"La Padania 08.07.2012"
Il percorso tracciato la scorsa settimana con i rappresentanti delle Regioni uniti dal presidente federale Umberto Bossi in Svizzera per valutare le strategie di difesa del Nord da Roma inizia già a vedere le proprie scadenze. La prima è quella che riguarda le concessioni idroelettriche, un tema che all’opinione pubblica può sembrare marginale ma che vale invece più di 4miliardi di euro per le regioni padane. Soldi che il decreto sviluppo montiano destina direttamente a Roma e sui quali i Governatori di Veneto, Lombardia e Piemonte sono pronti ad aprire una battaglia con lo Stato. Luca Zaia, Roberto Formigoni e Roberto Cota chiedono al governo Monti di modificare l’articolo 37 del cosiddetto decreto Sviluppo che introduce nuove procedure per la riassegnazione delle grandi concessioni idroelettriche scadute o in scadenza. «La produzione di energia idroelettrica - affermano congiuntamente i presidenti delle tre Regioni - che, prudenzialmente, vale 4 miliardi di euro all’anno di ricavi avviene principalmente nelle regioni alpine che rappresentiamo e non possiamo accettare la logica governativa di introdurre l’offerta economica a favore dello Stato quale criterio prioritario per l’assegnazione delle concessioni ».
Così facendo lo Stato «farà cassa a danno delle nostre comunità che, ancora una volta, si vedranno costrette ad accettare la presenza di impianti invasivi e a subire lo sfruttamento della risorsa idrica senza vedersi riconoscere adeguate misure di compensazione », sottolineano i Governatori. La richiesta è che parte dei fondi rimangono alle Regioni. «I nostri emendamenti, pur nel rispetto dei principi di equità, trasparenza e leale concorrenza, - aggiungono - mirano a porre al centro delle procedure di gara il territorio e il ruolo attivo delle Regioni. Questa è una scelta irreversibile per le nostre Regioni e per i territori alpini perché stiamo parlando di impianti costruiti sin dai primi anni del ’900 e, che una volta riassegnati, non torneranno nella nostra disponibilità per decenni. Non possiamo sbagliare e il Governo deve dare risposte alle nostre legittime richieste di modifica del decreto». Le Regioni porteranno a Roma la loro “visione” rispetto a una legge che «va ripensata e rivista insieme al Governo, dando equa soddisfazione alle regioni e ai territori che altro non chiedono se non le giuste compensazioni economiche ed energetiche correlate alla massiccia produzione idroelettrica che di fatto hanno sempre garantito ». Tra i promotori della battaglia il presidente della Provincia di Sondrio, Massimo Sertori che da tempo ha lanciato l’allarme sulla questione: «Il rinnovo delle concessioni è un tema fondamentale per i nostri territori sia dal punto di vista economico che ambientale. L’idea che stanno cercando di far passare è quella che le concessioni possano passare solo valutando il maggior ricavo possibile per Roma senza considerare minimamente che le dighe e le opere connesse sono tutte sulle nostre terre. Noi dobbiamo essere protagonisti delle scelte riguardanti il nostro territorio sia dal punto di vista ambientale che economico e per questo abbiamo presentato una serie di emendamenti al Decreto Sviluppo che vanno in questa direzione. Ora tocca ai parlamentari del territorio difendere la loro gente senza guardare alle bandiere o agli schieramenti politici ma ai nostri interessi». Sertori da presidente della Provincia ha lanciato una vera campagna di sensibilizzazione contattando i rappresentanti in Parlamento «senza guardare le casacche» per portare a casa un risultato storico. «Sono certo - spiega l’esponente del Carroccio - che oltre ai leghisti anche il Pdl, o almeno i suoi eletti nel Nord, si muoverà per difendere i nostri diritti vista la presa di posizione del presidente Formigoni, ma nulla è scontato e ora staremo a vedere la loro coerenza ». Intanto le aree alpine della Padania osservano: «Perchè è dalle nostre parti che si produce l’energia idroelettrica: da sola la mia Provincia produce il 13% dell’idroelettrico nazionale e il 50% di quello regionale e proprio per questo ho voluto incontrare sindaci, sindacati, parti sociali del territorio per condividere le proposte che presenteremo a Roma trovando l’unanimità di tutti a prescindere dai loro schieramenti». Secondo Sertori «noi abbiamo fatto il massimo, ora tocca ad altri dimostrare la loro coerenza visto che è inaccettabile che le nostre risorse naturali vadano a rimpinguare le sole casse romane visto che altre aree leader nella produzione dell’idroelettrico come Bolzano e Trento usufruiscono di una legislazione speciale. È ora che anche Sondrio, Brescia e il Verbano Cusio Ossola possano decidere come gestire le loro risorse».

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