martedì 5 febbraio 2013

Cerro, paese dei siti inquinati

"Emanuele Dolcini"
"IlCittadino 05.02.2013"


Cerro Bilancio di fine legislatura per le bonifiche ambientali della Regione. Dal 1992 il Pirellone ha stanziato 230 milioni di euro per la messa in sicurezza ma resta il problema dei “Sin”, i Siti di interesse nazionale, fra cui Cerro al Lambro con la Gazzera e l’ex chimica Saronio. Questo il quadro emerso giovedì della scorsa settimana dal convegno “Marketing delle aree contaminate” a palazzo Lombardia, presente l’assessore all’ambiente, energia e reti Leonardo Salvemini. L’incontro ha tracciato i contorni di due decenni di interventi coordinati dalla Regione - anche se non direttamente finanziati da essa - alla vigilia di un passaggio elettorale decisivo. La lista raggiunge quota 4.478 siti di cui 1300 già bonificati, 873 contaminati, 542 censiti ma definiti «non contaminati», mentre i rimanenti 1763 sono «potenzialmente contaminati» e quindi bisognerà mettere mano nei prossimi anni. In questa immensa “coda” avvelenata del sistema industriale lombardo spiccano gli otto “Sin”, i Siti di interesse nazionale censiti dal ministero dell’Ambiente: Milano Bovisa gasometri, Cerro al Lambro, Pioltello-Rodano, Sesto San Giovanni, area Caffaro a Brescia, ex Fibronit a Pavia, Broni, area laghi di Mantova e Polo chimico mantovano. Il ministero dell’Ambiente ha trasferito al capitolo bonifica dei “Sin” 64 milioni di euro in ventun anni, impegnati anche nello scenario cerrese.
Già alcuni giorni fa in una lettera al ministro Corrado Clini l’assessore Salvemini aveva chiesto di accelerare la bonifica dei siti in oggetto (in un quadro di passaggio di testimone politico anche a Roma). Il convegno di giovedì ha messo in luce come la Regione nelle ultime tre legislature - pur non mancando le inchieste anche sullo stoccaggio rifiuti tossici - abbia svolto una mole di lavoro enorme nella decontaminazione dei siti. Ottantadue comuni lombardi hanno ricevuto fondi dal Piano regionale bonifiche e 34 hanno completato la procedura. Resta il problema dei Siti di interesse nazionale, compresa la Gazzera e l’ex chimica di Cerro. Il summit regionale ha puntato i riflettori anche su un altro aspetto, cioè che il principio della responsabilità soggettiva dell’inquinatore talvolta si dissolve in una pura teoria: «Gli interventi sono a bassa sostenibilità economica». La messa in sicurezza della Gazzera di Cerro costerà a conclusione, prevista nel 2014, 60 milioni di euro. La copertura dei costi sarebbe in teoria a carico delle due proprietà private delle aziende agricole che permisero lo sversamento di 110mila tonnellate di melme acide su 50 ettari di terreni lungo il Lambro.

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