“Igor Iezzi”
“La Padania 06.03.2013”
I vertici
europei sono «favorevoli al ruolo che le Euroregioni possono svolgere nello sviluppo
di progetti transfrontalieri e per
superare gli ostacoli alla cooperazione, costituendo in questo modo un
importante valore aggiunto per il mercato interno». Johannes Hahn, politico austriaco
e commissario europeo per le politiche regionali nella Commissione Barroso usò l'anno scorso queste parole per rispondere
ad una interrogazione della parlamentare europea della Lega Nord Mara Bizzotto. Da Bruxelles c'è quindi il via libera
al progetto che vedrà impegnato il Nord nelle prossime settimane. Anche se, e di questo ne sono tutti consapevoli, non
mancheranno gli ostacoli di quelle lobby
che invece vorrebbero accentrare tutti i poteri nella capitale europea. «Tutto ciò che
cambia l'esistente fa paura alle lobby europee» spiega Bizzotto. L'analisi
della europarlamentare leghista prende il via dalla crisi che sta vivendo il
Vecchio Continente. «L'Europa come è stata intesa anni fa è fallita» spiega e cita i casi della
Scozia e della Catalunya come reazioni al crollo, i popoli che stanno riprendendosi
la propria autonomia e sovranità. Una
ribellione alle decisioni varate negli ultimi anni che hanno ribaltato l'idea
di cooperazione che stava alla basa dell'Unione
Europea. «Si è iniziato con l'Euro, togliendo il potere di battere moneta agli Stati». Oggi sono in molti a rimpiangere le
vecchie monete nazionali e a chiedere che si ritorni ai vecchi tempi. «Poi ci sono stati gli accordi di Schenghen che hanno
cancellato la possibilità di controllare i propri confini», una decisione che
fu caldeggiata da Romano Prodi, allora
commissario europeo, e che ha permesso l'invasione rumena del nostro Paese.
«Ora - aggiunge preoccupata l'esponente Veneta della Lega - c'è il Fiscal Compact ». L'ultimo atto. Un provvedimento che toglie del tutto ai governi, e quindi ai popoli che li hanno scelti, la possibilità di elaborare una politica economica autonoma. Insomma, come sintetizza Bizzotto, «non governano più i governi». La fine dell'Europa per come era stata intesa e la nascita di un mostro più simile ad un regime. «Non rimangono che due strade: o tutto il potere viene conferito a Bruxelles, scelta che ovviamente sarebbe pericolosissima, oppure si crea una nuova Europa, fatta di realtà diverse». Ecco che quindi appare sullo scenario continentale l'idea delle euroregioni che, grazie alla vittoria di Maroni in Lombardia e all'unione di intenti con Zaia e Cota, potrà presto diventare realtà anche in questo Paese. «L' Italia sta vivendo una crisi profondissima - ribadisce l'esponente leghista -, il tessuto economico è in fortissima difficoltà. Questo non avviene di certo per colpa degli imprenditori ma per il fallimento dell'Italia». Anzi, i piccoli e medi imprenditori sono semmai quelli che hanno consentito al Paese di andare avanti, a costo di sacrifici enormi. Ma di fronte ai morsi della crisi anche loro stanno cedendo. Serve qualcuno che li rappresenti con forza non solo a Roma ma anche sui tavoli europei. Sarà compito di questa nascente Macroregione andare a Bruxelles e, con la forza del suo Pil addirittura maggiore di quello della Baviera, riscrivere regole nuove. A cominciare da quel Patto di stabilità che pesa come un macigno sullo sviluppo dei territori ma che il Nord rispetta alla lettera. Beffati due volte, da un Sud da mantenere e da un'Europa che gli fa pagare gli sprechi altrui. «Noi rientriamo pienamente nei parametri europei – chiarisce Bizzotto - ma dobbiamo pagare per gli altri. E arrivato invece il momento di pensare al nostro territorio. Da veneta dico sempre che o moriamo italiani o viviamo da veneti ». L'Europa è percorsa da un grande dibattito. Centralisti e autonomisti sono ai ferri corti. «Di certo quello che non serve e avere dei governanti come Mario Monti che vanno in Europa solo per prendere i compitini da fare a casa». L'idea ha fatto breccia. Lo sa anche la Bizzotto che più volte ha parlato con le categorie di questi progetti. «Gli imprenditori vedono nell'euroregione una grande opportunità. Si creano nuove entità con meno burocrazie e più occasioni di sviluppo. Quello che appare chiaro a tutti è che solo attraverso queste entità le imprese locali potranno contare di più nel mondo. Non è come dicono alcuni una forma di isolamento, semmai è l'occasione per competere nel mondo». Una conferma di ciò che dice Maroni da sempre: «Noi non siamo contro l'Europa - conclude Bizzotto - semplicemente stiamo lavorando per avere un rapporto diverso con Bruxelles. Questa è l'unica strada percorribile se vogliamo sopravvivere».
