“Matteo Borghi“
“lintraprendente.it 04.04.2013”
Chi pensava a una conferenza stampa in un’elegante sala dotata di tutti i comfort è rimasto deluso. Già perché l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava ha deciso di tracciare le linee programmatiche della legislatura da una stalla. Una “signora stalla” se si considera che l’azienda agricola Santa Maria di Villanova del Sillaro (Lodi) è una delle eccellenze della Lombardia: si tratta di una cascina all’avanguardia, dotata di sistemi tecnologici, che ospita al suo interno dai 1500 ai1800 suini da ingrasso e circa 400 manzi di razza frisona. A Santa Maria ci si arriva percorrendo una lunga strada in mezzo ai campi della pianura lodigiana, talmente orizzontale che se ci posassi a terra una livella a bolla d’aria, questa starebbe perfettamente nel mezzo. Una via tutta curve che immagini a senso unico perché della misura strettamente necessaria a garantire il passaggio di un veicolo di medie dimensioni: poi scopri che il senso è doppio e che, per passare, devi affidarti all’esperienza dei locali che sanno dove la strada è più larga e si fermano per farti passare. L’azienda è grande ma a misura di individuo e – ovviamente – a gestione familiare.
Ci lavorano Luigi Rota, che l’ha ricevuta in eredità dal padre, la moglie, che si occupa della gestione amministrativa, il nipote che ha lasciato una sicura carriera bancaria per tornare alla terra e sei dipendenti, quasi tutti stranieri. Quando tu, uomo di città, gli chiedi com’è la vita nei campi, Rota ti smonta – inconsapevolmente – quell’ideale romantico che ti eri fatto: «Sa cumincia de nott e sa finiss de nott. Ci alziamo alle 3 e mezza del mattino a mungere» ti dice con un fantastico mix di italiano e lodigiano. Una vita dura con poche soddisfazioni a parte quella di veder nascere un vitello, di certo nessuna a livello economico: «Le tasse e la burocrazia, sono i nostri nemici principali – dice – per ogni piccola modifica ci vogliono 50mila permessi. Ma vi rendete conto? Per togliere un albero sulla nostra proprietà bisogna chiedere l’autorizzazione in Comune. E per tutto ci voglion soldi. Noi proprietari lo stipendio non ce l’abbiamo: ci dividiamo quel poco che rimane a fine anno». Ti mostra la stalla nuova, enorme, costata centinaia di migliaia di euro e pagata con un mutuo chiesto alla banche perché «le istituzioni non ci han mai aiutato. Vedremo se la regione inaugurerà un nuovo corso». È in questa atmosfera di attesa e diffidente speranza che arriva, attorno a mezzogiorno, l’assessore Fava. Si mette in piedi proprio vicino alla stalla avvolto da un semicerchio di giornalisti e agricoltori. A fianco a lui c’è Pietro Foroni, presidente leghista della Provincia di Lodi che gli ha consigliato di partire da lì. Quando parla Fava sorprende tutti: «Non sono d’accordo con la filosofia green a tutti i costi, qui in Lombardia abbiamo l’agricoltura intensiva che dobbiamo valorizzare. È inutile che l’Europa continui a volerci propinare sussidi per piantare cespugli quando, qui, gli spazi non ci sono e abbiamo altre priorità». Un bel colpo alla sinistra che si riempie la bocca di slogan ambientalisti. Poi attacca Roma: «Il ministero nazionale dell’agricoltura è totalmente inutile visto che ormai quasi tutto lo decide Bruxelles. Come può il nostro ministero concordare una politica unica visto che l’Italia è una nazione più che mai eterogenea da un punto di vista agricolo? L’unica soluzione è che gli assessori delle tre grandi regioni del Nord e dell’Emilia Romagna, anche se di diverso orientamento politico, vadano a Bruxelles direttamente a concordare una politica comune. Io ho intenzione di recarmi là già settimana prossima». Una vera e propria Macroregione agricola del Nord. A chi gli dice che la Lombardia non si tratta di nazioni risponde: «Stiamo scherzando? Ma ci rendiamo conto che la Lombardia ha il molti più abitanti dell’Austria e che il Nord Italia è più grande della metà delle nazioni europee?». Fava ne ha anche per chi ha l’ossessione dei grandi consorzi: «la nostra realtà è quella delle piccole imprese. Certo bisogna potenziare la filiera ma dire che ci vogliono aziende più grosse con politiche comuni è una falsità che va contro il mercato». A fine incontro pare ancora che la priorità sia la riduzione di tasse e burocrazia: «A breve con la giunta ci occuperemo proprio di questo». Speriamo che, ancora una volta, alle parole seguano i fatti.
