«Per capire se il meccanismo anti-spread
funziona davvero manca un tassello importante: l’Ems (il Fondo salva Stati, nda) deve avere la licenza
bancaria per attingere alla liquidità della Bce». Così il senatore della Lega Nord
Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio del Senato, sul
vertice Ue. Secondo Garavaglia, però, resta un’altra incognita: «Lo Stato che
chiederà di accedere al meccanismo vedrà scendere il suo spread o lo vedrà
salire proprio perché fa questa richiesta? Per la risposta basta vedere come si
muoverà lo spread di Spagna e Italia nei prossimi giorni. È il mercato a
decidere». Per Garavaglia, insomma, Monti non ha poi tante ragioni per dirsi
«molto soddisfatto» dei risultati raggiunti a Bruxelles. «Il vertice mirava a soluzioni temporanee, cioè a
raffreddare la febbre che si era alzata troppo - ricorda l’economista del
Carroccio -. Conseguentemente è un vertice ancora interlocutorio, che non
risolve i problemi di fondo. Almeno si
ottiene l’obbiettivo di ridare un po’ di anestesia al malato euro e abbassare le
tensioni, in particolare sugli spread». Si è posta molta enfasi sul meccanismo
anti-spread proposto dall’Italia tramite Monti. «Nelle sue intenzioni – spiega Garavaglia
- si voleva utilizzare l’Ems o Efsf, cioè il Fondo europeo di stabilità
finanziaria, ampliandone le finalità: in particolare, Monti voleva un
intervento automatico di acquisto da parte del Fondo dei titoli di Stato di un
Paese sopra una certa soglia di spread. Ma siamo molto lontani da questo
obbiettivo, per due ragioni: primo, non c’è l’automatismo; secondo, manca la
licenza bancaria al Fondo.
Senza il
primo, è il singolo Stato che deve chiedere l’intervento dell’Ems, e allora poco
cambia rispetto al meccanismo già previsto dal trattato istitutivo del Fondo.
Senza la seconda, l’Ems non può agire come una banca vera e propria e quindi
attingere alla liquidità della Bce, ma deve lavorare con il capitale che ha a
disposizione, ovvero 80 miliardi di euro, cioè un quinto del debito che
l’Italia dovrà rinnovare nei prossimi dodici mesi. Decisamente pochini... ». Per
avere un volume di denaro sufficiente, il Fondo dovrà emettere titoli di debito
per comprare altri titoli di debito. «Ecco perché il commissario europeo per
gli Affari economici Olli Rehn parla di “paracetamolo finanziario”» sbotta
Garavaglia. Che aggiunge: «Rimane un problema di fondo. Non avendo l’automatismo,
cosa succede al Paese che chiede un intervento per abbassare il suo spread? È un
film già visto: finora i mercati hanno giudicato negativamente le richieste di
aiuto, e quindi ad oggi non è dato sapere se questo meccanismo anti-spread
funzionerà o meno». Resta il fatto che non si interviene alla radice dei
problemi. «Finché non si regolamenta il mercato dei derivati, l’entità del Fondo salva Stati è ridicola rispetto
alla potenza di fuoco dei grandi investitori. Secondariamente, si vorrebbe
arrivare a una unione bancaria permettendo la capitalizzazione diretta, da
parte delle istituzioni europee, delle banche in difficoltà. Ma su questo la
Germania rimane a dir poco fredda, ed è comprensibile dato che le banche hanno
in pancia titoli di Stato dei propri Paesi. I tedeschi vedono l’unione bancaria
alla stregua degli eurobond e quindi della socializzazione del debito, cosa che
continuano a non volere ».

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