MONTA l’ira della Lega Nord. E si fa sempre più concreto quello che fino a poche ore fa sembrava poco più di un espediente propagandistico ad uso e consumo delle prossime elezioni lombarde: la dipartita del Carroccio dai palazzi romani e il concentramento delle truppe nella campagna di riconquista del Nord, a partire dalla Lombardia. A provocare la rivolta della Lega è, stavolta, il presidente della Repubblica, reo di aver escluso il Carroccio dal ciclo di consultazioni coi partiti indetto dopo lo strappo del Pdl sul decreto Sviluppo e le dichiarazioni di Angelino Alfano nell’aula di Montecitorio: «L’esperienza del Governo Monti è conclusa». Parole, queste, che i leghisti hanno chiesto da tempo ai vecchi alleati. Parole che, ora, possono rinsaldare l’asse. Ancora ieri mattina Roberto Maroni, a Milano per la campagna elettorale delle regionali, dichiarava che «non c’è per ora alcun accordo con il Pdl». «Non do ultimatum al Pdl — ha aggiunto —, dico solo che i tempi sono questi: se si vota (per le politiche e per le regionali ndr) all’inizio di febbraio, la settimana prossima bisogna chiudere la coalizione». MA SEMBRA prender quota l’indiscrezione che dà per fatto il ticket tra pidiellini e lumbard. I primi lascerebbero la Lega libera di giocarsi la corsa a Palazzo Lombardia convergendo sulla candidatura di Maroni.
In cambio la Lega supporterà il Pdl (quale Pdl è ancora da capire) alle Politiche, lasciando a Roma una «piccola pattuglia di controllori». Il supporto alle Politiche è però vincolato ad una netta presa di distanza del Pdl da Monti. Da qui lo strappo dei berlusconiani. «Sto a vedere se il Pdl mantiene la parola data di togliere il sostegno a Monti — ha avvertito, sempre da Milano, Maroni —: se è così, passerà all’opposizione e quindi cominceremo a discutere. Per ora siamo alle chiacchiere». Solo nei prossimi giorni si capirà se è questo il film destinato ad andare in onda sugli schermi del centrodestra. Ma i «cinguettii» dello stesso Maroni su twitter sembrano andare in questa direzione. «Via da Roma, prima il Nord!!!» scrive il segretario federale del Carroccio a conclusione dell’attacco al Presidente della Repubblica: «Crisi di governo: Napolitano incontra tutti tranne la Lega, unico partito di opposizione. Viva la democrazia!». Felice che «la dolorosa parentesi Monti stia per chiudersi», Maroni vuole andare alle urne al più presto. E che sia election day: «Siamo pronti a votare anche il 3 febbraio (l’ultima data ipotizzata per le consultazioni ndr), sia per la Lombardia che per le Politiche».
In cambio la Lega supporterà il Pdl (quale Pdl è ancora da capire) alle Politiche, lasciando a Roma una «piccola pattuglia di controllori». Il supporto alle Politiche è però vincolato ad una netta presa di distanza del Pdl da Monti. Da qui lo strappo dei berlusconiani. «Sto a vedere se il Pdl mantiene la parola data di togliere il sostegno a Monti — ha avvertito, sempre da Milano, Maroni —: se è così, passerà all’opposizione e quindi cominceremo a discutere. Per ora siamo alle chiacchiere». Solo nei prossimi giorni si capirà se è questo il film destinato ad andare in onda sugli schermi del centrodestra. Ma i «cinguettii» dello stesso Maroni su twitter sembrano andare in questa direzione. «Via da Roma, prima il Nord!!!» scrive il segretario federale del Carroccio a conclusione dell’attacco al Presidente della Repubblica: «Crisi di governo: Napolitano incontra tutti tranne la Lega, unico partito di opposizione. Viva la democrazia!». Felice che «la dolorosa parentesi Monti stia per chiudersi», Maroni vuole andare alle urne al più presto. E che sia election day: «Siamo pronti a votare anche il 3 febbraio (l’ultima data ipotizzata per le consultazioni ndr), sia per la Lombardia che per le Politiche».

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