lunedì 29 aprile 2013

“Vocazione turistica”, o come la Lombardia può uscire dalla crisi


"lintraprendente.it 29.04.2013"

I giorni del ponte in cui i più fortunati, non solo in termini economici ma anche di giorni di ferie, si sono potuti permettere una vera vacanza ci danno l’opportunità di riflettere sulla vocazione turistica della Lombardia. Proprio oggi la Camera di Commercio di Milano e Monza e Brianza ha diffuso i dati del turismo di questi giorni che, varrà, complessivamente la bellezza di 240 milioni di euro. Anche se la crisi impone di tirare la cinghia (oltre un terzo, per contenere il budget, va a casa di amici e parenti) la nostra regione raggiunge i vertici delle mete predilette dagli italiani: è infatti al secondo posto dopo la quasi imbattibile Toscana, meta di ogni periodo dell’anno. La Lombardia batte, così, le regioni generalmente considerate a maggior vocazione turistica: la Liguria e l’Emilia Romagna (più note per il mare), il Veneto con la sua “perla” Venezia, il Lazio con la “Città eterna”, la Campania con le tante bellezze paesaggistiche e la Sicilia, con la sua storia millenaria.
La Lombardia vince, probabilmente, perché possiede di tutto un po’: dagli scenari mozzafiato Lago di Como, tanto amato dalle star hollywoodiane a quelli, meno imponenti ma altrettanto gradevoli, del Lago di Garda; dall'invidiabile patrimonio artistico, culturale e – perché no – anche “modaiolo” della “Grande Milano” (il Duomo, il “Cenacolo” di Leonardo, la pinacoteca di Brera, la Galleria Vittorio Emanuele II, il Quadrilatero della moda etc) a quello, decentrato, dei luoghi di culto dei piccoli centri abitati che mai t’aspetteresti aver così tanto da offrire; l’urbanizzazione, il tessuto industriale (anch’esso con una storia da valorizzare) ma anche la tranquillità, la natura e la vita dei campi: non tutti sanno che la Lombardia è la prima regione agricola italiana e che, accanto alle visite ai musei, i turisti la amino proprio per le passeggiate e le degustazioni. Forse, per uscire dalla crisi, non ci si può limitare a preservare, artificialmente, la struttura economica attuale ma – al contrario – potenziare e valorizzare quelle attività che funzionano di più. È scandaloso pensare a una Lombardia sempre più turistica e meno industriale? No di certo: il mondo cambia e noi dobbiamo cambiare con lui. A meno di non voler restare indietro.Tutto ciò ha – evidentemente – un importante riflesso economico. In Lombardia, infatti, le strutture ricettive vanno controcorrente: mentre – ahinoi – muoiono ogni giorno più di 100 imprese artigiane (circa 40 in più di quelle che nascono), ristoranti e alloggi (B&B, agriturismi ma anche alberghi tradizionali) sono aumentati costantemente dal 2012 a oggi: + 2,58% la media del settore alloggio – con un picco della provincia di Monza e Brianza, +11,1%, negative solo Varese e Mantova; +1,74 quella del settore ristorazione (la migliore Lodi, probabilmente grazie agli agriturismo, Sondrio in leggero calo).

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