“Giorgio Calabresi”
“lindipendenza.it 29.03.2013”
Dopo Cipro, potrebbe toccare alla Slovenia dover
gestire un sistema bancario sull’orlo del precipizio, la fuga degli investitori
e chiedere aiuto all’Europa. Il ‘borsino su chi sia il prossimo membro (il
sesto) dell’Eurozona a dover ricevere un salvataggio, fra i vari candidati (c’è
chi azzarda Malta, chi il Lussemburgo, chi guarda a Spagna e Italia) sembra
puntare su Lubiana: capitale di uno stato piccolo, proprio come Cipro, con un
sistema bancario sovraesposto ai venti di crisi. Ma il governatore della Banca
Centrale di Lubiana interviene per smentire: ”Posso capire la preoccupazione
della gente – dice Marko Kranjec – ma a nome della Banca centrale
posso garantire che i depositi in Slovenia sono al sicuro, e che la Slovenia
non dovrà chiedere alcun tipo di aiuto”. A parlare oggi diversi analisti come
Timothy Ash, di Standard Bank: ”sembra sempre più probabile che al Paese
servirà un salvataggio”. Gillian Edgeworth, di Unicredit, spiega che ”gli
sviluppi a Cipro hanno creato preoccupazione per l’accesso della Slovenia al
mercato degli eurobond nei prossimi mesi, mentre il paese cerca di
ricapitalizzare le banche” e sciogliere il legame incestuoso banche-Stato che
vede le prime (spesso sovraesposte proprio verso aziende a controllo pubblico)
comprare titoli di Stato, per poi essere salvate proprio dall’erario.
Intanto le istituzioni internazionali tengono d’occhio la situazione: Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse, non prevede un contagio da Cipro all’Italia o alla Spagna, mentre ”la Slovenia è un caso diverso: richiedera’ attenzione, essendo un Paese piccolo, con un sistema bancario da rimettere in piedi. L’aggiustamento deve essere fatto in modo decisivo e tempestivo”. Gerry Rice, portavoce del Fondo monetario internazionale, si affretta a chiarire che Slovenia e Cipro sono ”completamente diverse”. Il primo ministro Alenka Bratusek, in carica da appena una settimana, ieri nel suo primo rilevante intervento pubblico ha detto al Parlamento che il suo esecutivo risanerà le banche e il bilancio pubblico ”in cattive condizioni”. E ha promesso: ”la Slovenia non avrà bisogno di aiuti, possiamo farcela da soli”, precisando che ”i depositi bancari sono al sicuro, garantiti dal governo”, mentre stasera il numero uno della Banca centrale di Lubiana ha ribadito che la situazione è ben diversa da quella cipriota. I mercati sono in stato d’allerta, con lo spread ben sopra i 400 punti base, i contratti di protezione dal default a 411 e un rendimento dei titoli pubblici decennali ieri salito al record del 6,382%, un livello di guardia. Il quadro dell’economia slovena sembra un dejà vu: l’economia è in recessione e il debito pubblico è in rapida ascesa, atteso al 60% del Pil quest’anno. Ma gli investitori vogliono soprattutto dettagli su come la Bratusek farà fronte alla crisi delle banche. Nova Ljubljanska, la banca maggiore del Paese (a controllo pubblico) ha sofferto una perdita di 275 milioni di euro nel 2012, quarto anno consecutivo in rosso. Nova Kreditna Banka Maribos, 205 milioni di rosso lo scorso anno, è fra le quattro banche che non hanno passato gli stress test europei: le altre tre erano Bank of Cyprus, la cipriota Laiki (appena smantellata dal piano europeo) e il Monte dei Paschi di Siena. Le stime attestano a quattro miliardi l’entità del probabile piano di ristrutturazione bancario, fra ricapitalizzazione degli istituti e creazione di una bank cui conferire i prestiti incagliati. Si pensa a un piano da quattro miliardi da reperire sui mercati internazionali, anche negli Usa dove l’ultima emissione slovena, 2,25 miliardi di dollari, risale allo scorso ottobre.
Intanto le istituzioni internazionali tengono d’occhio la situazione: Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse, non prevede un contagio da Cipro all’Italia o alla Spagna, mentre ”la Slovenia è un caso diverso: richiedera’ attenzione, essendo un Paese piccolo, con un sistema bancario da rimettere in piedi. L’aggiustamento deve essere fatto in modo decisivo e tempestivo”. Gerry Rice, portavoce del Fondo monetario internazionale, si affretta a chiarire che Slovenia e Cipro sono ”completamente diverse”. Il primo ministro Alenka Bratusek, in carica da appena una settimana, ieri nel suo primo rilevante intervento pubblico ha detto al Parlamento che il suo esecutivo risanerà le banche e il bilancio pubblico ”in cattive condizioni”. E ha promesso: ”la Slovenia non avrà bisogno di aiuti, possiamo farcela da soli”, precisando che ”i depositi bancari sono al sicuro, garantiti dal governo”, mentre stasera il numero uno della Banca centrale di Lubiana ha ribadito che la situazione è ben diversa da quella cipriota. I mercati sono in stato d’allerta, con lo spread ben sopra i 400 punti base, i contratti di protezione dal default a 411 e un rendimento dei titoli pubblici decennali ieri salito al record del 6,382%, un livello di guardia. Il quadro dell’economia slovena sembra un dejà vu: l’economia è in recessione e il debito pubblico è in rapida ascesa, atteso al 60% del Pil quest’anno. Ma gli investitori vogliono soprattutto dettagli su come la Bratusek farà fronte alla crisi delle banche. Nova Ljubljanska, la banca maggiore del Paese (a controllo pubblico) ha sofferto una perdita di 275 milioni di euro nel 2012, quarto anno consecutivo in rosso. Nova Kreditna Banka Maribos, 205 milioni di rosso lo scorso anno, è fra le quattro banche che non hanno passato gli stress test europei: le altre tre erano Bank of Cyprus, la cipriota Laiki (appena smantellata dal piano europeo) e il Monte dei Paschi di Siena. Le stime attestano a quattro miliardi l’entità del probabile piano di ristrutturazione bancario, fra ricapitalizzazione degli istituti e creazione di una bank cui conferire i prestiti incagliati. Si pensa a un piano da quattro miliardi da reperire sui mercati internazionali, anche negli Usa dove l’ultima emissione slovena, 2,25 miliardi di dollari, risale allo scorso ottobre.

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