«Ora - aggiunge preoccupata l'esponente Veneta della Lega - c'è il Fiscal Compact ». L'ultimo atto. Un provvedimento che toglie del tutto ai governi, e quindi ai popoli che li hanno scelti, la possibilità di elaborare una politica economica autonoma. Insomma, come sintetizza Bizzotto, «non governano più i governi». La fine dell'Europa per come era stata intesa e la nascita di un mostro più simile ad un regime. «Non rimangono che due strade: o tutto il potere viene conferito a Bruxelles, scelta che ovviamente sarebbe pericolosissima, oppure si crea una nuova Europa, fatta di realtà diverse». Ecco che quindi appare sullo scenario continentale l'idea delle euroregioni che, grazie alla vittoria di Maroni in Lombardia e all'unione di intenti con Zaia e Cota, potrà presto diventare realtà anche in questo Paese. «L' Italia sta vivendo una crisi profondissima - ribadisce l'esponente leghista -, il tessuto economico è in fortissima difficoltà. Questo non avviene di certo per colpa degli imprenditori ma per il fallimento dell'Italia». Anzi, i piccoli e medi imprenditori sono semmai quelli che hanno consentito al Paese di andare avanti, a costo di sacrifici enormi. Ma di fronte ai morsi della crisi anche loro stanno cedendo. Serve qualcuno che li rappresenti con forza non solo a Roma ma anche sui tavoli europei. Sarà compito di questa nascente Macroregione andare a Bruxelles e, con la forza del suo Pil addirittura maggiore di quello della Baviera, riscrivere regole nuove. A cominciare da quel Patto di stabilità che pesa come un macigno sullo sviluppo dei territori ma che il Nord rispetta alla lettera. Beffati due volte, da un Sud da mantenere e da un'Europa che gli fa pagare gli sprechi altrui. «Noi rientriamo pienamente nei parametri europei – chiarisce Bizzotto - ma dobbiamo pagare per gli altri. E arrivato invece il momento di pensare al nostro territorio. Da veneta dico sempre che o moriamo italiani o viviamo da veneti ». L'Europa è percorsa da un grande dibattito. Centralisti e autonomisti sono ai ferri corti. «Di certo quello che non serve e avere dei governanti come Mario Monti che vanno in Europa solo per prendere i compitini da fare a casa». L'idea ha fatto breccia. Lo sa anche la Bizzotto che più volte ha parlato con le categorie di questi progetti. «Gli imprenditori vedono nell'euroregione una grande opportunità. Si creano nuove entità con meno burocrazie e più occasioni di sviluppo. Quello che appare chiaro a tutti è che solo attraverso queste entità le imprese locali potranno contare di più nel mondo. Non è come dicono alcuni una forma di isolamento, semmai è l'occasione per competere nel mondo». Una conferma di ciò che dice Maroni da sempre: «Noi non siamo contro l'Europa - conclude Bizzotto - semplicemente stiamo lavorando per avere un rapporto diverso con Bruxelles. Questa è l'unica strada percorribile se vogliamo sopravvivere».

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