domenica 27 gennaio 2013

Mps, spuntano altri otto bonifici sospetti. I pm: «Forse per pagare Antonveneta»

"Roberto Martinelli"
"Il Messaggero 27.01.2013"


ROMA - L’ultimo sospetto della procura di Siena che indaga sull’acquisizione di Antonveneta da parte di Mps riguarda il reale prezzo pagato. Che addirittura,sospettano i magistrati, potrebbe essere superiore a quei dieci miliardi e rotti che già sembravano essere una cifra esorbitante. Gli investigatori hanno infatti avviato accertamenti su altri otto bonifici per quasi nove miliardi che partirono nel periodo dell’acquisizione verso tre banche diverse: l’Abn Amro, il Banco Santander e la Abbey Treasures. Quei bonifici furono giustificati già all’epoca dall’allora presidente Giuseppe Mussari, secondo il quale si trattava della restituzione di finanziamenti ricevuti in precedenza. Ma adesso, anche alla luce delle ultime risultanze investigative, i pm vogliono verificare nuovamente i dettagli dell’operazione. DOCUMENTI RISERVATI Non è un caso che dal 9 maggio scorso, giorno del blitz della Guardia di finanza a Rocca Salimbeni, gli investigatori non abbiano mai smesso di analizzare gli scatoloni di carte riservate che sono state oggetto di sequestro. Da quel materiale, gli inquirenti pensano che possano emergere nuovi spunti d'indagine. Alle carte già in mano agli uomini della valutaria, si sarebbero aggiunte quelle arrivate da Milano, dove la procura aveva aperto un'inchiesta sui derivati, ed in particolare sull'operazione Alexandria (quella sottoscritta dall'ex presidente Giuseppe Mussari con la banca giapponese Nomura),
trasferita poi per competenza proprio nella città del Palio. E altre persone potrebbero essere già stati iscritte nel registro degli indagati, oltre alle 5 già note per Antonveneta: l'ex dg Antonio Vigni, i tre ex componenti del collegio sindacale del Monte, e Mussari (quest'ultimo mai confermato ufficialmente ma neppure mai smentito). PREMI AI MANAGER Sotto la lente di ingrandimento dei pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, che anche ieri erano tutti a lavoro in procura ma, come sempre, chiusi a riccio, ci sarebbero i premi di produzione assegnati ad alcuni ex manager della banca. All'acquisizione di Antonveneta potrebbe essere legata l'ipotesi che qualcuno ha formulato, di una possibile tangente, anche se non è ancora chiara la pista che i magistrati stanno seguendo. Dalla banca, la procura ha avuto intanto la massima collaborazione: Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente presidente e ad del Monte, fin dal maggio scorso hanno aperto tutti i cassetti, anche quelli che (ieri lo hanno fatto capire chiaramente) erano rimasti chiusi nella passata gestione. Talmente chiusi che, come spiega una fonte (confermando quanto dichiarato anche nei giorni scorsi dalla stessa banca), mai le operazioni riguardanti Alexandria sono passate dal tavolo del vecchio Cda presieduto da Mussari. Uno dei consiglieri, a quanto risulta, avrebbe già ricontrollato tutti i verbali, uno ad uno, dei consigli tenuti a Rocca Salimbeni fino al marzo 2012. PROFILI DI RISCHIO E ancora, secondo quanto riporta il sito web Linkiesta, già nel autunno 2010 gli ispettori di Bankitalia avrebbero consegnato a Giuseppe Mussari i risultati di un'ispezione. E in quel verbale sarebbero stati contestati al Monte «profili di rischio non adeguatamente controllati» con riferimento alle operazioni in pronti contro termine e swap su Btp, per complessivi 5 miliardi di euro, stipulate con la Nomura e Deutsche Bank. In altre parole,quello che oggi sta cercando di verificare la procura di Siena, era già stato evidenziato almeno un paio di anni fa.

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