“lindipendenza 02.04.2013”
Sono davvero gli ultimi giorni di Pompei. Un
vecchio comunista scadente (nel senso che mancano poche settimane alla fine del
suo mandato presidenziale), sventolatore di retorica e tricolori, ha convocato
dieci saggi per risolvere una situazione irrisolvibile. Per salvare uno Stato
dai partiti chiede ai rappresentanti dei partiti di togliere le castagne dal
fuoco. Prima ha dovuto prendere atto del fallimento di un comunista appena più
giovane, che rifiuta le profferte di un vecchio capitalista perché si è
invaghito di un cabarettista New Age, che però lo rifiuta con male
parole. Uno Stato nato male 150 anni fa, in mezzo a violenza, corruzione e
inganni non può che finire così, ingloriosamente, squallidamente. Chi si è reso conto che il malato è terminale e
che occorre un atto di coraggio per mettere fine alle sue sofferenze, deve
avere finalmente il coraggio di farlo, per pietà e compassione. A maggior
ragione lo deve fare chi ha fatto dell’abbattimento dello Stato unitario e
ladro la sua bandiera politica, chi da più di trent’anni va ripetendo che si
deve mettere fine all’Italia. Invece, arrivato il momento di dare il colpo di
grazia, esita, prende tempo, parla d’altro e – addirittura – contribuisce al
patetico tentativo di mantenere in vita una carcassa maleodorante.
Cosa fa la Lega? Per decenni ha urlato di volersene andare, ha messo l’indipendenza della Padania nel primo articolo del proprio Statuto, l’ha proclamata nel 1996, ha illuso milioni di padani dell’imminenza della secessione, e ora che l’Italia agonizza le porta un po’ di ossigeno e prega per la sua sopravvivenza? Cosa ci fa un leghista fra i saggi raccolti al capezzale della comatosa balena tricolore? Se è per dare un ultimo fendente mortale, non serve mettersi il camice bianco come i killer mafiosi di certi filmacci americani. La si sgozzi palesemente, gloriosamente e gioiosamente alla luce del sole. È ignobile e sconfortante vedere Giorgetti fra i disperati salvatori della patria (loro). La repubblica italiana sta soffocando nei suoi stessi escrementi. Il rimedio non può essere la macchina napolitana che la tiene artificialmente in vita e neppure l’aspirina grillina fatta di statalismo, utopie e rinnovato meridionalismo. Per i padani non c’è che una via di salvezza: andarsene, mettere in mare la scialuppa prima di essere travolti dal gorgo di un affondamento nauseabondo. Le comunità padane sono state rovinate dall’Italia ma possono ancora farcela dividendo nettamente la propria strada da quella del costoso, sgangherato e criminale carrozzone romano. Ieri un gustoso pesce d’aprile ha evocato la secessione: per funzionare certi scherzi devono essere verosimili. La separazione è ormai verosimile oltre che auspicabile. Cosa fa Maroni? È stato eletto per salvare la Lombardia, per trattenere le risorse sul territorio, per ridare ossigeno e speranza alla nostra gente. Cosa ci va ancora a fare al Quirinale? A reggere bordone a Berlusconi? Cosa fa Zaia? È stato eletto per salvare il Veneto; molti suoi cittadini hanno firmato per un referendum per l’indipendenza; il suo Consiglio regionale ha approvato una risoluzione dello stesso tenore. Maroni e Zaia, se ci siete battete un colpo! Convocate i due Consigli congiuntamente e prendete decisioni coraggiose in materia fiscale, per proteggere le risorse lombardo-venete, per tagliare l’immonda ventosa della sanguisuga italiana che ci sta uccidendo. Un segnale deve essere dato forte e subito: deve avere grande impatto simbolico, mediatico e morale. Datevi una mossa. È la vostra occasione: persa questa, potrete solo ritirarvi in pensione in un posto molto lontano e non mostrare più la vostra faccia fra le Alpi e gli Appennini. Se non ne avete lo slancio ideale, se non vi muove più la passione, fatelo almeno perché siete stati eletti per farlo. Fatelo perché prendete uno stipendio per farlo. Ma fatelo!
Cosa fa la Lega? Per decenni ha urlato di volersene andare, ha messo l’indipendenza della Padania nel primo articolo del proprio Statuto, l’ha proclamata nel 1996, ha illuso milioni di padani dell’imminenza della secessione, e ora che l’Italia agonizza le porta un po’ di ossigeno e prega per la sua sopravvivenza? Cosa ci fa un leghista fra i saggi raccolti al capezzale della comatosa balena tricolore? Se è per dare un ultimo fendente mortale, non serve mettersi il camice bianco come i killer mafiosi di certi filmacci americani. La si sgozzi palesemente, gloriosamente e gioiosamente alla luce del sole. È ignobile e sconfortante vedere Giorgetti fra i disperati salvatori della patria (loro). La repubblica italiana sta soffocando nei suoi stessi escrementi. Il rimedio non può essere la macchina napolitana che la tiene artificialmente in vita e neppure l’aspirina grillina fatta di statalismo, utopie e rinnovato meridionalismo. Per i padani non c’è che una via di salvezza: andarsene, mettere in mare la scialuppa prima di essere travolti dal gorgo di un affondamento nauseabondo. Le comunità padane sono state rovinate dall’Italia ma possono ancora farcela dividendo nettamente la propria strada da quella del costoso, sgangherato e criminale carrozzone romano. Ieri un gustoso pesce d’aprile ha evocato la secessione: per funzionare certi scherzi devono essere verosimili. La separazione è ormai verosimile oltre che auspicabile. Cosa fa Maroni? È stato eletto per salvare la Lombardia, per trattenere le risorse sul territorio, per ridare ossigeno e speranza alla nostra gente. Cosa ci va ancora a fare al Quirinale? A reggere bordone a Berlusconi? Cosa fa Zaia? È stato eletto per salvare il Veneto; molti suoi cittadini hanno firmato per un referendum per l’indipendenza; il suo Consiglio regionale ha approvato una risoluzione dello stesso tenore. Maroni e Zaia, se ci siete battete un colpo! Convocate i due Consigli congiuntamente e prendete decisioni coraggiose in materia fiscale, per proteggere le risorse lombardo-venete, per tagliare l’immonda ventosa della sanguisuga italiana che ci sta uccidendo. Un segnale deve essere dato forte e subito: deve avere grande impatto simbolico, mediatico e morale. Datevi una mossa. È la vostra occasione: persa questa, potrete solo ritirarvi in pensione in un posto molto lontano e non mostrare più la vostra faccia fra le Alpi e gli Appennini. Se non ne avete lo slancio ideale, se non vi muove più la passione, fatelo almeno perché siete stati eletti per farlo. Fatelo perché prendete uno stipendio per farlo. Ma fatelo!

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