“La Padania 10-11.02.2013”
Se è vero che
non è l'euro a fare l'Europa, che l'Europa ci sarà anche quando non ci sarà
l'euro e che l'identità dell'Occidente non è una moneta, ma la Croce - tutti
concetti ripetuti e sottolineati da Gauweiler -, è pur vero che, ora,
l'Europa deve fare i conti con l'euro e con la sua crisi. Così, al giornalista
di Kath. net che gli chiede se non sta dimenticando i principi della solidarietà, per esempio nei
confronti della Grecia, Gauweiler, cristiano evangelico praticante, ricorda anzitutto la linea del suo partito, la CDU
bavarese, approvata all'ultimo congresso: dalla crisi non si esce falsando le
carte. «Quindi, per prima cosa "pacta sunt servanda ", i patti si
mantengono. È una cosa che va le tanto nelle relazioni giuridiche private, che
in quelle tra gli stati. Il Trattato di Maastricht prevede espressamente: 1)
nessun Bail-Out, cioè, l'Unione Europea
non risponde per i debiti dei singoli stati membri; 2) la Banca Centra le
Europea deve essere indipendente dalla politica;
3) il debito di uno Stato deve rimanere sotto il 60%; il deficit annuale di bilancio
non può essere superiore al 3% del prodotto interno lordo. Tutti principi che vengono
quotidianamente infranti (...). Quanto alla Grecia, dobbiamo certamente aiutare
i nostri vicini, perché le cose non possono andare bene a noi, se vanno male a
loro.
Ma i cosiddetti aiuti alla Grecia sono come caramelle offerte a un diabetico. La Grecia farebbe bene a non seguire le indicazioni di Bruxelles, e guardare, piuttosto, al suo vicino, la Turchia, che ha risolto la crisi in cui era precipitata negli anni Novanta. Non è la prima volta che uno Stato non riesce a pagare i suoi debiti. Negli ultimi vent'anni è successo anche alla Russia e all'Argentina. Tutti e t re questi stati sono riusciti a tirarsi fuori dalla crisi». Quando, poi, gli chiedono se questo significa lasciare sola la Grecia e che cosa quest'ultima debba fare di alternativo, in concreto, risponde con la consueta franchezza, mandando a quel paese i dogmi di Bruxelles: «La Turchia se l'è cavata svalutando la sua moneta e tornando a essere conveniente. In tal modo la Turchia non ha avuto solo un successo enorme nel turismo: ha riformato il settore bancario e ha lottato contro la corruzione. E ha aperto il Paese agli investimenti dall'estero. Oggi l'economia in Turchia cresce a ritmi del 10% l'anno. Anche la Grecia ce la può fare. Per me la Grecia resta il Paese più attraente del Mediterraneo. Se fossi un politico greco mi impegnerei per portare il mio Paese fuori dall'euro. L'euro doveva essere una conquista, un bene, e, invece, è una piaga, un danno per i Greci. Per quel che mi riguarda, sono impegnato nel chiedere una revisione del Trattato di Lisbona. È una cosa che potrebbe fare solo bene alla Grecia. Deve essere possibile lasciare l'euro, senza abbandonare l'Unione Europea, cosa che ora non è consentita. L'ultimo congresso della CSU ha approvato all'unanimità questa mia proposta. Non si sana il debito creando altri debiti». L' intervistatore insiste su i trattati europei e ripete: «Ufficialmente il pacchetto salva Stati si chiama "Meccanismo europeo di stabilità". Stabilità ed Europa è un abbinamento che suona come rassicurante...». Ma per Gauweiler le cose non sono come sembrano: «L'ESM va con t ro quanto stabilito quando abbiamo abolito la Deutsche Mark, va le a dire il divieto per l'Unione Europea e per gli Stati membri di farsi carico dei debiti di un altro Paese membro. Senza l'intervento della Corte Costituzionale Federale, l'importo di questa sorta di fondo non avrebbe avuto alcuna limitazione. L'ESM viola tutti i principi democratici, tanto più che il suo Direttorio non è soggetto ad alcun controllo parlamentare. Inoltre, questo fondo è, nei fatti, strettamente collegato alla direzione della Banca Centra le Europea che, per parte sua, sta sempre più divenendo il vero centro di governo dell'Unione Europea, benché non sia stata eletta da nessuno. Né i membri del Direttorio dell'ESM né quelli della BCE sono mai stati eletti dai cittadini europei». In sintesi, per Peter Gauweiler, lottare contro questo modello di Europa, significa lottare perché la democrazia non sparisca dal continente. Come ama ripetere, il futuro autentico dell'Europa non è e non può essere in un superstato bancario, ma in una libera associazione di piccole entità statali, un po' come nel modello confedera le svizzero: i cantoni europei o, per l'appunto, le macroregioni.
