"Ho rifiutato la richiesta di Silvio Berlusconi di ritirarmi dalla competizione elettorale in Lombardia e la sua generosa offerta di candidarmi al Senato come capolista in Lombardia". Lo annunciato Gabriele Albertini, europarlamentare del Pdl ed ex sindaco di Milano, leggendo una lettera che ha inviato al leader del Pdl. La replica del coordinatore regionale del Pdl lombardo, Mario Mantovani, non si fa attendere: "Quella di Albertini è una candidatura del tutto personale, ha rifiutato anche l'appoggio del Pdl: noi siamo pronti ad andare avanti sulla nostra strada sosterremo non appena risolte le questioni formali". Albertini "è un Miccichè lombardo - ha aggiunto - che lavora per far vincere la sinistra. Non possiamo correre dietro a tutte le schegge impazzite".Dura anche la Lega. "Il Natale ci porta in regalo una buona notizia: un pezzo dell'Udc sosterrà Umberto Ambrosoli. Un altro pezzo dell'Udc sosterrà Albertini. Nessun residuato democristiano invece sosterrà Maroni. Bene, allora si può vincere", afferma il segretario nazionale della Lega lombarda Matteo Salvini. "Mentre Albertini e Ambrosoli lottano per spartirsi i resti della Prima Repubblica e i vecchi arnesi della politica - fa sapere l'esponente del Carroccio - la Lega prosegue il suo lavoro: pronto il progetto per fare della Lombardia la capitale europea dei diritti dei genitori separati, con aiuti economici a papà e mamme separate senza casa o con difficoltà economiche". Albertini ha presentato al Circolo della stampa di Milano il Movimento Lombardia Civica, che lo sosterrà nella candidatura alla presidenza della regione.
E nell'occasione ha letto una lettera che ha scritto a Berlusconi, definendo il leader del Pdl "egregio presidente, caro Silvio e simpaticamente Giove Ottimo Massimo". "Come già ti ho accennato nel corso della cordialissima telefonata di ieri, presente Angelino Alfano - ha scritto Albertini al leader del Pdl - non condivido che il partito che hai fondato devii dalla linea popolare ed europeista per aderire a un'alleanza con la Lega Nord, movimento con connotati demagogici e programmi populisti e antieuropei". Sono queste le ragioni addotte da Albertini, oltre alla consapevolezza di "non poter tradire" chi ha contribuito a costruire la sua candidatura il Lombardia, per spiegare il no all'offerta di Berlusconi di fare un passo indietro e spianare così la strada a una candidatura unica di Roberto Maroni per il centrodestra. "Non è velleitario - ha scritto Albertini all'ex premier - pensare di unire tutti i moderati (difficile immaginare la moderazione della Lega e di Nichi Vendola) e puntare a vincere". E a chi gli chiedeva se a questo punto straccerà la tessera del Pdl di cui è europarlamentare", Albertini ha spiegato che potrebbe lasciarla scadere, ma di avere in realtà "ancora una pallidissima speranza che invece di andarmene io il Pdl si trasformi davvero nel Ppe". Ed è polemica sul nome della lista di Albertini. Nanni Anselmi, presidente di Movimento Milano Civica, e Franco D'Alfonso, coordinatore della campagna per la Lista Lombardia Civica per Ambrosoli, dicono in una nota che "errare è umano, ma perseverare è diabolico. Apprendiamo con dispiacere come il precedente avviso del 14 novembre scorso rivolto all'onorevole Albertini affinché cambiasse denominazione della sua costituenda lista, perché uguale a una già precedentemente registrata e utilizzata da un movimento politicamente attivo in Lombardia, non abbia sortito alcun effetto. Di nuovo con forza, decisione e con la sicurezza di avere tutti gli strumenti legali a nostro favore, lo invitiamo a scegliere da subito un'altra differente denominazione per la propria costituenda formazione politica".
E nell'occasione ha letto una lettera che ha scritto a Berlusconi, definendo il leader del Pdl "egregio presidente, caro Silvio e simpaticamente Giove Ottimo Massimo". "Come già ti ho accennato nel corso della cordialissima telefonata di ieri, presente Angelino Alfano - ha scritto Albertini al leader del Pdl - non condivido che il partito che hai fondato devii dalla linea popolare ed europeista per aderire a un'alleanza con la Lega Nord, movimento con connotati demagogici e programmi populisti e antieuropei". Sono queste le ragioni addotte da Albertini, oltre alla consapevolezza di "non poter tradire" chi ha contribuito a costruire la sua candidatura il Lombardia, per spiegare il no all'offerta di Berlusconi di fare un passo indietro e spianare così la strada a una candidatura unica di Roberto Maroni per il centrodestra. "Non è velleitario - ha scritto Albertini all'ex premier - pensare di unire tutti i moderati (difficile immaginare la moderazione della Lega e di Nichi Vendola) e puntare a vincere". E a chi gli chiedeva se a questo punto straccerà la tessera del Pdl di cui è europarlamentare", Albertini ha spiegato che potrebbe lasciarla scadere, ma di avere in realtà "ancora una pallidissima speranza che invece di andarmene io il Pdl si trasformi davvero nel Ppe". Ed è polemica sul nome della lista di Albertini. Nanni Anselmi, presidente di Movimento Milano Civica, e Franco D'Alfonso, coordinatore della campagna per la Lista Lombardia Civica per Ambrosoli, dicono in una nota che "errare è umano, ma perseverare è diabolico. Apprendiamo con dispiacere come il precedente avviso del 14 novembre scorso rivolto all'onorevole Albertini affinché cambiasse denominazione della sua costituenda lista, perché uguale a una già precedentemente registrata e utilizzata da un movimento politicamente attivo in Lombardia, non abbia sortito alcun effetto. Di nuovo con forza, decisione e con la sicurezza di avere tutti gli strumenti legali a nostro favore, lo invitiamo a scegliere da subito un'altra differente denominazione per la propria costituenda formazione politica".

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