Ci lavorano Luigi Rota, che l’ha ricevuta in eredità dal padre, la moglie, che si occupa della gestione amministrativa, il nipote che ha lasciato una sicura carriera bancaria per tornare alla terra e sei dipendenti, quasi tutti stranieri. Quando tu, uomo di città, gli chiedi com’è la vita nei campi, Rota ti smonta – inconsapevolmente – quell’ideale romantico che ti eri fatto: «Sa cumincia de nott e sa finiss de nott. Ci alziamo alle 3 e mezza del mattino a mungere» ti dice con un fantastico mix di italiano e lodigiano. Una vita dura con poche soddisfazioni a parte quella di veder nascere un vitello, di certo nessuna a livello economico: «Le tasse e la burocrazia, sono i nostri nemici principali – dice – per ogni piccola modifica ci vogliono 50mila permessi. Ma vi rendete conto? Per togliere un albero sulla nostra proprietà bisogna chiedere l’autorizzazione in Comune. E per tutto ci voglion soldi. Noi proprietari lo stipendio non ce l’abbiamo: ci dividiamo quel poco che rimane a fine anno». Ti mostra la stalla nuova, enorme, costata centinaia di migliaia di euro e pagata con un mutuo chiesto alla banche perché «le istituzioni non ci han mai aiutato. Vedremo se la regione inaugurerà un nuovo corso». È in questa atmosfera di attesa e diffidente speranza che arriva, attorno a mezzogiorno, l’assessore Fava. Si mette in piedi proprio vicino alla stalla avvolto da un semicerchio di giornalisti e agricoltori. A fianco a lui c’è Pietro Foroni, presidente leghista della Provincia di Lodi che gli ha consigliato di partire da lì. Quando parla Fava sorprende tutti: «Non sono d’accordo con la filosofia green a tutti i costi, qui in Lombardia abbiamo l’agricoltura intensiva che dobbiamo valorizzare. È inutile che l’Europa continui a volerci propinare sussidi per piantare cespugli quando, qui, gli spazi non ci sono e abbiamo altre priorità». Un bel colpo alla sinistra che si riempie la bocca di slogan ambientalisti. Poi attacca Roma: «Il ministero nazionale dell’agricoltura è totalmente inutile visto che ormai quasi tutto lo decide Bruxelles. Come può il nostro ministero concordare una politica unica visto che l’Italia è una nazione più che mai eterogenea da un punto di vista agricolo? L’unica soluzione è che gli assessori delle tre grandi regioni del Nord e dell’Emilia Romagna, anche se di diverso orientamento politico, vadano a Bruxelles direttamente a concordare una politica comune. Io ho intenzione di recarmi là già settimana prossima». Una vera e propria Macroregione agricola del Nord. A chi gli dice che la Lombardia non si tratta di nazioni risponde: «Stiamo scherzando? Ma ci rendiamo conto che la Lombardia ha il molti più abitanti dell’Austria e che il Nord Italia è più grande della metà delle nazioni europee?». Fava ne ha anche per chi ha l’ossessione dei grandi consorzi: «la nostra realtà è quella delle piccole imprese. Certo bisogna potenziare la filiera ma dire che ci vogliono aziende più grosse con politiche comuni è una falsità che va contro il mercato». A fine incontro pare ancora che la priorità sia la riduzione di tasse e burocrazia: «A breve con la giunta ci occuperemo proprio di questo». Speriamo che, ancora una volta, alle parole seguano i fatti.

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