“Andrea Ballarin”
“La Padania 23.02.2013”
La lunga maratona elettorale
di Roberto Maroni, candidato alla guida del Pirellone, si è conclusa a Bergamo,
alla Fiera di via Lunga. Una grande festa tra amici ancor prima che un appuntamento
elettorale, anticipata dall'affetto caloroso dimostrato al leader della Lega Nord dai sostenitori di Varese
che aveva incontrato qualche ora prima in Corso Matteotti nel cuore della Città Giardino. Spetta a Matteo Salvini,
segretario nazionale della Lega Lombarda, il compito di aprire l'ultimo appuntamento di campagna elettorale. Il pensiero
e il cuore dell'esponente leghista va ai militanti del Carroccio, ai candidati,
ai sostenitori e a tutti coloro i quali hanno contribuito al grande lavoro di squadra
organizzato a supporto di Maroni: «Stasera
si fa festa -sono state le parole di Salvini – ma domani, per legittima difesa contro
le truppe cammellate di sinistra, si va casa per casa a chiedere il voto». Poi
il segretario leghista ha suonato la carica: «Siete uno spettacolo, andiamo a vincere». Il messaggio del presidente
federale della Lega, Umberto Bossi, è della stessa intensità emotiva: «Maroni deve diventare governatore, punto e
basta». «Siamo una squadra - ha sottolineato Bossi - si gioca insieme, votiamo tre
volte il guerriero e facciamo nascere la tenaglia Bossi-Maroni». Maroni sale su
l palco, è standing ovation. «Si chiude stasera - sono state le prime parole
del leader del Carroccio - una campagna lunghissima, faticosa ma bellissima per
me e per voi». «Chiudo la campagna elettorale
qui a Bergamo ha tenuto a precisare Maroni - per dare un segnale alla Lombardia, voglio fare pulizia nella Lombardia:
camorra 'ndrangheta, un calcio nel culo».
Maroni rivendica «la forza straordinaria dei militanti», ricorda a tutti che è davvero a portata di mano «il sogno di guidare la regione più importante d'Europa». Maroni è un fiume in piena, esalta il sistema sanitario territoriale, si dice «orgoglioso di guidare la regione che amo». «Fare il governatore della Lombardia -dice- vale più di mille ministeri a Roma, cosa c'è di più bello per un federalista guidare la propria terra?». In effetti, se tutti gli elettori lombardi ancora indecisi potessero leggere la risposta che Roberto Maroni, candidato alla guida del Pirellone, ha dato ieri a una domanda formulata da affaritaliani.it, non avrebbero più dubbi che il voto assegnato al leader della Lega Nord è la migliore – se non l' unica - scelta possibile e consapevole da fare nel segreto dell'urna. «Perché bisognerebbe votare lei?», è stato chiesto a Maroni. «Perché io sono un pilota esperto - ha replicato con determinata pacatezza il segretario federale del Carroccio - Ambrosoli non è stato neanche consigliere comunale. Se vince lui governeranno Dario Fo, Cgil, sinistra radicale. Non credo sia un bene. lo posso garantire che al governo della Lombardia mi occuperò dei problemi dei lombardi con la concretezza». L'opzione Ambrosoli, dunque, i lombardi non dovrebbero nemmeno prenderla in considerazione. Come, del resto, nemmeno quella rappresentata dall'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini (sul quale si è abbattuta la bufera sollevata dalla Procura di Cremona per il caso di presunte firme false per la compilazione delle liste) o da Oscar Giannino (finito nell'occhio del ciclone per gli svariati titoli accademici millantati e rivelatisi, invece, delle patacche): «Ci sono tanti moralizzatori che parlano di trasparenza e legalità - ha commentato sferzante Maroni -e poi si è visto. Oscar Giannino, Albertini, io faccio fatti e la mia storia è li a dimostrare che se c'è bisogno di onestà e trasparenza io sono in grado di garantirla. Gli altri chiacchierano e poi vengono presi con le mani nella marmellata». Le parole d'ordine di Maroni - ribadite con forza di fronte alla platea bergamasca - sono, invece, sicurezza, legalità, trasparenza, una garanzia per le giovani generazioni, per le famiglie in difficoltà, per chi vuole contribuire concretamente a far rimanere in Lombardia almeno il 75% delle imposte prodotte su l territorio, per eh i crede nel sogno di riorganizzare l'assetto istituzionale di questo Stato malandato, rendendolo snello, privo di stupida burocrazia, a misura di cittadino. Cade la neve sulla Lombardia, il pericolo è che gli elettori siano disincentivati a recarsi ai seggi, per questo l' invito ad andare a votare di Maroni ieri è stato risoluto: «Il mio appello è di andare al voto - ha detto il leader della Lega - e di votare Roberto Maroni». «Penso - ha evidenziato il candidato presidente della Lombardia - di aver l'esperienza, la capacità e l'onestà, d i mostrate a Roma come ministro e adesso per il governo della regione più importante d'Italia e fra le più importanti d'Europa». «Ci vediamo al Pirellone», diceva ieri scaramanticamente il leader leghista ai molti sostenitori venuti a salutarlo al "Maroni Point" di Corso Buenos Aires dopo un incontro con l'associazione dei genitori separati. Tra i tanti, a sorpresa, anche l'ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il quale, riferendosi ai sondaggi commissionati dal suo movimento - ma non divulgabili - gli ha assicurato che «comunque vanno bene». «In bocca al lupo», è stato l'incoraggiamento dell'esponente di centrodestra all'amico Bobo. Crepi, diciamo noi.
