“lastampa.it 03.03.2013”
Festa in piazza a Milano per il neopresidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. La festa, organizzata dai militanti del Carroccio in piazza XXV aprile, ha avuto però un grande assente: il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, che fino a qualche minuto prima che arrivasse lo stesso Maroni, era dato per certo. Molti i militanti della Lega ma anche quelli del Pdl, che non hanno nascosto la delusione di non poter vedere, ancora una volta sul palco assieme, Maroni e Berlusconi, dopo la vittoria alle regionali. Ad accogliere Maroni al suo arrivo le note di `Nessun dorma´ dalla Turandot di Giacomo Puccini, con la celebre aria `vincerò´ cantata da un giovane tenore. Il segretario nazionale Lombardo della Lega, Matteo Salvini ha quindi salutato il neogovernatore, ma soprattutto tutti i leghisti presenti, ricordando che «se abbiamo vinto è perché ci siamo fatti un mazzo così, alla faccia dei rosiconi della sinistra. Siamo qui a festeggiare -ha detto il giovane esponente della Lega- ma da domani tutti a lavorare per questa nuova grande avventura. Mentre gli altri litigano per mettersi insieme -ha concluso Salvini- noi siamo già a posto. A Roma lasciamoli litigare, noi siamo un’altra cosa, siamo la Lombardia».
Sul palco, con Maroni anche il coordinatore regionale lombardo del Pdl Mario Mantovani che ha portato i saluti di Silvio Berlusconi dicendo che il Cavaliere avrebbe voluto essere lì, in mezzo a loro, ma che era impegnato a lavorare per la messa a punto della sua nuova squadra al Pirellone. In piazza anche l’ex ministro Maria Stella Gelmini. A questo punto ha preso la parola Maroni spiegando di non aver mai avuto dubbi sulla vittoria finale, di non aver mai temuto «anche se qualcuno sperava in un sorpasso. La nostra proposta, la nostra coalizione -ha sottolineato- era più forte rispetto alle altre e l’aver messo in prima persona la mia faccia, rischiando tutto e senza paracaduti romani, ha fatto la differenza». «Quando uno crede in qualcosa -ha proseguito Maroni- alla fine i risultati arrivano. Abbiamo fatto un buon lavoro sia per quanto riguarda il programma che la scelta dei candidati». Quindi, una volta presidente della Lombardia «convincerò tutti quelli che non mi hanno votato a riconoscere che si sono sbagliati e magari a votarmi la prossima volta». Nel suo intervento dal palco Maroni ha poi risposto a quanti vedevano in Beppe Grillo e nel suo movimento la Lega alle origini, spiegando che «non è così. Noi -ha detto- avevamo un’idea, un sogno, un progetto. Loro volevano soltanto sfasciare tutto. Per questo lanciamo a Grillo e al grillismo la sfida della concretezza alle chiacchiere, alle balle che si sparano». Il neopresidente lombardo ha poi spiegato che «non appena sarà proclamata la mia elezione, il giorno dopo designerò la nuova Giunta. Sarà composta per metà a da uomini e per metà da donne perché hanno non una ma due marce in più di noi uomini. In ogni caso sarà composta da persone serie, oneste, competenti. Persone, insomma, giuste perché abbiamo tante idee in testa e lavoreremo per, l’unione dei nostri territori, per la macroregione. Se il nord è unito è forte -ha sottolineato- qualunque sarà il governo a Roma da qui dovrà passare». Dopo circa un’ora Maroni ha lasciato la piazza, salutato dagli applausi dei militanti, mentre la festa proseguiva. Non ci sono stati incidenti e neppure contestazioni. Solo un paio di tricolori alle finestre.
Sul palco, con Maroni anche il coordinatore regionale lombardo del Pdl Mario Mantovani che ha portato i saluti di Silvio Berlusconi dicendo che il Cavaliere avrebbe voluto essere lì, in mezzo a loro, ma che era impegnato a lavorare per la messa a punto della sua nuova squadra al Pirellone. In piazza anche l’ex ministro Maria Stella Gelmini. A questo punto ha preso la parola Maroni spiegando di non aver mai avuto dubbi sulla vittoria finale, di non aver mai temuto «anche se qualcuno sperava in un sorpasso. La nostra proposta, la nostra coalizione -ha sottolineato- era più forte rispetto alle altre e l’aver messo in prima persona la mia faccia, rischiando tutto e senza paracaduti romani, ha fatto la differenza». «Quando uno crede in qualcosa -ha proseguito Maroni- alla fine i risultati arrivano. Abbiamo fatto un buon lavoro sia per quanto riguarda il programma che la scelta dei candidati». Quindi, una volta presidente della Lombardia «convincerò tutti quelli che non mi hanno votato a riconoscere che si sono sbagliati e magari a votarmi la prossima volta». Nel suo intervento dal palco Maroni ha poi risposto a quanti vedevano in Beppe Grillo e nel suo movimento la Lega alle origini, spiegando che «non è così. Noi -ha detto- avevamo un’idea, un sogno, un progetto. Loro volevano soltanto sfasciare tutto. Per questo lanciamo a Grillo e al grillismo la sfida della concretezza alle chiacchiere, alle balle che si sparano». Il neopresidente lombardo ha poi spiegato che «non appena sarà proclamata la mia elezione, il giorno dopo designerò la nuova Giunta. Sarà composta per metà a da uomini e per metà da donne perché hanno non una ma due marce in più di noi uomini. In ogni caso sarà composta da persone serie, oneste, competenti. Persone, insomma, giuste perché abbiamo tante idee in testa e lavoreremo per, l’unione dei nostri territori, per la macroregione. Se il nord è unito è forte -ha sottolineato- qualunque sarà il governo a Roma da qui dovrà passare». Dopo circa un’ora Maroni ha lasciato la piazza, salutato dagli applausi dei militanti, mentre la festa proseguiva. Non ci sono stati incidenti e neppure contestazioni. Solo un paio di tricolori alle finestre.

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