Ci avevano promesso meno tasse su famiglie, lavoratori e imprese e invece tutto quello che sapranno offrirci è l’ennesima mazzata fiscale. Un miliardo e 100 milioni in più di imposte in più: è questo il bilancio 2014 certificato dalla Cgia (Confederazione artigiani) di Mestre, il cui ufficio studi guidato da Giuseppe Bortolussi si occupa di smascherare i continui aumenti di tasse e spesa pubblica cui siamo sottoposti. Il totale degliaumenti fiscali sarà di 6.227 milioni di euro mentre la riduzione sarà pari a 5.119 milioni: «pertanto – scrivono sul sito della Cgia – la differenza [...] dà come risultato 1,108 miliardi di euro». Non solo. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Bortolussi «il risultato è sottostimato. Corriamo il pericolo che il saldo sia più pesante». Il problema è la Trise, che accorpa la Tari (rifiuti) e la Tasi (servizi), su cui i sindaci avranno ampi margini di discrezionalità. «Molto probabile – dice il segretario della Cgia – che ne inaspriranno il prelievo per lenire le difficoltà economiche in cui versano, con evidenti ripercussioni negative per i bilanci delle famiglie e delle imprese». Insomma il risultato finale sono nuove imposte.
Un bilancio pesantissimo se consideriamo che le tasse, specie quelle sul lavoro sono già cresciute enormemente. Basti pensare che nel 2012 le buste paga dei lavoratori con figli a carico hanno subito un aumento di imposizione fiscale 2,6 punti percentuali arrivando al 38,3% di media. Nel frattempo gli altri Paesi Ocse (i principali europei più gli Stati Uniti) hanno ridotto le tasse dello 0,2%. Peggio ancora per i lavoratori senza figli che subiscono una rapina fiscale del 47,6%, un vero e proprio record. Urge far qualcosa di serio: altro che la mancetta di 14 euro. Più tasse e più spesa pubblica, ecco la magica ricetta firmata Letta-Saccomanni per contribuire la crescita di questo Paese. Una visione confermata, qualche giorno fa, da un altro ministro, Delrio, che ha inserito la «redistribuzione della ricchezza» fra le «priorità strategiche» delle larghe intese. L’inganno è ormai smascherato: quello che abbiamo di fronte è un governo sinistrorso-burocratico e socialcattolico che punta a incamerare più soldi possibili per render ricco il pubblico a scapito del privato. Quella che li anima è una visione per cui lo Stato dev’essere il perno della società. Nulla di scandaloso, per carità. Lo statalismo ha sempre animato la fazione politica avversa al centrodestra. Il vero dramma è che, a controbilanciare queste idee, dovrebbero esserci dei ministriche dovrebbero fare della libertà individuale il proprio vessillo. Politici che dovrebbero opporsi con coraggio a qualsiasi iniziativa di aumento del peso dello Stato in un Paese in cui questo peso ha raggiunto livelli da vecchia repubblica socialista. Eppure da quelle parti non si sentono altro che voci flebili e dissonanti. Alfano ha trasformato la tenuta del governo in un perenne referendum contro Berlusconi. Peccato che, in questo modo, per azzoppare un competitor interno, consegni le chiavi del potere ai veri nemici del centrodestra.
Un bilancio pesantissimo se consideriamo che le tasse, specie quelle sul lavoro sono già cresciute enormemente. Basti pensare che nel 2012 le buste paga dei lavoratori con figli a carico hanno subito un aumento di imposizione fiscale 2,6 punti percentuali arrivando al 38,3% di media. Nel frattempo gli altri Paesi Ocse (i principali europei più gli Stati Uniti) hanno ridotto le tasse dello 0,2%. Peggio ancora per i lavoratori senza figli che subiscono una rapina fiscale del 47,6%, un vero e proprio record. Urge far qualcosa di serio: altro che la mancetta di 14 euro. Più tasse e più spesa pubblica, ecco la magica ricetta firmata Letta-Saccomanni per contribuire la crescita di questo Paese. Una visione confermata, qualche giorno fa, da un altro ministro, Delrio, che ha inserito la «redistribuzione della ricchezza» fra le «priorità strategiche» delle larghe intese. L’inganno è ormai smascherato: quello che abbiamo di fronte è un governo sinistrorso-burocratico e socialcattolico che punta a incamerare più soldi possibili per render ricco il pubblico a scapito del privato. Quella che li anima è una visione per cui lo Stato dev’essere il perno della società. Nulla di scandaloso, per carità. Lo statalismo ha sempre animato la fazione politica avversa al centrodestra. Il vero dramma è che, a controbilanciare queste idee, dovrebbero esserci dei ministriche dovrebbero fare della libertà individuale il proprio vessillo. Politici che dovrebbero opporsi con coraggio a qualsiasi iniziativa di aumento del peso dello Stato in un Paese in cui questo peso ha raggiunto livelli da vecchia repubblica socialista. Eppure da quelle parti non si sentono altro che voci flebili e dissonanti. Alfano ha trasformato la tenuta del governo in un perenne referendum contro Berlusconi. Peccato che, in questo modo, per azzoppare un competitor interno, consegni le chiavi del potere ai veri nemici del centrodestra.

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