giovedì 17 gennaio 2013

Maroni: «Siamo avanti nei sondaggi e arrivano schizzi di fango mediatico»


“Simone Boiocchi”
“La Padania 17.01.2013”

Roberto Maroni lo ha detto per l'ennesima volta: nessun complotto. Ma certo davanti al ripetuto tentativo di gettare fango su un movimento - l'unico - che ha rinunciato al contributo pubblico, che capisce le necessità della gente e che offre un  cambiamento vero, il dubbio che qualcuno sia mosso più che da "fame e sete di giustizia ", da invidia e voglia di rivalsa, sorge  spontaneo. Così come lasciano perplessi le perquisizioni della Guardia di Finanza che, nell'ambito dell'inchiesta sulle quote  latte condotta dal pm di Milano Maurizio Asciane, ha "visitato" le sedi della Lega Nord di Milano e Torino cercando documenti  legati a una cooperativa privata con la quale la Lega Nord non ha alcun legame. Daniela Cantamessa, segretaria della sede  milanese e Loredana Zola, segretaria amministrativa della sede torinese, sono state inoltre ascoltate come persone informate sui fatti mentre nei giorni scorsi sarebbe stato sentito a verbale anche Renzo Bossi. Al centro dell'inchiesta, presunte tangenti  versate a esponenti politici e funzionari pubblici, per favorire gli agricoltori attraverso interventi ministeriali e legislativi che  ritardassero i pagamenti delle multe da versare all'Unione Europea. Quel sistema di "quote latte" contro il quale la Lega Nord  si è sempre schierata riuscendo a dimostrare non solo l'inesattezza dei conteggi, ma anche la totale difformità dalla realtà dei  documenti inviati da funzionari e dirigenti ministeriali a Bruxelles.
Quelle carte - per intenderei - secondo le quali il nostro  Paese avrebbe sforato le quote di produzione assegnate. Sforamento che, secondo i carabinieri del nucleo politiche agricole, invece, non è mai accaduto. A dimostrazione della massima volontà del Carroccio di collaborare a un'indagine dalla quale la Lega continua però a dirsi estranea, la presenza alle perquisizioni di buona parte dello stato maggiore leghista: dal segretario  federale Roberto Maroni al presidente del partito Umberto Bossi, dal governatore del Piemonte Roberto Cota al senatore  Roberto Calderoli. «La Lega non c'entra - ha subito chiarito Maroni -,l'inchiesta riguarda una società che non c'entra niente  con noi». «La Guardia di Finanza – ha aggiunto Maroni – voleva solo acquisire documenti che riguardano un dipendente della  Lega e si è recata quindi sul luogo di lavoro del suddetto dipendente, cioè la sede di via Bellerio, ma non è stato trovato nulla». Smentito poi che gli esponenti della Lega abbiano sollevato sulla perquisizione di alcuni uffici la questione dell'immunità parlamentare: la notizia «che io e Bossi avremmo chiesto l'immunità per contrastare l'azione investigativa della Guardia di Finanza è totalmente falsa e priva di ogni fondamento» ha aggiunto il segretario federale ribadendo che nessun esponente del Carroccio è indagato. «Siamo avanti nei sondaggi - ha infine commentato via twitter - e arrivano schizzi di fango mediatico. Prevedibile, ma nessuna paura. Avanti tutta, prima il Nord».

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