“Alessandro Montanari”
“La Padania 29.01.2013”
Vi
ricordate il Mario Monti tecnico che derideva i politici perché
credevano possibile abbassare le tasse e perfino abolire l'Imu? Ebbene, quel
Professore algido e rigorosissimo non esiste più perché la campagna elettorale l'ha
irrevocabilmente tra sformato nel
classico politico da promesse acchiappa-voti. Il momento della muta è avvenuto ieri
mattina quando il presidente del Consiglio, protagonista dell'ennesima
stucchevolissima comparsata televisiva, ha esposto un programma elettorale che,
di fatto, sconfessa punto per punto la linea dell'ultimo anno di governo. Nello
stupore dello studio, infatti, Monti annuncia di voler ridurre l'Irpef, l'Irap
e persino l'Imu. Per quanto riguarda la tassa sulla casa, il Prof promette di volerla decurtare già da quest'anno, «accrescendo
la detrazione sulla prima casa da 200 a 400 euro e raddoppiando le detrazioni
da 100 a 200 euro, per ciascun figlio e anziano a carico fino a un massimo di 800
euro». cd i costo stimato - spiega Monti - è due miliardi e mezzo. La copertura
viene dal contenimento della spesa corrente primaria pari a circa 3 miliardi».
Quanto all'Irap, invece, il programma montiano prevede una «riduzione favorevole al lavoro dal 2014 con l'eliminazione del monte salari dalla base imponibile dell'Irap. Il totale sarà pari al dimezzamento dell'attuale carico fiscale sul settore privato, circa 11,5 miliardi di imposta in meno in cinque anni sulle imprese». Ma non è finita qui. Il capo del Governo che ci ha tartassato oltre ogni logica, giura ora di volerei abbassare anche l'Irpef. Questa però dal 2014. «Vogliamo ridurre il peso dell'imposta a partire dai redditi medio bassi attraverso l'aumento delle detrazioni per i carichi familiari e la riduzione delle aliquote a partire da quelle più basse. Complessivamente nella legislatura ridurremo il gettito Irpef di 15,5 miliardi». Bello no? Basta crederci ... A tratti infatti Dr. Jekyll torna a lasciare spazio a Mr. Hyde. Succede quando il Prof, interpellato sulla «polvere sotto il tappeto» che secondo Bersani sarebbe stata lasciata nei bilanci dai tecnici, si lascia sfuggire una previsione dal vago retrogusto di minaccia. «Se nel 2013 il Pii va peggio di quanto previsto - dice il premier - questo è negativo ma non porta di per sé la necessità di una manovra perché l'obiettivo del pareggio di bilancio è in termini strutturali, non ciclici ». «Io -conclude – escludo la manovra, ma non escludo niente rispetto a certi esiti del voto...». Parole che pungono a sinistra, così come la risposta alla domanda sul rapporto tra il Pd e i poteri forti: «Se rispondessi – se la ride Monti - rischierei di essere sbranato». Sgomenta per le promesse fiscali, infastidita dai toni minacciosi delle previsioni elettorali e irritata per le allusioni sul caso Mps, la coalizione rossa passa al contrattacco. La prima a partire è Susanna Camusso: «Benché dimissionario -ricorda la leader della Cgil - Mario Monti dovrebbe ricordarsi di essere il presidente del Consiglio, quindi dovrebbe rispondere su a che punto lascia i conti del Paese. Non può sostenere che la manovra ci può essere o no a seconda di chi vince anche perché appare un messaggio minaccioso agli elettori, anche se non si capisce quale sia la minaccia. I conti sono in ordine o non sono in ordine?». Camusso poi si spinge ancora un po' più in là, equiparando il tecnico Monti a un qualunque altro mestierante della politica. «È come abbiamo visto molte volte in campagna elettorale: "abolirò questo e quest'altro", "ci saranno un milione di posti di lavoro", salvo poi dimenticare cosa è stato fatto fino al giorno prima e cosa s i farà il giorno dopo». A dare il segnale che il clima tra i "promessi sposi" Monti e Bersani va deteriorandosi con l'esplosione dell'affaire Mps è anche la legnata partita da Anna Finocchiaro, una che di solito preferisce il fioretto alla sciabola. «Fino a un mese fa - ricorda la capogruppo dei senatori democratici - il governo assicurava che non s i poteva spendere un euro in più per esodati e terremotati. Oggi si scopre che sarebbe in grado di ridurre lmu e lrpef e parla di somme immaginifiche. Forse il Presidente del Consiglio ha perso il senso della misura». E siccome l'aria che tira intorno al Pd è veramente di tempesta, al timone della nave torna Massimo D'Alema. «In campo – proclama stentoreo l'ex premier - c'è solo la nostra proposta politica. Gli altri concorrono solo per farla fallire. Nessuno crede che Berlusconi possa vincere e che altri possano ostacolare il Pd. Monti vuole staccarci dalla sinistra e Ingroia vuole staccare la sinistra dal Pd». La triste realtà, però, è che i voti del Prof potrebbero essere determinanti, ancor più a Ila luce dell'effetto Mps già misurabile sui sondaggi. Ecco perché Bersani è costretto a tenere la porta aperta: «Sul governo - dice a un giornale francese - siamo pronti a discutere con Monti. Spetterà a lui decidere». L'irritazione per i toni del Prof, tuttavia, è insopprimibile: «Mi par di aver capito che la manovra non si fa se c'è lui. Un po' di modestia sarebbe consigliabile...».
