“IlGiornale.it
23.02.2013”
Roberto Maroni, qual è la prima cosa che intende fare se
diventerà presidente della Regione Lombardia? «Cancellare la legge regionale che consente ai
consiglieri di ottenere il rimborso. Il principio è che tutte le spese
vanno contenute nelle indennità che i consiglieri ricevono per la propria
funzione. Questa legge ha determinato gli scandali che conosciamo». E la
seconda? «Procedere, insieme agli altri governatori del Nord, alla
Macroregione, che mette in comune i servizi eliminando le diversità nelle
procedure di autorizzazione, nei sistemi sanitari, nelle regole. Così si crea
una massa critica in grado di condizionare Roma e Bruxelles». Questa falange
leghista non rischia di spaventare gli elettori moderati? «Non è una
falange leghista, sono governatori delle regioni sostenuti dalle maggioranze di
coalizione che li hanno eletti. Non è un progetto della Lega ma di tutta la
coalizione, sottoscritto nero su bianco dal Pdl». E se perde? «Non
prendo neppure in considerazione l'ipotesi. Non possiamo consegnare la
Lombardia, la prima regione d'Italia, alla sinistra di Vendola, dei centri
sociali e della Cgil». Ambrosoli è della sinistra radicale? «Non
governerebbe Ambrosoli ma la Cgil. Ambrosoli non ne ha la capacità né
l'esperienza. Non ha mai fatto neppure il consigliere comunale! Con me è
diverso, io ho la serietà e la capacità, già dimostrate al governo a Roma, per
guidare la macchina in corsa che è la Lombardia». Teme di più Ambrosoli o il
terzo incomodo Albertini? «Non temo
niente, sono tranquillo e fiducioso.
Albertini è stato sedotto e abbandonato
anche dai suoi. Votare Albertini vuol dire votare Ambrosoli, sono sicuro che
gli elettori hanno ben capito che la partita è tra me e Ambrosoli. Noi siamo il
centrodestra che vuole mantenere la Lombardia in testa alla classifica del
servizio sanitario migliore e che costa meno. E invece c'è chi vuole scassare
tutto. Ambrosoli o altri terzi incomodi che non conteranno». Tutti si
aspettano molti voti per Grillo. «È l'antipolitica, che distrugge ma non ha
un progetto. Dico agli indecisi di non votare Grillo, di non votare chi vuol
buttare bombe su Montecitorio, ma di dare il voto a chi ha dato prova di aver
ben governato e conseguito successi anche nella lotta alla mafia». La Corte
dei Conti dice che in Lombardia la corruzione è sconcertante. «Immagino faccia riferimento anche al sistema Sesto, alla vicenda del pd
Penati. In tutti i partiti sono avvenute violazioni. Io con la mia storia
personale sono la garanzia che simili cose non accadranno più. Tolleranza zero
con il malaffare». Qualche anticipazione sul vicepresidente e la giunta? «La
metà sarà composta di donne. E l'appartenenza politica vale 0, il merito 10:
quel che conta è se hai capacità e sei la persona giusta. Non ti prendo se hai
la tessera. Voglio persone capaci, competenti e possibilmente giovani». Nel
suo programma si parla di tagliare i costi della burocrazia. Come? «Penso a
una moratoria di tre anni per gli adempimenti burocratici. Per tre anni chi
vuole fare un'impresa avrà le autorizzazioni che chiede in tre giorni». Tre
giorni è un modo di dire? «No. Ribalteremo tutto. Adesso il concetto è: non
mi fido di te imprenditore e voglio migliaia di documenti. Io parto dal
principio opposto e cioè che mi fido, controllo se applichi le regole e se le
controlli bene. Ma se non le applichi, con me hai finito di lavorare». E il
75 per cento delle tasse in Lombardia? C'è chi lo ritiene un progetto irrealizzabile
o inutile. «Non è così. Oggi non più del 66 per cento delle tasse pagate in
Lombardia rimane nella regione. La differenza vale 16 miliardi di euro. Ed è un
progetto realizzabile, se anche non vincessimo a Roma, dalle sole regioni del
Nord». Chi le piacerebbe vedere al Quirinale? «Oggi è più importante la
Lombardia perché da qui, più che dal Quirinale, si può governare un processo di
cambiamento e di rinnovamento». E il generale inverno? La neve avrà
influenza sul voto? «La neve non mi preoccupa. Siamo abituati a questo
tempo».

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