"Francesca Morandi"
"La Padania.net 30 Novembre 2012 "
«C’è il rischio che le norme del “pacchetto sicurezza” di Maroni restino inapplicate e il controllo del territorio sia smobilitato. Con gravi conseguenze per i Comuni, che dovranno accollarsi costi di cittadini poco onesti e dovranno far fronte a possibili impatti negativi sul fronte della sicurezza e della clandestinità». L’allarme è lanciato dal capogruppo della Lega Nord in Commissione Affari costituzionali della Camera Pierguido Vanalli, secondo il quale, «in base alle recenti dichiarazioni del ministro Cancellieri sarà praticamente impossibile negare la residenza anche se richiesta in luoghi inagibili, anche in baracche, e, quindi, l’iscrizione anagrafica, con il conseguente rilascio della carta d’identità. Individui fuorilegge potranno farsi rilasciare molteplici documenti d’identità da diversi Comuni e prendere la residenza presso gli Enti locali, che, a quel punto, li avranno a loro carico». Partiamo dall’inizio, sembra una cosa impossibile che possa essere concessa la residenza a tutti coloro che ne facciamo richiesta… «Tutto è partito da una lettera inviata dal prefetto di Bergamo al sindaco di Caprino Bergamasco, che chiedeva delucidazioni sull’applicazione della norma in base alla quale si può negare l’iscrizione anagrafica presso un Comune in caso in cui la verifica dell’idoneità dell’alloggio dia esito negativo. La risposta del prefetto non ha confermato quanto previsto dal “pacchetto sicurezza” varato nel 2009 dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Il sottoscritto si è, dunque, mobilitato per preparare un question time da sottoporre al ministro Annamaria Cancellieri. Il question time si è tenuto mercoledì scorso e l’attuale responsabile del Viminale, facendo leva sul fatto che il rilascio dell’idoneità dell’alloggio è una “facoltà” e non un “obbligo”, ha di fatto abrogato tale norma. Con la conseguenza che ora potrà essere concessa la residenza a tutti e ovunque. Il ministro Cancellieri ha infatti lanciato una sorta di avvertimento quando ha asserito che “in ogni caso deve essere sempre valutata con estrema prudenza l’ipotesi di rigetto delle domande di iscrizione anagrafica essendo produttive di danni risarcibili”. In sostanza ha detto: “Attenzione, cari Uffici anagrafici dei Comuni, a come accettate o rifiutate queste richieste, perché rischiate di doverne pagare i danni. E quindi, leggo tra le righe: “Vi conviene non rigettarle o pagherete di tasca vostra”». Cerchiamo di capire meglio, partendo dal Pacchetto sicurezza… «Il “pacchetto sicurezza” varato nel 2009 dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva introdotto una norma in base alla quale i Comuni potevano fare una verifica delle condizioni igienico-sanitarie degli alloggi al fine di rilasciare o meno la residenza e, quindi, procedere con l’iscrizione anagrafica. Inizialmente il decreto di Maroni prevedeva l’obbligo di tale verifica, ma nella conversione dal decreto a legge, tale obbligo è diventato una facoltà. Tutt’oggi la norma in vigore prevede che il Comune abbia la facoltà di verificare l’agibilità di una residenza per eventualmente rifiutare la richiesta di iscrizione all’anagrafe». Poi cosa è successo? «Il governo Monti ha introdotto una legge in base alla quale la residenza deve essere rilasciata entro 48 ore e le verifiche sull’agibilità del luogo vengono fatte solo in un secondo momento e, se emergono irregolarità, la residenza viene messa in discussione. Ma a quel punto, sulla base di quanto sostenuto dal ministro Cancellieri, il rischio è che il soggetto che ne ha fatto richiesta, avrà già in tasca una carta d’identità e lui i suoi figli risulteranno a carico del Comune. E, dunque, il Comune dovrà provvedere al suo sostentamento alimentare, dovrà accogliere a scuola i suoi figli e sarà obbligato a dare i contributi sociali se l’individuo resta senza lavoro. Ma i Comuni possono permetterselo in una situazione come quella odierna, strozzati dalla crisi, dal Patto di Stabilità, dal centralismo? Il principio che aveva introdotto Maroni era improntato alla sicurezza e alla legalità. Il nuovo ministro dell’Interno, invece, invita i funzionari pubblici a non rispettare le norme».
Il sottoscritto si è, dunque, mobilitato per preparare un question time da sottoporre al ministro Annamaria Cancellieri. Il question time si è tenuto mercoledì scorso e l’attuale responsabile del Viminale, facendo leva sul fatto che il rilascio dell’idoneità dell’alloggio è una “facoltà” e non un “obbligo”, ha di fatto abrogato tale norma. Con la conseguenza che ora potrà essere concessa la residenza a tutti e ovunque. Il ministro Cancellieri ha infatti lanciato una sorta di avvertimento quando ha asserito che “in ogni caso deve essere sempre valutata con estrema prudenza l’ipotesi di rigetto delle domande di iscrizione anagrafica essendo produttive di danni risarcibili”. In sostanza ha detto: “Attenzione, cari Uffici anagrafici dei Comuni, a come accettate o rifiutate queste richieste, perché rischiate di doverne pagare i danni. E quindi, leggo tra le righe: “Vi conviene non rigettarle o pagherete di tasca vostra”». Cerchiamo di capire meglio, partendo dal Pacchetto sicurezza… «Il “pacchetto sicurezza” varato nel 2009 dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva introdotto una norma in base alla quale i Comuni potevano fare una verifica delle condizioni igienico-sanitarie degli alloggi al fine di rilasciare o meno la residenza e, quindi, procedere con l’iscrizione anagrafica. Inizialmente il decreto di Maroni prevedeva l’obbligo di tale verifica, ma nella conversione dal decreto a legge, tale obbligo è diventato una facoltà. Tutt’oggi la norma in vigore prevede che il Comune abbia la facoltà di verificare l’agibilità di una residenza per eventualmente rifiutare la richiesta di iscrizione all’anagrafe». Poi cosa è successo? «Il governo Monti ha introdotto una legge in base alla quale la residenza deve essere rilasciata entro 48 ore e le verifiche sull’agibilità del luogo vengono fatte solo in un secondo momento e, se emergono irregolarità, la residenza viene messa in discussione. Ma a quel punto, sulla base di quanto sostenuto dal ministro Cancellieri, il rischio è che il soggetto che ne ha fatto richiesta, avrà già in tasca una carta d’identità e lui i suoi figli risulteranno a carico del Comune. E, dunque, il Comune dovrà provvedere al suo sostentamento alimentare, dovrà accogliere a scuola i suoi figli e sarà obbligato a dare i contributi sociali se l’individuo resta senza lavoro. Ma i Comuni possono permetterselo in una situazione come quella odierna, strozzati dalla crisi, dal Patto di Stabilità, dal centralismo? Il principio che aveva introdotto Maroni era improntato alla sicurezza e alla legalità. Il nuovo ministro dell’Interno, invece, invita i funzionari pubblici a non rispettare le norme».

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