“La Padania 19.09.2013”
Mentre in
aula va in scena l'ennesimo scontro da "teatrino della politica" sul
ddl antiomofobia, la Lega Nord fa sentire la sua voce per riportare il
Parlamento a occuparsi dei reali problemi del Paese: le imprese che chiudono e
le famiglie non hanno i soldi per arrivare alla fine del mese. Ieri si è tenuto
un nuovo scontro nell'Aula della Camera dopo il rinvio dell'esame del disegno
di legge contro l'emofobia e la transfobia deciso dalla presidente Laura
Boldrini per consentire alla maggioranza
di trovare un accordo. Una decisione che non è piaciuta al Movimento 5 Stelle
che ha attaccato la presidente della Camera per voce del deputato Christian
Iannuzzi che ha chiesto le sue dimissioni accusandola di non essere
imparziale.
«La presidente - ha dichiarato Iannuzzi - non può intervenire per esprimere opinioni sugli interventi dei deputati, perché così influenza l'aula. Se la presidente non riesce a essere imparziale si dimetta ». Su Facebook il deputato stellato Alessandro Di Battista ha scritto: «La presidente Boldrini appare sempre più inadeguata, incompetente, nervosa, di parte, arrogante. Come tutte le persone di scarsa personalità tende ad assecondare regolarmente il "Grande potere"». La replica della Boldrini non si è fatta attendere: «La Camera e la sua Presidenza sono il bersaglio di una costante e strumentale opera di delegittimazione, in aula come in rete». Insomma, ieri con il ddl anti-omofobia ha regnato il caos in Parlamento con lo scontro Boldrini-M5S, le dimissioni del primo relatore del testo Antonio Leone (Pdl), contrar io all'emendamento sulle aggravanti e le reazioni dei gruppi di opposizione. In votazione c'erano due proposte: quella della presidente della Commissione Giustizia Donatella Ferranti (Pd) di una pausa "tecnica" dell'aula, e quella della Lega Nord per un ritorno del testo in Commissione che avrebbe comportato un punto e capo, proposta respinta dall'aula per 387 voti di differenza. A fronte di un'aula semiparalizzata è intervenuto Nicola Molteni, capogruppo in commissione Giustizia per la Lega Nord a Montecitorio: «Se Pd, Pdl, Sel e M5S pensano che la priorità del Paese sia l'introduzione del reato di emofobia, allora è la certificazione che queste forze politiche non sono più in sintonia con i problemi reali dei cittadini - ha detto Molteni. Certamente la tutela dei diritti merita la dovuta attenzione ma è altrettanto vero che le priorità in questo momento sono e devono essere altre». «Le discriminazione di qualunque tipo – continua Molteni - si affrontano e risolvono non in modo repressivo agendo sulle norme penali e manipolando in modo distorto il diritto bensì intervenendo sul piano culturale, educativo e investendo risorse per la prevenzione magari nelle scuole». Qualche giorno fa Molteni aveva definito il testo sull'omofobia uscito dal comitato dei 9 «un mostro giuridico senza precedenti». «Oltre al reato autonomo di omofobia e transfobia come estensione di una legge liberticida e antidemocratica quale la legge Mancino, si vuole prevedere anche una fattispecie aggravante speciale all'art 3 della medesima legge - ha rilevato l'esponente della Lega. Una follia giuridica anticostituzionale che mina i principi basilari del nostro diritto. La Lega Nord voterà contro a una legge che uccide la libera manifestazione del pensiero, dannosa e pericolosa, una legge ponte per il riconoscimento dei matrimoni e le adozioni omosessuali».
«La presidente - ha dichiarato Iannuzzi - non può intervenire per esprimere opinioni sugli interventi dei deputati, perché così influenza l'aula. Se la presidente non riesce a essere imparziale si dimetta ». Su Facebook il deputato stellato Alessandro Di Battista ha scritto: «La presidente Boldrini appare sempre più inadeguata, incompetente, nervosa, di parte, arrogante. Come tutte le persone di scarsa personalità tende ad assecondare regolarmente il "Grande potere"». La replica della Boldrini non si è fatta attendere: «La Camera e la sua Presidenza sono il bersaglio di una costante e strumentale opera di delegittimazione, in aula come in rete». Insomma, ieri con il ddl anti-omofobia ha regnato il caos in Parlamento con lo scontro Boldrini-M5S, le dimissioni del primo relatore del testo Antonio Leone (Pdl), contrar io all'emendamento sulle aggravanti e le reazioni dei gruppi di opposizione. In votazione c'erano due proposte: quella della presidente della Commissione Giustizia Donatella Ferranti (Pd) di una pausa "tecnica" dell'aula, e quella della Lega Nord per un ritorno del testo in Commissione che avrebbe comportato un punto e capo, proposta respinta dall'aula per 387 voti di differenza. A fronte di un'aula semiparalizzata è intervenuto Nicola Molteni, capogruppo in commissione Giustizia per la Lega Nord a Montecitorio: «Se Pd, Pdl, Sel e M5S pensano che la priorità del Paese sia l'introduzione del reato di emofobia, allora è la certificazione che queste forze politiche non sono più in sintonia con i problemi reali dei cittadini - ha detto Molteni. Certamente la tutela dei diritti merita la dovuta attenzione ma è altrettanto vero che le priorità in questo momento sono e devono essere altre». «Le discriminazione di qualunque tipo – continua Molteni - si affrontano e risolvono non in modo repressivo agendo sulle norme penali e manipolando in modo distorto il diritto bensì intervenendo sul piano culturale, educativo e investendo risorse per la prevenzione magari nelle scuole». Qualche giorno fa Molteni aveva definito il testo sull'omofobia uscito dal comitato dei 9 «un mostro giuridico senza precedenti». «Oltre al reato autonomo di omofobia e transfobia come estensione di una legge liberticida e antidemocratica quale la legge Mancino, si vuole prevedere anche una fattispecie aggravante speciale all'art 3 della medesima legge - ha rilevato l'esponente della Lega. Una follia giuridica anticostituzionale che mina i principi basilari del nostro diritto. La Lega Nord voterà contro a una legge che uccide la libera manifestazione del pensiero, dannosa e pericolosa, una legge ponte per il riconoscimento dei matrimoni e le adozioni omosessuali».

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