martedì 27 novembre 2012

La “sconfitta di Pirro”: la miserevole disinformazione sul caso catalano


“Gilberto Oneto”

“L’Indipendensa 27.11.2012”

 

Parecchi giornali  italiani ieri davano la notizia delle elezioni catalane con titoli quasi uguali che sottolineavano una sconfitta, una battuta d’arresto, un ridimensionamento degli indipendentisti. Altrove le cose sono state presentate diversamente: la BBC ad esempio ha parlato esplicitamente di vittoria dell’autonomismo radicale. Dove sta la verità?  Quello che è veramente successo lo ha raccontato con chiarezza e tempismo il nostro Salvatore Antonaci in una serie di interventi di straordinario giornalismo, come se ne vedono pochi nelle redazioni  italiane, che vivono di “copia-incolla”, di lanci Ansa e di veline delle Superiori Autorità.
Perché si sia ancora una volta fatta della miserevole disinformazione è piuttosto chiaro: i patrioti (i padroni del vapore lo sono e pertanto anche molti giornalisti in carriera) temono come la peste l’autonomismo catalano perché – più di quello scozzese, vallone o altro – somiglia in maniera (per loro) preoccupante a quello padano. I titoli che annunciano la sconfitta degli indipendentisti (poi quasi sempre contraddetti dal contenuto degli articoli) hanno funzione scaramantica, sono segno di terrore, come di chi urla se ha paura, chiude gli occhi per non vedere il pericolo o gonfia il torace se sta per farsela sotto.  Hanno sgaggia dell’effetto emulazione e sanno benissimo che i padani (che in generale non sono dei samurai) hanno bisogno di esempi per darsi una mossa, hanno bisogno che qualcuno “parta per primo” per decidersi a fare anche il più semplice gesto, anche per difendere i propri interessi.
Serve poi ricordare che l’Italia è piena di unitaristi  che lo sono in senso ideologico e universale, a favore di tutte le unità statuali e contro tutte le autonomie, proprio come i fautori della lotta di classe e della dittatura del proletariato lo erano per ogni latitudine e angolo di mondo. Non è un caso che spesso si tratti delle stesse persone.
In realtà  in Catalogna le cose sono andate molto diversamente  da come molti hanno scritto e gli autonomisti, catalani ma anche nostrani, di brucianti sconfitte come questa sarebbero felici di subirne  una ogni settimana. Oggi il cosiddetto “blocco sovranista”   formato dai quattro partiti che hanno sottoscritto l’impegno per il referendum per l’indipendenza, hanno 87 seggi contro i 48 del blocco unitarista e  quasi il 60% del voto popolare. Nel precedente parlamento i separatisti avevano cinque seggi in meno. È una sconfitta di Pirro:  una novità nel repertorio delle figure retoriche.
Non basta: i 62 seggi che CiU (Convergencia i Uniò) aveva preso nel 2010 rappresentavano un ampio ventaglio che andava dai federalisti moderati agli indipendentisti: oggi il partito ha fatto una scelta molto radicale e i suoi attuali 50 deputati sono espressione di una posizione molto più estrema. A questi si aggiungono gli eletti dell’Esquerra  e di altre formazioni che sono molto più dure. Insomma i secessionisti sono aumentati in numero assoluto, in seggi e in determinazione. La vittoria degli autonomisti è – questo sì –  complicata dal mancato raggiungimento della maggioranza assoluta  di CiU su cui Artur Mas contava. Questo lo costringerà a fare alleanze con altri per arrivare allo svolgimento dell’annunciato referendum per l’indipendenza, lo spauracchio di Madrid, di Bruxelles e di tutti i compagni-camerati patrioti italiani. Ma lo faranno. Vale la pena di osservare alcune similitudini e differenze con la nostra situazione.
Negli ultimi tempi CiU aveva potenziato le sue istanze economiche, sottolineando il peso dell’oppressione di Madrid e i numeri del residuo fiscale: argomentazioni molto “padane” che hanno un loro valore risolutivo ma che qualcuno sembra avere interpretato come in qualche modo sminuenti della vocazione identitaria e nazionalista. Questo potrebbe spiegare lo spostamento di consenso verso le formazioni estreme dell’indipendentismo. È una lezione che anche noi dobbiamo recepire: va benissimo la rivendicazione economica ma deve andare di pari passo con quella identitaria. Nei giorni precedenti le elezioni, alcuni degli uomini più rappresentativi di CiU sono stati vittime della “macchina del fango” dei media spagnoli che li hanno accusati di presunte corruzioni: anche questo ci serva da lezione per ricordarci che gli strumenti più biechi del centralismo statalista sono uguali ovunque ma anche che non si possono più correre ulteriori rischi affidandosi a personaggi meno che esemplari.
Una delle caratteristiche della Esquerra è di avere come obiettivo la libertà della Catalogna identitaria e non solo della Regione di Barcellona:  Valencia, le Baleari, parti dell’Aragona, Andorra, il Roussillon e Alghero sono tutti coinvolti nel processo complessivo di riformazione di una grande comunità identitaria catalana, che va al di là di comunanze socio-economiche. Anche questo ha una forte valenza esemplare per gli autonomisti di casa nostra che troppo spesso tendono a rifluire su microregionalismi improduttivi dimenticando la forza insostituibile dell’azione complessiva di tutte le comunità padane, anche se più o meno ricche di soldi e di coscienza identitaria.
La stessa Esquerra (e con lei gli altri partiti minori di sinistra anche estrema) sono la dimostrazione della trasversalità del progetto indipendentista: se è un intero popolo che vuole liberarsi, la sua volontà va espressa anche attraverso  partiti e organizzazioni strutturati su diverse basi ideologiche. Destra e sinistra possono (devono) essere divise su temi politici ma devono marciare unite verso la liberazione di tutta la comunità. Fa tristezza vedere a questo proposito che alle primarie del Pd nessuno abbia sentito il bisogno di rappresentare le istanze autonomiste e padaniste. Che fine hanno fatto i buoni propositi dei vari Cacciari, Chiamparino eccetera? Della parte avversa non vale neppure la pena di parlare.
Serve a questo punto fare un serio esame del comportamento dei nostri partiti autonomisti  paragonandolo a quello dei fratelli catalani. Di questo ci si occuperà nei prossimi giorni.

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