“Alessandro Montanari”
“La Padania 14.02.2013”
Sembrava
fantapolitica ma ora è il caso di arrendersi all'evidenza: Monti, Bersani e
Vendola stanno cucinando l'inciucio politico
più ardito e indigeribile dai tempi del compromesso storico tra Dc e Pci. A
dircelo, in una sorta di lenta e progressiva preparazione dell'opinione pubblica,
sono proprio loro, i diretti interessati. Basta leggere in controluce e con un
po' della necessaria malizia le loro dichiarazioni di giornata, sempre più
segnate dalla reciproca volontà di dialogo, e confrontarle con quelle di inizio campagna elettorale, viceversa bagnate da una ostilità tanto
orgogliosa quanto ostentata. Ricordate il biasimo di Vendola per il linguaggio «tra
democrastianeria e Grande oriente democristiano » del Professore? E la ruvida
richiesta di Monti a Bersani di «Silenziare» la voce della sinistra radicale?
Ferite sanate, si direbbe. Ora, infatti, i due nemici di classe stanno provando a conoscersi un po'
meglio e a vedere se riescono a far la pace in tempo per il {dopo-)voto. Esageriamo?
Giudicate voi. «Se Vendola - quello che prima era da «Silenziare», dice oggi
Monti – dovesse adottare una posizione più riformista, che non so se sia
probabile o improbabile, le fortissime riserve che attualmente io ho nei confronti
di una cooperazione con lui, potrebbero anche essere riviste».
D'accordo, non siamo all'abbraccio ma è un fatto acclarato che dopo il grande freddo è iniziato il disgelo. Anche perché, oltre ad annunciare che potrebbe collaborare con Vendola, il Prof si premura anche di spiegare al leader di Sei che cosa dovrebbe fare per rendere possibile l'intesa politica sulla quale potrebbe fondarsi il governo prossimo venturo. Due cose "trattabili ": «non ostacolare grandi lavori come la Tav o favorire anziché ostacolare le riforme del lavoro». E volete che, in caso di pareggio al Senato, il signor Monti e il signor Vendola non trovino un compromesso di potere su queste faccende? Non sarebbe neanche difficile. Buttiamola n: uno potrebbe dire sì alla Tav, che tanto è già in fase di realizzazione, e l'altro potrebbe alleggerire la mano sulla riforma del lavoro lasciando che il leader della sinistra possa rivendicare davanti ai suoi di avere salvato l'articolo 18 che tanto, come tutti i piccoli e medi imprenditori sanno bene, non costituisce affatto un problema industriale. L'impressione che l'inciucio stia facendo significativi progressi, comunque, non ce l'hanno solo gli osservatori di palazzo. li primo ad ammettere «con piacere» il riavvicinamento in corso tra la sinistra post-comunista (sua alleata) e il leader centrista (suo avversario) è proprio Pier Luigi Bersani. «Col populismo e tutti i problemi che ci sono – premette sornione il leader del Pd - andarsela a prendere sempre con Vendola mi sembrava un po’ esagerato. Le dichiarazioni di Monti le ho registrate anche io ed è un passaggio che mi ha fatto naturalmente piacere ». Chiaro no? Ma se qualcuno fosse così ingenuo da non volersi ancora rassegnare all'evidenza, allora ascolti quello che ieri è tornato a ripetere Antonio Ingroia: «Mi pare evidente l'accordo occulto tra loro. Si sta andando a tappe forzate verso l'accordo per fare un governo tra il centrosinistra e Monti che si muoverà in linea con le politiche adottate da Monti nell'ultimo anno a Palazzo Chigi». In serata, per la cronaca, arriva la puntuale smentita di Mario Monti che nega qualsiasi riavvicinamento con Vendola. Ma in politica certe manovre un po' troppo spericolate si comunicano proprio così, un po' per volta. Altrimenti la pillola non va giù.
D'accordo, non siamo all'abbraccio ma è un fatto acclarato che dopo il grande freddo è iniziato il disgelo. Anche perché, oltre ad annunciare che potrebbe collaborare con Vendola, il Prof si premura anche di spiegare al leader di Sei che cosa dovrebbe fare per rendere possibile l'intesa politica sulla quale potrebbe fondarsi il governo prossimo venturo. Due cose "trattabili ": «non ostacolare grandi lavori come la Tav o favorire anziché ostacolare le riforme del lavoro». E volete che, in caso di pareggio al Senato, il signor Monti e il signor Vendola non trovino un compromesso di potere su queste faccende? Non sarebbe neanche difficile. Buttiamola n: uno potrebbe dire sì alla Tav, che tanto è già in fase di realizzazione, e l'altro potrebbe alleggerire la mano sulla riforma del lavoro lasciando che il leader della sinistra possa rivendicare davanti ai suoi di avere salvato l'articolo 18 che tanto, come tutti i piccoli e medi imprenditori sanno bene, non costituisce affatto un problema industriale. L'impressione che l'inciucio stia facendo significativi progressi, comunque, non ce l'hanno solo gli osservatori di palazzo. li primo ad ammettere «con piacere» il riavvicinamento in corso tra la sinistra post-comunista (sua alleata) e il leader centrista (suo avversario) è proprio Pier Luigi Bersani. «Col populismo e tutti i problemi che ci sono – premette sornione il leader del Pd - andarsela a prendere sempre con Vendola mi sembrava un po’ esagerato. Le dichiarazioni di Monti le ho registrate anche io ed è un passaggio che mi ha fatto naturalmente piacere ». Chiaro no? Ma se qualcuno fosse così ingenuo da non volersi ancora rassegnare all'evidenza, allora ascolti quello che ieri è tornato a ripetere Antonio Ingroia: «Mi pare evidente l'accordo occulto tra loro. Si sta andando a tappe forzate verso l'accordo per fare un governo tra il centrosinistra e Monti che si muoverà in linea con le politiche adottate da Monti nell'ultimo anno a Palazzo Chigi». In serata, per la cronaca, arriva la puntuale smentita di Mario Monti che nega qualsiasi riavvicinamento con Vendola. Ma in politica certe manovre un po' troppo spericolate si comunicano proprio così, un po' per volta. Altrimenti la pillola non va giù.

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