“Simone Boiocchi”
“La Padania 17.01.2013”
Roberto
Maroni lo ha detto per l'ennesima volta: nessun complotto. Ma certo
davanti al ripetuto tentativo di gettare fango su un movimento - l'unico - che
ha rinunciato al contributo pubblico, che capisce le necessità della gente e
che offre un cambiamento vero, il dubbio
che qualcuno sia mosso più che da "fame e sete di giustizia ", da invidia
e voglia di rivalsa, sorge spontaneo.
Così come lasciano perplessi le perquisizioni della Guardia di Finanza che,
nell'ambito dell'inchiesta sulle quote latte
condotta dal pm di Milano Maurizio Asciane, ha "visitato" le sedi
della Lega Nord di Milano e Torino cercando documenti legati a una cooperativa privata con la quale
la Lega Nord non ha alcun legame. Daniela Cantamessa, segretaria della
sede milanese e Loredana Zola, segretaria
amministrativa della sede torinese, sono state inoltre ascoltate come persone
informate sui fatti mentre nei giorni scorsi sarebbe stato sentito a verbale
anche Renzo Bossi. Al centro
dell'inchiesta, presunte tangenti versate
a esponenti politici e funzionari pubblici, per favorire gli agricoltori
attraverso interventi ministeriali e legislativi che ritardassero i pagamenti delle multe da versare
all'Unione Europea. Quel sistema di "quote latte" contro il quale la
Lega Nord si è sempre schierata riuscendo
a dimostrare non solo l'inesattezza dei conteggi, ma anche la totale difformità
dalla realtà dei documenti inviati da funzionari
e dirigenti ministeriali a Bruxelles.
Quelle carte - per intenderei - secondo le quali il nostro Paese avrebbe sforato le quote di produzione assegnate. Sforamento che, secondo i carabinieri del nucleo politiche agricole, invece, non è mai accaduto. A dimostrazione della massima volontà del Carroccio di collaborare a un'indagine dalla quale la Lega continua però a dirsi estranea, la presenza alle perquisizioni di buona parte dello stato maggiore leghista: dal segretario federale Roberto Maroni al presidente del partito Umberto Bossi, dal governatore del Piemonte Roberto Cota al senatore Roberto Calderoli. «La Lega non c'entra - ha subito chiarito Maroni -,l'inchiesta riguarda una società che non c'entra niente con noi». «La Guardia di Finanza – ha aggiunto Maroni – voleva solo acquisire documenti che riguardano un dipendente della Lega e si è recata quindi sul luogo di lavoro del suddetto dipendente, cioè la sede di via Bellerio, ma non è stato trovato nulla». Smentito poi che gli esponenti della Lega abbiano sollevato sulla perquisizione di alcuni uffici la questione dell'immunità parlamentare: la notizia «che io e Bossi avremmo chiesto l'immunità per contrastare l'azione investigativa della Guardia di Finanza è totalmente falsa e priva di ogni fondamento» ha aggiunto il segretario federale ribadendo che nessun esponente del Carroccio è indagato. «Siamo avanti nei sondaggi - ha infine commentato via twitter - e arrivano schizzi di fango mediatico. Prevedibile, ma nessuna paura. Avanti tutta, prima il Nord».
Quelle carte - per intenderei - secondo le quali il nostro Paese avrebbe sforato le quote di produzione assegnate. Sforamento che, secondo i carabinieri del nucleo politiche agricole, invece, non è mai accaduto. A dimostrazione della massima volontà del Carroccio di collaborare a un'indagine dalla quale la Lega continua però a dirsi estranea, la presenza alle perquisizioni di buona parte dello stato maggiore leghista: dal segretario federale Roberto Maroni al presidente del partito Umberto Bossi, dal governatore del Piemonte Roberto Cota al senatore Roberto Calderoli. «La Lega non c'entra - ha subito chiarito Maroni -,l'inchiesta riguarda una società che non c'entra niente con noi». «La Guardia di Finanza – ha aggiunto Maroni – voleva solo acquisire documenti che riguardano un dipendente della Lega e si è recata quindi sul luogo di lavoro del suddetto dipendente, cioè la sede di via Bellerio, ma non è stato trovato nulla». Smentito poi che gli esponenti della Lega abbiano sollevato sulla perquisizione di alcuni uffici la questione dell'immunità parlamentare: la notizia «che io e Bossi avremmo chiesto l'immunità per contrastare l'azione investigativa della Guardia di Finanza è totalmente falsa e priva di ogni fondamento» ha aggiunto il segretario federale ribadendo che nessun esponente del Carroccio è indagato. «Siamo avanti nei sondaggi - ha infine commentato via twitter - e arrivano schizzi di fango mediatico. Prevedibile, ma nessuna paura. Avanti tutta, prima il Nord».

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