Maroni rivendica «la forza straordinaria dei militanti», ricorda a tutti che è davvero a portata di mano «il sogno di guidare la regione più importante d'Europa». Maroni è un fiume in piena, esalta il sistema sanitario territoriale, si dice «orgoglioso di guidare la regione che amo». «Fare il governatore della Lombardia -dice- vale più di mille ministeri a Roma, cosa c'è di più bello per un federalista guidare la propria terra?». In effetti, se tutti gli elettori lombardi ancora indecisi potessero leggere la risposta che Roberto Maroni, candidato alla guida del Pirellone, ha dato ieri a una domanda formulata da affaritaliani.it, non avrebbero più dubbi che il voto assegnato al leader della Lega Nord è la migliore – se non l' unica - scelta possibile e consapevole da fare nel segreto dell'urna. «Perché bisognerebbe votare lei?», è stato chiesto a Maroni. «Perché io sono un pilota esperto - ha replicato con determinata pacatezza il segretario federale del Carroccio - Ambrosoli non è stato neanche consigliere comunale. Se vince lui governeranno Dario Fo, Cgil, sinistra radicale. Non credo sia un bene. lo posso garantire che al governo della Lombardia mi occuperò dei problemi dei lombardi con la concretezza». L'opzione Ambrosoli, dunque, i lombardi non dovrebbero nemmeno prenderla in considerazione. Come, del resto, nemmeno quella rappresentata dall'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini (sul quale si è abbattuta la bufera sollevata dalla Procura di Cremona per il caso di presunte firme false per la compilazione delle liste) o da Oscar Giannino (finito nell'occhio del ciclone per gli svariati titoli accademici millantati e rivelatisi, invece, delle patacche): «Ci sono tanti moralizzatori che parlano di trasparenza e legalità - ha commentato sferzante Maroni -e poi si è visto. Oscar Giannino, Albertini, io faccio fatti e la mia storia è li a dimostrare che se c'è bisogno di onestà e trasparenza io sono in grado di garantirla. Gli altri chiacchierano e poi vengono presi con le mani nella marmellata». Le parole d'ordine di Maroni - ribadite con forza di fronte alla platea bergamasca - sono, invece, sicurezza, legalità, trasparenza, una garanzia per le giovani generazioni, per le famiglie in difficoltà, per chi vuole contribuire concretamente a far rimanere in Lombardia almeno il 75% delle imposte prodotte su l territorio, per eh i crede nel sogno di riorganizzare l'assetto istituzionale di questo Stato malandato, rendendolo snello, privo di stupida burocrazia, a misura di cittadino. Cade la neve sulla Lombardia, il pericolo è che gli elettori siano disincentivati a recarsi ai seggi, per questo l' invito ad andare a votare di Maroni ieri è stato risoluto: «Il mio appello è di andare al voto - ha detto il leader della Lega - e di votare Roberto Maroni». «Penso - ha evidenziato il candidato presidente della Lombardia - di aver l'esperienza, la capacità e l'onestà, d i mostrate a Roma come ministro e adesso per il governo della regione più importante d'Italia e fra le più importanti d'Europa». «Ci vediamo al Pirellone», diceva ieri scaramanticamente il leader leghista ai molti sostenitori venuti a salutarlo al "Maroni Point" di Corso Buenos Aires dopo un incontro con l'associazione dei genitori separati. Tra i tanti, a sorpresa, anche l'ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il quale, riferendosi ai sondaggi commissionati dal suo movimento - ma non divulgabili - gli ha assicurato che «comunque vanno bene». «In bocca al lupo», è stato l'incoraggiamento dell'esponente di centrodestra all'amico Bobo. Crepi, diciamo noi.

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