“Stefano
Neri”
“La
Padania 24.04.2013”
Le
famiglie italiane tirano sempre più la cinghia: sei su dieci, per risparmiare, fanno
la spesa al discount e sette su dieci, a causa della crisi, tagliano i costi
anche sul cibo e la sanità. Lo ha affermato il presidente dell'Istat, Enrico
Giovannini, nel corso delle audizioni parlamentari sul documento di economia e
finanza. I consumatori, ha detto, si rivolgono al discount riducendo quantità e
qualità dei prodotti: nel 2012 le famiglie che hanno quest'abitudine crescono
di nove punti percentuali arrivando al 62,3%. La crisi degli ultimi cinque
anni, sottolinea Giovannini, «sta modificando in profondità i modelli di
consumo delle famiglie». La punta massima del fenomeno si è verificata nel
Mezzogiorno (dal 65% al 73%), ma in termini incrementali si sono avute
variazioni anche più ampie al Nord, dove il salto è stato di quasi 10 punti percentuali
(dal 46% al 55,5%), e al Centro (dal 53% a quasi il 62%). Variazioni rilevanti
sono intervenute anche nei comportamenti di spesa delle famiglie classificate
in base al reddito percepito. In particolare, le famiglie con i livelli di
spesa più bassi hanno messo in atto strategie di risparmio nel settore alimentare.
Circa il 71% ha modificato quantità e/o qualità dei prodotti acquistati, mentre tra le spese non alimentari sono diminuite quelle dirette verso i beni durevoli (elettrodomestici e accessori per la casa); sono state poi quasi eliminate le spese per visite mediche, analisi cliniche ed esami radiologici, mantenendo quella, incomprimibile, per medicinali. «Le riduzioni in quantità di spese necessarie come quelle alimentari e mediche provano che gli italiani vivono come nel dopoguerra, a caccia di soldi per poter comperare cibo», ha commentato il Codacons. Dati drammatici anche secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori. «La crisi continua a svuotare frigoriferi e dispense, e non lo fa da oggi - si legge in una nota -. Tra il 2008 e il 2012, cioè da quando è iniziata la fase recessiva dell'economia, le famiglie hanno ridotto il budget a disposizione per la spesa alimentare di oltre 12 miliardi di euro, al netto della dinamica dei prezzi». Coldiretti ha ricordato che con l'aggravarsi della crisi «gli italiani stanno cambiando le loro abitudini alimentari, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo: abbiamo registrato un calo dell'acquisto di frutta pari al 4%, di ortaggi e parmigiano reggiano del 3%, del grana padano (-7%) e anche della carne bovina che ha subito un calo delle macellazioni del 7% nel primo trimestre nel 2013».
Circa il 71% ha modificato quantità e/o qualità dei prodotti acquistati, mentre tra le spese non alimentari sono diminuite quelle dirette verso i beni durevoli (elettrodomestici e accessori per la casa); sono state poi quasi eliminate le spese per visite mediche, analisi cliniche ed esami radiologici, mantenendo quella, incomprimibile, per medicinali. «Le riduzioni in quantità di spese necessarie come quelle alimentari e mediche provano che gli italiani vivono come nel dopoguerra, a caccia di soldi per poter comperare cibo», ha commentato il Codacons. Dati drammatici anche secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori. «La crisi continua a svuotare frigoriferi e dispense, e non lo fa da oggi - si legge in una nota -. Tra il 2008 e il 2012, cioè da quando è iniziata la fase recessiva dell'economia, le famiglie hanno ridotto il budget a disposizione per la spesa alimentare di oltre 12 miliardi di euro, al netto della dinamica dei prezzi». Coldiretti ha ricordato che con l'aggravarsi della crisi «gli italiani stanno cambiando le loro abitudini alimentari, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo: abbiamo registrato un calo dell'acquisto di frutta pari al 4%, di ortaggi e parmigiano reggiano del 3%, del grana padano (-7%) e anche della carne bovina che ha subito un calo delle macellazioni del 7% nel primo trimestre nel 2013».

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