Quanto all'Irap, invece, il programma montiano prevede una «riduzione favorevole al lavoro dal 2014 con l'eliminazione del monte salari dalla base imponibile dell'Irap. Il totale sarà pari al dimezzamento dell'attuale carico fiscale sul settore privato, circa 11,5 miliardi di imposta in meno in cinque anni sulle imprese». Ma non è finita qui. Il capo del Governo che ci ha tartassato oltre ogni logica, giura ora di volerei abbassare anche l'Irpef. Questa però dal 2014. «Vogliamo ridurre il peso dell'imposta a partire dai redditi medio bassi attraverso l'aumento delle detrazioni per i carichi familiari e la riduzione delle aliquote a partire da quelle più basse. Complessivamente nella legislatura ridurremo il gettito Irpef di 15,5 miliardi». Bello no? Basta crederci ... A tratti infatti Dr. Jekyll torna a lasciare spazio a Mr. Hyde. Succede quando il Prof, interpellato sulla «polvere sotto il tappeto» che secondo Bersani sarebbe stata lasciata nei bilanci dai tecnici, si lascia sfuggire una previsione dal vago retrogusto di minaccia. «Se nel 2013 il Pii va peggio di quanto previsto - dice il premier - questo è negativo ma non porta di per sé la necessità di una manovra perché l'obiettivo del pareggio di bilancio è in termini strutturali, non ciclici ». «Io -conclude – escludo la manovra, ma non escludo niente rispetto a certi esiti del voto...». Parole che pungono a sinistra, così come la risposta alla domanda sul rapporto tra il Pd e i poteri forti: «Se rispondessi – se la ride Monti - rischierei di essere sbranato». Sgomenta per le promesse fiscali, infastidita dai toni minacciosi delle previsioni elettorali e irritata per le allusioni sul caso Mps, la coalizione rossa passa al contrattacco. La prima a partire è Susanna Camusso: «Benché dimissionario -ricorda la leader della Cgil - Mario Monti dovrebbe ricordarsi di essere il presidente del Consiglio, quindi dovrebbe rispondere su a che punto lascia i conti del Paese. Non può sostenere che la manovra ci può essere o no a seconda di chi vince anche perché appare un messaggio minaccioso agli elettori, anche se non si capisce quale sia la minaccia. I conti sono in ordine o non sono in ordine?». Camusso poi si spinge ancora un po' più in là, equiparando il tecnico Monti a un qualunque altro mestierante della politica. «È come abbiamo visto molte volte in campagna elettorale: "abolirò questo e quest'altro", "ci saranno un milione di posti di lavoro", salvo poi dimenticare cosa è stato fatto fino al giorno prima e cosa s i farà il giorno dopo». A dare il segnale che il clima tra i "promessi sposi" Monti e Bersani va deteriorandosi con l'esplosione dell'affaire Mps è anche la legnata partita da Anna Finocchiaro, una che di solito preferisce il fioretto alla sciabola. «Fino a un mese fa - ricorda la capogruppo dei senatori democratici - il governo assicurava che non s i poteva spendere un euro in più per esodati e terremotati. Oggi si scopre che sarebbe in grado di ridurre lmu e lrpef e parla di somme immaginifiche. Forse il Presidente del Consiglio ha perso il senso della misura». E siccome l'aria che tira intorno al Pd è veramente di tempesta, al timone della nave torna Massimo D'Alema. «In campo – proclama stentoreo l'ex premier - c'è solo la nostra proposta politica. Gli altri concorrono solo per farla fallire. Nessuno crede che Berlusconi possa vincere e che altri possano ostacolare il Pd. Monti vuole staccarci dalla sinistra e Ingroia vuole staccare la sinistra dal Pd». La triste realtà, però, è che i voti del Prof potrebbero essere determinanti, ancor più a Ila luce dell'effetto Mps già misurabile sui sondaggi. Ecco perché Bersani è costretto a tenere la porta aperta: «Sul governo - dice a un giornale francese - siamo pronti a discutere con Monti. Spetterà a lui decidere». L'irritazione per i toni del Prof, tuttavia, è insopprimibile: «Mi par di aver capito che la manovra non si fa se c'è lui. Un po' di modestia sarebbe consigliabile...».

Nessun commento:
Posta un commento