“Paolo
Guido Bassi”
“La Padania 22.01.2013”
Un mix fra competenza, esperienza e merito. Così
il segretario nazionale della Lega Lombarda definisce le liste lombarde del Carroccio
per Camera e Senato, che domenica – un giorno prima della scadenza ultima di
ieri -sono state depositate presso le
cancellerie di Tribunali e Corti d'Appello. «Sono soddisfatto -conferma Matteo
Salvini-. Presentiamo un'ottima squadra, che a Roma farà sentire la nostra voce
e rappresenterà al meglio tutti i territori della nostra splendida terra». Lei
sarà capolista nel collegio di Milano. Abbandona Strasburgo per l'Urbe? «La mia
è una candidatura di servizio. È normale che a guidare la "truppa" ci
siano il segretario e il presidente nazionale del Movimento, cioè io e Giancarlo
Giorgetti. Avviene così da sempre. Poi non è detto che una volta eletto io
debba per forza ricoprire l'incarico. Roberto Maroni ha introdotto in Lega un
principio sacrosanto: un culo, una sedia. Ognuno di noi lo rispetterà». Ma se
lei potesse scegliere, dove vorrebbe svolgere il suo mandato? «Non è un mistero
che il mio sogno sia di poterlo fare a Milano. A maggior ragione quando avremo
un leghista alla guida del Pirellone. Tutte le nostre energie verranno spese
per centrare questo obiettivo. Manca poco più di un mese al voto, adesso si
lavora e basta. Entro febbraio inaugureremo 24 nuove sezioni della Lega a
dimostrazione che il nostro movimento ha
muscoli e cuore per vincere la sfida».
Ci sono stati malumori fra chi è rimasto escluso dal novero degli eletti "sicuri"? «Prima di pensare ai posti, bisogna pensare a vincere. Fare del le scelte è sempre difficile e spesso è pure sgradevole, perché davvero sono tanti gli uomini e le donne che hanno tutte le carte in regola per rappresentare la Lega in Parlamento. In Lombardia contiamo oltre 3.000 eletti nei Comuni e nelle Province, tutti militanti e amministratori meritevoli di un riconoscimento. Ma siccome moltiplicare pan i e pesci non sempre riesce, alla fine abbiamo scelto alcune decine di persone. Anche chi non andrà alla Camera e al Senato, avrà comunque modo di dare il suo contributo alle nostre battaglie». Infatti Maroni ha scelto di candidarsi solo in Lombardia. È l'unico leader nazionale ad aver fatto una scelta del genere. «Una grande dimostrazione di coerenza. Altri, a partire da uno dei suoi avversari (Gabriele Alberini, ndr), hanno deciso di assicurarsi una poltrona sicura a Roma. È una dimostrazione di debolezza, ma del resto c'è chi ha capito di perdere e chi è sicuro di vincere». SENATO – LOMBARDIA Si basa sui sondaggi che danno il centrodestra avanti in Lombardia? «Io ai sondaggi credo sempre poco, sono scettico per natura. Però quando parlo al bar, con il tassista o durante la fila al supermercato, ho dei riscontri molto positivi. Vinceremo in Lombardia e anche alle Politiche il risultato sarà tutt'altro che scontato». Una sorta di "effetto Pisapia", ma al contrario... «L'esempio è calzante. Alle amministrative milanesi, Pisapia era partito sfavorito, poi ha ribaltato i pronostici. È successo per errori commessi dal centrodestra e per l'entusiasmo dimostrato dalla base del centrosinistra in quella competizione. Oggi abbiamo una situazione speculare. Molto entusiasmo per la corsa di Maroni e parecchi errori da parte del centrosinistra. Cose che agli elettori non sfuggono ». Allude al "niet" di Bersani sulla proposta del 75% delle tasse da lasciare sul territorio? «Il segretario del Pd è stato onesto: loro questa cosa non la vogliono realizzare. Lo ha detto a più riprese e allo stesso modo si sono espressi gli esponenti della sua coalizione, a partire dal candidato governatore, Ambrosoli. I cittadini faranno le loro valutazioni. Sceglieranno se votare chi gli darà modo di non pagare più Ira p, bollo auto e avere libri gratis per i propri figli e chi invece vuole continuare a fregargli i soldi per mantenere uno Stato assistenzialista e sprecone» .
Ci sono stati malumori fra chi è rimasto escluso dal novero degli eletti "sicuri"? «Prima di pensare ai posti, bisogna pensare a vincere. Fare del le scelte è sempre difficile e spesso è pure sgradevole, perché davvero sono tanti gli uomini e le donne che hanno tutte le carte in regola per rappresentare la Lega in Parlamento. In Lombardia contiamo oltre 3.000 eletti nei Comuni e nelle Province, tutti militanti e amministratori meritevoli di un riconoscimento. Ma siccome moltiplicare pan i e pesci non sempre riesce, alla fine abbiamo scelto alcune decine di persone. Anche chi non andrà alla Camera e al Senato, avrà comunque modo di dare il suo contributo alle nostre battaglie». Infatti Maroni ha scelto di candidarsi solo in Lombardia. È l'unico leader nazionale ad aver fatto una scelta del genere. «Una grande dimostrazione di coerenza. Altri, a partire da uno dei suoi avversari (Gabriele Alberini, ndr), hanno deciso di assicurarsi una poltrona sicura a Roma. È una dimostrazione di debolezza, ma del resto c'è chi ha capito di perdere e chi è sicuro di vincere». SENATO – LOMBARDIA Si basa sui sondaggi che danno il centrodestra avanti in Lombardia? «Io ai sondaggi credo sempre poco, sono scettico per natura. Però quando parlo al bar, con il tassista o durante la fila al supermercato, ho dei riscontri molto positivi. Vinceremo in Lombardia e anche alle Politiche il risultato sarà tutt'altro che scontato». Una sorta di "effetto Pisapia", ma al contrario... «L'esempio è calzante. Alle amministrative milanesi, Pisapia era partito sfavorito, poi ha ribaltato i pronostici. È successo per errori commessi dal centrodestra e per l'entusiasmo dimostrato dalla base del centrosinistra in quella competizione. Oggi abbiamo una situazione speculare. Molto entusiasmo per la corsa di Maroni e parecchi errori da parte del centrosinistra. Cose che agli elettori non sfuggono ». Allude al "niet" di Bersani sulla proposta del 75% delle tasse da lasciare sul territorio? «Il segretario del Pd è stato onesto: loro questa cosa non la vogliono realizzare. Lo ha detto a più riprese e allo stesso modo si sono espressi gli esponenti della sua coalizione, a partire dal candidato governatore, Ambrosoli. I cittadini faranno le loro valutazioni. Sceglieranno se votare chi gli darà modo di non pagare più Ira p, bollo auto e avere libri gratis per i propri figli e chi invece vuole continuare a fregargli i soldi per mantenere uno Stato assistenzialista e sprecone» .

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