripari». E cosa dovrebbe dire il titolare del Viminale per rassicurare il Carroccio e il Paese? «Deve esprimere una posizione rigida, netta, definitiva del Governo. Un segnale opposto, contrario, a quello delle follie del ministro Kyenge». L'apertura di credito nei confronti del ministro pidiellino c'è ancora, dunque... «Solo per ora. Perché, ribadisco, probabilmente non ha avuto ancora tempo per dare un segnale che indichi chiaramente che le dichiarazioni del ministro della (dis)integrazione non sono condivise dal Governo». In un'intervista rilasciata pochi giorni fa al nostro quotidiano, il ministro Maurizio Lupi, ci ha confermato che sulle questioni dello ius soli e della cancellazione del reato di clandestinità, l'esecutivo potrebbe già cadere. È verosimile? «Ritengo di sì. È sostanzialmente impossibile per il Pdl sostenere posizioni di quel genere». Tornando ai ripetuti sbarchi di questi ultimi giorni a Lampedusa, perché l'azione di Maroni finché è stato ministro dell'Interno era efficace e, ora, siamo tornati da capo con l'emergenza? «Perché gli accordi bilaterali faticosamente intessuti da Maroni - ad esempio con la Tunisia - sono, di fatto, saltati. Non se ne vede applicazione, i viaggi della disperazione si moltiplicano e non si tratta di profughi ma di irregolari ai quali è stato lanciato un messaggio sbagliato. È evidente che una simile strada può provocare una vera invasione di clandestini che dobbiamo assolutamente bloccare ritornando alle politiche attuate da Maroni quand'era ministro dell'Interno. Una nuova ondata di irregolari sarebbe insopportabile per il Paese anche alla luce della crisi economica che stiamo attraversando. È da irresponsabili non fare nulla per bloccare nuovi sbarchi: per questo, per prima cosa, Alfano deve venire in Aula e prendere le distanze da questa politica».
Credo Alfano non abbia ancora avuto il tempo utile per intervenire. Ma deve riferire quanto prima in Parlamento, perché è indispensabile correre ai ripari». E cosa dovrebbe dire il titolare del Viminale per rassicurare il Carroccio e il Paese? «Deve esprimere una posizione rigida, netta, definitiva del Governo. Un segnale opposto, contrario, a quello delle follie del ministro Kyenge». L'apertura di credito nei confronti del ministro pidiellino c'è ancora, dunque... «Solo per ora. Perché, ribadisco, probabilmente non ha avuto ancora tempo per dare un segnale che indichi chiaramente che le dichiarazioni del ministro della (dis)integrazione non sono condivise dal Governo». In un'intervista rilasciata pochi giorni fa al nostro quotidiano, il ministro Maurizio Lupi, ci ha confermato che sulle questioni dello ius soli e della cancellazione del reato di clandestinità, l'esecutivo potrebbe già cadere. È verosimile? «Ritengo di sì. È sostanzialmente impossibile per il Pdl sostenere posizioni di quel genere». Tornando ai ripetuti sbarchi di questi ultimi giorni a Lampedusa, perché l'azione di Maroni finché è stato ministro dell'Interno era efficace e, ora, siamo tornati da capo con l'emergenza? «Perché gli accordi bilaterali faticosamente intessuti da Maroni - ad esempio con la Tunisia - sono, di fatto, saltati. Non se ne vede applicazione, i viaggi della disperazione si moltiplicano e non si tratta di profughi ma di irregolari ai quali è stato lanciato un messaggio sbagliato. È evidente che una simile strada può provocare una vera invasione di clandestini che dobbiamo assolutamente bloccare ritornando alle politiche attuate da Maroni quand'era ministro dell'Interno. Una nuova ondata di irregolari sarebbe insopportabile per il Paese anche alla luce della crisi economica che stiamo attraversando. È da irresponsabili non fare nulla per bloccare nuovi sbarchi: per questo, per prima cosa, Alfano deve venire in Aula e prendere le distanze da questa politica».

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