“Pierpaolo
Lio Andrea Senesi”
“Il
Corriere 04.02.2013”
MILANO - «Non ha mai fatto nemmeno il consigliere
di zona. Uno che non ha nemmeno la patente A non può guidare una Ferrari come
la Lombardia. Ci porta a schiantarci subito». Oppure: «Io sono l'antimafia dei
fatti, lui quella del blabla». Ancora «Il giovane avvocato ha imparato subito
la vecchia politica. Dice cose che diceva il vecchio De Mita, è il futuro che
arretra». E per finire: «Vinceremo contro i fighetti che stanno nei quartieri
alti». La raffica della domenica. Bobo Maroni è scatenato. Nel mirino, il
candidato del centrosinistra alle regionali, Umberto Ambrosoli. LA «SQUADRA»
LEGHISTA - Il leader della Lega (che incassa anche il sostegno del Partito
Repubblicano milanese) presenta la squadra, «i magnifici ottanta» della lista
per il Pirellone. Il sogno è questo, dice Bobo. Conquistare la Lombardia,
creare la macroregione del nord e avviare la rivoluzione fiscale a partire da
quel numero magico: il 75 per cento di tasse da mantenere sul territorio. Il
tono è stentoreo, al Teatro Nuovo pieno di mille militanti in estasi: «Con una
squadra così possiamo solo vincere e noi vinceremo in Lombardia perché questo è
il nostro sogno. Vinceremo». Per festeggiare i lumbard torneranno all'antico:
il pratone di Pontida li aspetta il 7 aprile, per celebrare la nascita del
grande Nord a guida leghista. Si pensa già al dopo. Ai primi 100 giorni. E così
si scopre che quando saranno a Palazzo Lombardia, i barbari sognanti
sposteranno l'ufficio del governatore Maroni dal 35esimo al primo piano e
cancelleranno la legge sui rimborsi elettorali. Fuori i giovani del Pd
distribuiscono bicchieri di latte ai passanti, ironizzando sulla multe europee.
Matteo Salvini, dentro, fa da padrone di casa. Applauso collettivo per Bossi e poi via con la presentazione della squadra. Il popolo lumbard ci crede, è ottimista. Applausi e ovazioni per tutti, fischi solo per Ambrosoli e il presidente della Repubblica, colpevole, secondo Maroni, di voler far calare il silenzio sulla vicenda Montepaschi. IL PDL - Intanto, la macchina Lega-Pdl torna a girare a pieno regime. E la dimostrazione è la giornata milanese che vede protagonista anche Silvio Berlusconi. Il Cavaliere lancia i suoi «impegni» a livello nazionale in caso di vittoria (in platea però si notano le assenze eccellenti del governatore uscente, Roberto Formigoni, e del presidente della Provincia, Guido Podestà). Ma un pensiero va anche alla Lombardia. Alla sfida che vale doppia: decisiva per gli equilibri del Senato, fondamentale per difendere la roccaforte del centrodestra. Ecco perché qui si moltiplicheranno gli sforzi e i due leader si troveranno fianco a fianco il 18 febbraio. «Faremo una grande manifestazione insieme, io e Maroni», spiega nel breve tragitto a piedi che lo porta dal ristorante Mamma Oliva - dove ha pranzato con i suoi fedelissimi (brunch a base di pizza con mozzarella di bufala e antipasti con specialità campane) - alla residenza di via Rovani. «Va molto bene. I sondaggi ci danno vincenti. Maroni ce la farà», sparge ottimismo l'ex premier che ribadisce come invece il montiano Gabriele Albertini «non ha nessuna possibilità e sarebbe quindi utile si ritirasse».
Matteo Salvini, dentro, fa da padrone di casa. Applauso collettivo per Bossi e poi via con la presentazione della squadra. Il popolo lumbard ci crede, è ottimista. Applausi e ovazioni per tutti, fischi solo per Ambrosoli e il presidente della Repubblica, colpevole, secondo Maroni, di voler far calare il silenzio sulla vicenda Montepaschi. IL PDL - Intanto, la macchina Lega-Pdl torna a girare a pieno regime. E la dimostrazione è la giornata milanese che vede protagonista anche Silvio Berlusconi. Il Cavaliere lancia i suoi «impegni» a livello nazionale in caso di vittoria (in platea però si notano le assenze eccellenti del governatore uscente, Roberto Formigoni, e del presidente della Provincia, Guido Podestà). Ma un pensiero va anche alla Lombardia. Alla sfida che vale doppia: decisiva per gli equilibri del Senato, fondamentale per difendere la roccaforte del centrodestra. Ecco perché qui si moltiplicheranno gli sforzi e i due leader si troveranno fianco a fianco il 18 febbraio. «Faremo una grande manifestazione insieme, io e Maroni», spiega nel breve tragitto a piedi che lo porta dal ristorante Mamma Oliva - dove ha pranzato con i suoi fedelissimi (brunch a base di pizza con mozzarella di bufala e antipasti con specialità campane) - alla residenza di via Rovani. «Va molto bene. I sondaggi ci danno vincenti. Maroni ce la farà», sparge ottimismo l'ex premier che ribadisce come invece il montiano Gabriele Albertini «non ha nessuna possibilità e sarebbe quindi utile si ritirasse».

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