“Simone Girardin”
“La Padania 03-04.02.2013”
Affitti
troppo elevati, difficoltà nell'accesso al credito. Ma anche la grana Ecopass,
aumento dell'Iva affollamento di centri commerciali, mancanza di liquidità. E
ancora: contraffazione e una pressione fiscale diventata insostenibile. Milano
e i suoi commercianti mettono sul tavolo di Roberto Maroni, ieri sotto
la Madonnina per un doppio appuntamento con le categorie produttive nei bar del centro, le
priorità da risolvere. E in fretta. Temi spinosi che «a volte mi fanno dire,
appena mi alzo alla mattina, se non
conviene chiudere o magari aprire in Svizzera ... », spiega una distinta
signora su i 50 anni proprietaria di un'attività commerciale in via Dante,
cuore pulsante degli acquisti milanesi. E in quel tratto di strada chiusa al
traffico che va dal Duomo all'altro simbolo di Milano, il Castello Sforzesco, si
respira l'aria di crisi che attanaglia anche una Regione operosa e ricca come la Lombardia.
Il leader leghista lo sa bene. Risponde a ogni domanda senza mai sottrarsi,
anche a quelle più scomode. Lui la ricetta l'ha. E l'ha messa nero su bianco
nel programma sottoscritto anche dagli alleati del Pdl: trattenere il 75% delle
tasse sul territorio. «Allora sì - spiega Maroni seduto ai tavolini di un bar e
accerchiato da fotografi, giornalisti e
commercianti - che potremo azzerare l'Irap, aprire a forme di finanziamento
agevolato per le pmi, cancellare il bollo
auto».
«Non ho ancora capito perché a sinistra si ostinano a dire che non va bene, che non si può. Ma come? La Sicilia ha la facoltà di trattenere il 100 per cento delle tasse e i lombardi nemmeno il 75? Anche la Lombardia è speciale. Siamo la locomotiva di questo Paese». Maroni pensa a una fiscalità di vantaggio per i territori. Un piccolo esempio è Varese. Li, proprio grazie alla Lega, si è riusciti a portare a casa lo sconto benzina per i residenti che accusano il colpo del prezzo del carburante, molto più alto rispetto alla vicina Svizzera. Certo, oggi i soldi scarseggiano. Lo sa bene il candidato leghista alla guida del Pirellone. «Ecco perché bisogna rendere tutti e tutto più trasparente e responsabile. Sappiamo che bisognerà spendere meno e meglio». E qui entra il gioco l'accesso al credito. Il gesto di Maroni con le mani intorno al collo è fin troppo chiaro. Tradotto: sarebbero da strozza re le banche. di chi ha preso soldi dalla Bce all’1 percento per poi andare a sostenere il debito pubblico con interessi del 6 per cento. A rimetterei famiglie e imprese a cui è sempre più difficile, se non impossibile, accedere al credito. Maroni parla anche di un'Equitalia «Su base regionale» dove si deve aver fiducia negli imprenditori. ˊIo l'ho. Parto da questo dato. Poi, una volta fatti i controlli, se qualcuno ha sgarrato, allora deve pagare». Ma oggi – annota ancora il leader leghista accompagnato da Matteo Salvini - si è ribaltato tutto. Per lo Stato i contribuenti sono tutti evasori... da perseguitare». Capitolo delocalizzazioni. «Dobbiamo sostenere il nostro tessuto produttivo. Molti sforzi andranno in questa direzione grazie al 75% delle tasse che rimarranno qui». Con un occhio di riguardo ai giovani. «fermare l'emorragia, la fuga dei cervelli, è l'imperativo di Maroni. Come? «Tre anni, quelli della fase di start up, con fiscalità agevolata per tre anni». C'è ancora il tempo per firmare, con tanto di dediche, qualche libro "Il mio Nord" prima di correre verso Corso Buenos Aires per l'inaugurazione del Maroni point. Dietro la voce di Salvini è lapidaria e va le più di mille commenti: «Un anno e mezzo di modello Pisapia ci deve far capire cosa succederà se dovesse vincere Ambrosoli...».
«Non ho ancora capito perché a sinistra si ostinano a dire che non va bene, che non si può. Ma come? La Sicilia ha la facoltà di trattenere il 100 per cento delle tasse e i lombardi nemmeno il 75? Anche la Lombardia è speciale. Siamo la locomotiva di questo Paese». Maroni pensa a una fiscalità di vantaggio per i territori. Un piccolo esempio è Varese. Li, proprio grazie alla Lega, si è riusciti a portare a casa lo sconto benzina per i residenti che accusano il colpo del prezzo del carburante, molto più alto rispetto alla vicina Svizzera. Certo, oggi i soldi scarseggiano. Lo sa bene il candidato leghista alla guida del Pirellone. «Ecco perché bisogna rendere tutti e tutto più trasparente e responsabile. Sappiamo che bisognerà spendere meno e meglio». E qui entra il gioco l'accesso al credito. Il gesto di Maroni con le mani intorno al collo è fin troppo chiaro. Tradotto: sarebbero da strozza re le banche. di chi ha preso soldi dalla Bce all’1 percento per poi andare a sostenere il debito pubblico con interessi del 6 per cento. A rimetterei famiglie e imprese a cui è sempre più difficile, se non impossibile, accedere al credito. Maroni parla anche di un'Equitalia «Su base regionale» dove si deve aver fiducia negli imprenditori. ˊIo l'ho. Parto da questo dato. Poi, una volta fatti i controlli, se qualcuno ha sgarrato, allora deve pagare». Ma oggi – annota ancora il leader leghista accompagnato da Matteo Salvini - si è ribaltato tutto. Per lo Stato i contribuenti sono tutti evasori... da perseguitare». Capitolo delocalizzazioni. «Dobbiamo sostenere il nostro tessuto produttivo. Molti sforzi andranno in questa direzione grazie al 75% delle tasse che rimarranno qui». Con un occhio di riguardo ai giovani. «fermare l'emorragia, la fuga dei cervelli, è l'imperativo di Maroni. Come? «Tre anni, quelli della fase di start up, con fiscalità agevolata per tre anni». C'è ancora il tempo per firmare, con tanto di dediche, qualche libro "Il mio Nord" prima di correre verso Corso Buenos Aires per l'inaugurazione del Maroni point. Dietro la voce di Salvini è lapidaria e va le più di mille commenti: «Un anno e mezzo di modello Pisapia ci deve far capire cosa succederà se dovesse vincere Ambrosoli...».

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