martedì 2 aprile 2013

Bitonci: «I dieci saggi devono predisporre le basi per un nuovo esecutivo riavvicinando Pd e Pdl»


“Igor Iezzi”
“La Padania 02.04.2013”

Dieci saggi' per riscrivere un'agenda politica che metta in soffitto quella, lacrime e sangue per i cittadini, vergata da Mario Monti. Massimo Bitonci, capogruppo della Lega Nord al Senato, difende la scelta portata avanti dal Capo dello Stato Giorgio  Napolitano («non solo ci piace ma l'abbiamo proposta noi») come l'unica strada per tirarci fuori dalle secche di un governo tecnico che il Carroccio ha sempre osteggiato. Il rischio, in mancanza di un'alternativa seria, è quello di una prorogatio di  fatto dell'attuale esecutivo. Compito delle dieci personalità scelte dal Quirinale (tra cui anche il leghista Giancarlo Giorgetti)  fissare un'agenda condivisa sulla quale converga una maggioranza, riavvicinando Pd e Pdl che oggi sembrano distantissimi.  Una strada che il Pdl, nonostante le puntualizzazioni dell'ultima ora, aveva condiviso. Presidente Bitonci, chi ha pensato  alla soluzione dei dieci saggi, ispirandosi al modello olandese? «Napolitano già alla prima consultazione aveva fatto un  cenno a questo modello. Infatti si è presentato con un ricco fascicolo con i vari modelli usati in Europa per situazioni  analoghe di stallo e con ipotesi diverse di governi di coalizione».
La Padania ha parlato anche di un modello Lega? «Perché  partendo da quelle considerazioni abbiamo rielaborato una soluzione discutendone al nostro interno. Non è un caso se io e Giorgetti nei giorni scorsi abbiamo lanciato il modello olandese». Cosa dovranno fare queste dieci personalità? «Serve un lavoro preparatorio per fare riavvicinare Pd e Pdl che oggi hanno posizioni contrastanti. Il tempo farà la sua parte. Quando Bersani ha ottenuto il preincarico, un governo di larghe intese era impensabile. Il lavoro dei dieci saggi, di diversa  estrazione politica e culturale, potrà essere d'aiuto per la composizione di un programma». Chi sarà il presidente del consiglio? «Non ci interessano i nomi, le poltrone, ci interessano le risposte in un momento delicato come questo per il Paese. La crisi economica non è passata, nel 2013 sarà anche più pesante e qualche miglioramento lo si vedrà solo nel  2014. Ci vuole un governo che decida». E quindi su cosa lavoreranno i due gruppi scelti dal Colle? «Da domani (oggi per chi legge, ndr) inizieranno ad occuparsi dei temi che non hanno trovato una soluzione nella scorsa legislatura. Napolitano ha  dato vita a due gruppi, uno lavorerà sulla legge elettorale, le riforme della costituzione e dell'assetto istituzionale e sui costi  della politica da tagliare. L'altro sulle risposte alla situazione economica, su un pacchetto anticrisi Non è un caso se è stato  chiamato anche Giorgetti». Quale compito avrà l'esponente leghista? «Napolitano ha mostrato con la sua scelta e durante le consultazioni di stimare molto Giorgetti che è stato per anni presidente della commissione Bilancio ed è appena stato  nominato presidente di una delle due commissioni speciali varate dal Parlamento. Una figura imprescindibile in vista dell'approvazione della nota di aggiornamento sulla situazione economica del Paese e del provvedimento che stanzia 40 miliardi alle imprese per i debiti della Pubblica amministrazione. Una cifra che va le il 5% del Pil». Dal centrodestra arriva la richiesta di un arco temporale ben preciso, non più di 10 giorni. Una nota del Quirinale definisce «ovvi» i limiti temporali  dei due gruppi. Lei cosa ne pensa? «Naturalmente stiamo parlando di un metodo che serve per facilitare una soluzione e  quindi non dureranno all'infinito. Il Pd e il Pdl, che hanno governato insieme per un anno sostenendo Monti, non sono riusciti a trovare il bandolo della matassa. Ora tocca ai saggi mettere le basi per riforme condivise che stiano alla base di un  governo di coalizione. Occorre anche dare al Pd il tempo di trovare una soluzione e un accordo al proprio interno». Molti  temono che il risultato sia solo quello di mantenere in vita il Governo Monti. Presidente Bitonci, è così? «E' proprio il  contrario, semmai. Il rischio, in assenza di una soluzione è una prorogatio di fatto del Governo Monti. Noi siamo gli unici a essere sempre stati sempre contrari a questa esperienza. Monti deve andarsene. Quindi serve un altro governo con il quale  poi il Nord possa interloquire in vista della realizzazione della Macroregione». 


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