sabato 30 giugno 2012

«APPENA UN’ANESTESIA, L’EURO RESTA MALATO»



«Per capire se il meccanismo anti-spread funziona davvero manca un tassello importante: l’Ems (il Fondo  salva Stati, nda) deve avere la licenza bancaria per attingere alla liquidità della Bce». Così il senatore della Lega Nord Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio del Senato, sul vertice Ue. Secondo Garavaglia, però, resta un’altra incognita: «Lo Stato che chiederà di accedere al meccanismo vedrà scendere il suo spread o lo vedrà salire proprio perché fa questa richiesta? Per la risposta basta vedere come si muoverà lo spread di Spagna e Italia nei prossimi giorni. È il mercato a decidere». Per Garavaglia, insomma, Monti non ha poi tante ragioni per dirsi «molto soddisfatto» dei risultati raggiunti a Bruxelles. «Il  vertice mirava a soluzioni temporanee, cioè a raffreddare la febbre che si era alzata troppo - ricorda l’economista del Carroccio -. Conseguentemente è un vertice ancora interlocutorio, che non risolve i problemi  di fondo. Almeno si ottiene l’obbiettivo di ridare un po’ di anestesia al malato euro e abbassare le tensioni, in particolare sugli spread». Si è posta molta enfasi sul meccanismo anti-spread proposto dall’Italia tramite Monti. «Nelle sue intenzioni – spiega Garavaglia - si voleva utilizzare l’Ems o Efsf, cioè il Fondo europeo di stabilità finanziaria, ampliandone le finalità: in particolare, Monti voleva un intervento automatico di acquisto da parte del Fondo dei titoli di Stato di un Paese sopra una certa soglia di spread. Ma siamo molto lontani da questo obbiettivo, per due ragioni: primo, non c’è l’automatismo; secondo, manca la licenza  bancaria al Fondo.
Senza il primo, è il singolo Stato che deve chiedere l’intervento dell’Ems, e allora poco cambia rispetto al meccanismo già previsto dal trattato istitutivo del Fondo. Senza la seconda, l’Ems non può agire come una banca vera e propria e quindi attingere alla liquidità della Bce, ma deve lavorare con il capitale che ha a disposizione, ovvero 80 miliardi di euro, cioè un quinto del debito che l’Italia dovrà rinnovare nei prossimi dodici mesi. Decisamente pochini... ». Per avere un volume di denaro sufficiente, il Fondo dovrà emettere titoli di debito per comprare altri titoli di debito. «Ecco perché il commissario europeo per gli Affari economici Olli Rehn parla di “paracetamolo finanziario”» sbotta Garavaglia. Che aggiunge: «Rimane un problema di fondo. Non avendo l’automatismo, cosa succede al Paese che chiede un intervento per abbassare il suo spread? È un film già visto: finora i mercati hanno giudicato negativamente le richieste di aiuto, e quindi ad oggi non è dato sapere se questo meccanismo anti-spread funzionerà o meno». Resta il fatto che non si interviene alla radice dei problemi. «Finché non si regolamenta il mercato dei derivati,  l’entità del Fondo salva Stati è ridicola rispetto alla potenza di fuoco dei grandi investitori. Secondariamente, si vorrebbe arrivare a una unione bancaria permettendo la capitalizzazione diretta, da parte delle istituzioni europee, delle banche in difficoltà. Ma su questo la Germania rimane a dir poco fredda, ed è comprensibile dato che le banche hanno in pancia titoli di Stato dei propri Paesi. I tedeschi vedono l’unione bancaria alla stregua degli eurobond e quindi della socializzazione del debito, cosa che continuano a non volere ».

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