Ok all’emendamento del Carroccio che prevede anche la riduzione del numero dei parlamentari
Passa
la riduzione del numero dei senatori e il Senato federale così come l’ha
pensato e voluto la Lega Nord. Ieri l’Aula di Palazzo Madama con 153 sì ha
ribaltato il risultato negativo della commissione Affari Costituzionali che
aveva bocciato le modifiche chieste dal Carroccio. Dopo un pomeriggio di
discussioni e molte polemiche infondate da parte del Pd, Palazzo Madama ha
invece corretto il tiro e ha deciso che fin dalla prossima legislatura il numero
dei senatori passerà dagli attuali 315 a 250. Certo questo potrà accadere se la
riforma verrà approvata con una maggioranza dei due terzi e in tempo prima dello
scioglimento delle Camere il prossimo anno. Non è un obiettivo facile ma la Lega
è fiduciosa che alla fine a prevalere sarà il buonsenso e l’interesse del
Paese. Ieri hanno votato sì, insieme con la Lega anche il Pdl e Coesione
nazionale. Tra mille polemiche hanno invece detto no il Pd, l’Idv, il Terzo
Polo. Il partito di Bersani ha provato in tutti i modi a fermare il percorso
rinnovatore delle riforme e soprattutto ha votato contro tutto ciò che fino all’altro
giorno ha detto di volere. Il gruppo guidato da Anna Finocchiaro non ha esitato
un attimo a dire no alla riduzione del numero dei parlamentari e al Senato
federale. Così ha gettato la maschera e ha mostrato il suo vero volto
conservatore e centralista. Altro che cambiamento. Ma, per fortuna, l’Aula ha
deciso diversamente. Con il nuovo testo spariscono anche i senatori eletti all’estero
ed entrano in rappresentanza dei territori i consiglieri regionali. Saranno uno
per ogni regione e per provincia autonoma ma non saranno considerati parlamentari
e dunque non avranno per il compito che svolgono né indennità aggiuntive né stipendi
extra. «Due piccioni con una fava - dice Roberto Calderoli, primo firmatario della
proposta approvata –Da una parte abbiamo ottenuto la riduzione del numero dei senatori
con un nostro emendamento e sempre con lo stesso abbiamo creato il Senato federale dove accanto ai senatori sederanno anche i rappresentanti delle regioni in modo che questo Paese inizia diventare finalmente federalista. Ci stiamo battendo da oltre vent’anni e ora siamo molto soddisfatti per il risultato raggiunto». Ma Calderoli fa anche un appello a chi ieri ha votato contro il cambiamento: «Faccio un appello alle forze responsabili del Parlamento –sottolinea il triumviro –perché al di là del teatrino della politica, nel terzo e quarto passaggio anche il Pd voti a favore del testo che prevede il Senato federale. Questo consentirà di raggiungere i due terzi dei voti e così fin dalle prossime elezioni avremo la possibilità di avere un Senato federale». D’altra parte, ragiona Calderoli, «se non lo faranno queste forze politiche si assumeranno la responsabilità sia della mancata riduzione del numero dei parlamentari sia della una visione centralista del Paese che finora ha dimostrato di non funzionare». Per Calderoli ci sono i tempi per l’approvazione della legge costituzionale che necessita di una doppia lettura da parte delle due camere a tre mesi di distanza: «I tempi ci sono sempre - dice - quando c’è la volontà politica. Ci sono due punti fermi che tutti hanno detto di volere: la riduzione dei parlamentarie il Senato federale. Ora dalle parole passiamo ai fatti, questo emendamento dà entrambi i risultati». Soddisfatto per l’obiettivo raggiunto anche Federico Bricolo: «L'Aula del Senato ha detto sì al nostro emendamento che prevede la realizzazione di un Senato federale che riduce il numero dei senatori a 250 ed elimina i senatori eletti all'estero. Abbiamo anche provato in tutti i modi a ridurre al minimo il numero dei senatori votando emendamenti che ne prevedevano almeno il dimezzamento. Purtroppo l'Aula non li ha approvati». «Il nuovo Senato federale - spiega il capogruppo leghista a Palazzo Madama - sarà collegato direttamente con i territori attraverso un rappresentante per ogni Consiglio regionale che avrà diritto di voto sulle materie di competenza territoriale. Inoltre abbiamo chiarito una volta per tutte che i consiglieri regionali che parteciperanno alle sedute del Senato non sono equiparati ai parlamentari e non percepiranno alcuna indennità». E il Pd la smetta con le bugie: «Gli attacchi del Pd francamente sono ingiustificati e strumentali. Dicono - sottolinea Bricolo - di volere la riduzione dei parlamentari e poi votano contro gli emendamenti che la propongono. Dicono di volere le riforme e poi propongono rinvii in commissione e ogni stratagemma che allunga i tempi per non permettere il voto sul testo. Addirittura minacciano di votare contro la legge se essa conterrà il Senato federale, cosa che invece a parole hanno sempre sostenuto di volere. Che vergogna. Noi andremo avanti per la nostra strada, coerenti con le proposte che abbiamo sempre fatto fin dall'inizio della legislatura nelle Aule parlamentari e di fronte ai nostri cittadini». Per Roberto Castelli questo voto dimostra che «le possibili grandi riforme si possono fare solo con l'asse Lega Pdl. Il testo uscito dall’accordo ABC non cambiava nulla. Numeri alla mano, ai fini della funzionalità e dei costi, avere 630 deputati o 508 non cambia nulla né ai fini del recupero della spesa né ai fini del miglioramento dell'efficienza. Era una riforma fatta solo per gettare fumo negli occhi all'opinione pubblica». «Con il Senato federale e il semipresidenzialismo riempiamo di contenuti la riforma e diamo finalmente agli italiani una costituzione moderna e commisurata ai grandi problemi che questi tempi di ferro ci presentano». «Ieri sera si è consumata anche la “vendetta” di Carlo Vizzini che si è dimesso da relatore dopo l’approvazione del Senato federale. Una decisione certo largamente annunciata ma che rischia di rallentare il percorso. L’auspicio è che anche questa volta prevalga il buonsenso.
«La
Padania 28.06.2012»
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