Ma i cosiddetti aiuti alla Grecia sono come caramelle offerte a un diabetico. La Grecia farebbe bene a non seguire le indicazioni di Bruxelles, e guardare, piuttosto, al suo vicino, la Turchia, che ha risolto la crisi in cui era precipitata negli anni Novanta. Non è la prima volta che uno Stato non riesce a pagare i suoi debiti. Negli ultimi vent'anni è successo anche alla Russia e all'Argentina. Tutti e t re questi stati sono riusciti a tirarsi fuori dalla crisi». Quando, poi, gli chiedono se questo significa lasciare sola la Grecia e che cosa quest'ultima debba fare di alternativo, in concreto, risponde con la consueta franchezza, mandando a quel paese i dogmi di Bruxelles: «La Turchia se l'è cavata svalutando la sua moneta e tornando a essere conveniente. In tal modo la Turchia non ha avuto solo un successo enorme nel turismo: ha riformato il settore bancario e ha lottato contro la corruzione. E ha aperto il Paese agli investimenti dall'estero. Oggi l'economia in Turchia cresce a ritmi del 10% l'anno. Anche la Grecia ce la può fare. Per me la Grecia resta il Paese più attraente del Mediterraneo. Se fossi un politico greco mi impegnerei per portare il mio Paese fuori dall'euro. L'euro doveva essere una conquista, un bene, e, invece, è una piaga, un danno per i Greci. Per quel che mi riguarda, sono impegnato nel chiedere una revisione del Trattato di Lisbona. È una cosa che potrebbe fare solo bene alla Grecia. Deve essere possibile lasciare l'euro, senza abbandonare l'Unione Europea, cosa che ora non è consentita. L'ultimo congresso della CSU ha approvato all'unanimità questa mia proposta. Non si sana il debito creando altri debiti». L' intervistatore insiste su i trattati europei e ripete: «Ufficialmente il pacchetto salva Stati si chiama "Meccanismo europeo di stabilità". Stabilità ed Europa è un abbinamento che suona come rassicurante...». Ma per Gauweiler le cose non sono come sembrano: «L'ESM va con t ro quanto stabilito quando abbiamo abolito la Deutsche Mark, va le a dire il divieto per l'Unione Europea e per gli Stati membri di farsi carico dei debiti di un altro Paese membro. Senza l'intervento della Corte Costituzionale Federale, l'importo di questa sorta di fondo non avrebbe avuto alcuna limitazione. L'ESM viola tutti i principi democratici, tanto più che il suo Direttorio non è soggetto ad alcun controllo parlamentare. Inoltre, questo fondo è, nei fatti, strettamente collegato alla direzione della Banca Centra le Europea che, per parte sua, sta sempre più divenendo il vero centro di governo dell'Unione Europea, benché non sia stata eletta da nessuno. Né i membri del Direttorio dell'ESM né quelli della BCE sono mai stati eletti dai cittadini europei». In sintesi, per Peter Gauweiler, lottare contro questo modello di Europa, significa lottare perché la democrazia non sparisca dal continente. Come ama ripetere, il futuro autentico dell'Europa non è e non può essere in un superstato bancario, ma in una libera associazione di piccole entità statali, un po' come nel modello confedera le svizzero: i cantoni europei o, per l'appunto, le macroregioni.

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