“Simone Girardin”
“La Padania 12.06.2013”
La «batosta
c'è stata» ed è «innegabile». Un dato «oggettivo» che «dovremo analizzare per
capirne le cause». Il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni , lo
farà già domenica, giorno in cui ha convocato i vertici del partito per fare il
punto della situazione. Il risultato delle elezioni comunali che hanno visto il
Carroccio perdere consensi ai ballottaggi di domenica e lunedì, (su tutti la
sconfitta nella roccaforte di Treviso, dove lo storico sindaco leghista Gentilini
è stato battuto dal candidato del centrosinistra) non è ancora andato giù
al leader leghista. Tanto che dalle colonne del Corriere della Sera
punta il dito contro le polemiche interne: «Sono quelle che ci hanno fatto
perdere...». Tradotto: puniti per troppa litigiosità. Perché di una cosa Maroni
è convintissimo: «Spararsi addosso non serve a niente. Già c'è una crisi
economica gravissima, se poi io che ho appena perso il posto di lavoro mi devo
affidare a qualcuno, non lo faccio con chi si prende a schiaffoni».
Secondo il governatore lombardo, il risultato va comunque visto nel suo insieme: «Il discredito ha colpito tutti i partiti, anche la sinistra che oggi canta vittorie dovrebbe essere preoccupata: ha perso vagonate di voti». Quindi un messaggio chiaro al partito: «Questo è il momento di unire le forze e non di fare processi sommari. Rimane Tosi, rimane Salvini. Gli avvoltoi se ne vadano fuori dalle scatole». Per Maroni di fatto c'è stato «un consenso congelato». «Lavoreremo - spiega - per recuperare questo consenso che non ha cambiato sponda. I nostri voti mancano perché la nostra gente non è andata a votare. Non ha quindi votato per il centrosinistra ma è rimasta delusa per i nostri candidati». Semmai - evidenzia - la «cosa importante è la seconda edizione degli Stati generali del Nord che si svolgerà in autunno al Lingotto. Non le polemiche». E se la Lega è alle prese con l'analisi della propria sconfitta elettorale, di certo dopo i risultati alle amministrative, nemmeno il Governo a Roma può pensare di sorridere. Per Maroni «andrà presto in crisi». «Dopo questo risultato - rimarca l'ex ministro - vedo già alcune dichiarazioni di Renato Brunetta contro Fabrizio Saccomanni. Se prevale quindi la logica dell'interesse di partito questo Governo non durerà». Di sicuro però «nessuno può pensare di andare ad elezioni per lucrarci sopra. Non il Pdl ma nemmeno il Pd. Proprio per l'incognita dell'astensionismo». «Se gli elettori tornano chiosa il governatore della Lombardia - la fisionomia del voto potrebbe cambiare di molto. Però, confermo la previsione di nuove elezioni per l'anno prossimo. Questo voto mette in fibrillazione fortissima la già variegata maggioranza che sostiene il governo». E sull'incontro con Bossi annota: «C'è stato un incontro franco. Finalmente ci siamo detti tutto quello che ci dovevamo dire».
Secondo il governatore lombardo, il risultato va comunque visto nel suo insieme: «Il discredito ha colpito tutti i partiti, anche la sinistra che oggi canta vittorie dovrebbe essere preoccupata: ha perso vagonate di voti». Quindi un messaggio chiaro al partito: «Questo è il momento di unire le forze e non di fare processi sommari. Rimane Tosi, rimane Salvini. Gli avvoltoi se ne vadano fuori dalle scatole». Per Maroni di fatto c'è stato «un consenso congelato». «Lavoreremo - spiega - per recuperare questo consenso che non ha cambiato sponda. I nostri voti mancano perché la nostra gente non è andata a votare. Non ha quindi votato per il centrosinistra ma è rimasta delusa per i nostri candidati». Semmai - evidenzia - la «cosa importante è la seconda edizione degli Stati generali del Nord che si svolgerà in autunno al Lingotto. Non le polemiche». E se la Lega è alle prese con l'analisi della propria sconfitta elettorale, di certo dopo i risultati alle amministrative, nemmeno il Governo a Roma può pensare di sorridere. Per Maroni «andrà presto in crisi». «Dopo questo risultato - rimarca l'ex ministro - vedo già alcune dichiarazioni di Renato Brunetta contro Fabrizio Saccomanni. Se prevale quindi la logica dell'interesse di partito questo Governo non durerà». Di sicuro però «nessuno può pensare di andare ad elezioni per lucrarci sopra. Non il Pdl ma nemmeno il Pd. Proprio per l'incognita dell'astensionismo». «Se gli elettori tornano chiosa il governatore della Lombardia - la fisionomia del voto potrebbe cambiare di molto. Però, confermo la previsione di nuove elezioni per l'anno prossimo. Questo voto mette in fibrillazione fortissima la già variegata maggioranza che sostiene il governo». E sull'incontro con Bossi annota: «C'è stato un incontro franco. Finalmente ci siamo detti tutto quello che ci dovevamo dire».

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