“Matteo Borghi”
“lintraprendente.it 22.03.2013”
Stamattina alla “giornata regionale dell’impegno contro le mafie” il presidente Roberto Maroni ha dato una bella lezione di legalità all’opposizione giustizialista. Già perché i due termini non solo non collimano, ma esprimono concetti che non potrebbero essere più distanti. Il primo è un’ideale condiviso, che presuppone, come ha sottolineato Maroni, «la partecipazione e la convergenza di tutti perché sulla lotta alla mafia non ci possono essere divergenze politiche»; il secondo è un’arma che si serve della retorica per colpire, a priori, l’avversario politico. Un modus operandi inaugurato dalla sinistra dipietresca e proseguito magistralmente dall’antipolitica dei “vaffa” e dei “tutti a casa” di Beppe Grillo. Maroni invece ha scelto di agire come suo solito, coi fatti. «Proporrò che in consiglio regionale venga istituita una commissione antimafia». «Una commissione vera e propria – ha precisato nel successivo incontro con la stampa – sul modello di quella parlamentare. Si tratta di un organismo che avrà il compito di affiancare la giunta (ma avrà anche funzioni di vigilanza sull’esecutivo stesso ndr) nel controllo su possibili infiltrazioni mafiose, specie negli appalti di Expo, spesso acuite dalla crisi economica». È evidente, infatti, che in un momento in cui il settore privato è a corto di soldi sia la criminalità organizzata – cui non mancano mai – a farsi avanti. La proposta, già lanciata lo scorso ottobre dal presidente del consiglio lombardo, il leghista Fabrizio Cecchetti, vede finalmente la luce.
La Lombardia del resto ne ha bisogno essendo, in base alle statistiche, la seconda regione d’Italia per infiltrazione mafiosa dopo la Sicilia. La proposta, lanciata di fronte a molti consiglieri neoeletti (fra cui Umberto Ambrosoli), risulta forte e credibile in rapporto al suo passato di ministro dell’Interno. Un momento di grande successo nella lotta alla criminalità organizzata coronato dall’arresto di 28 dei 30 boss più pericolosi d’Italia e dalla confisca di 26 miliardi di euro di beni (+300% dal 2009 al 2010). Un risultato dovuto certo anche all’impegno di polizia e magistrati ma per cui non si può certo negare il merito del vertice politico rappresentato dal ministro. Dati che scottano i giustizialisti di Sel che, in campagna elettorale, avevano mostrato il manifesto con la foto di Maroni e Formigoni con la coppola che si davano un bacio da mafiosi corredata dalla scritta «Mai più Roberto». Ora dovranno fare un passo indietro, vergognandosi di quanto detto così come i grillini devono fare i conti con un’altra realtà. I dati dimostrano che ogni anno in Italia si registrano 270 atti intimidatori contro degli amministratori, uno ogni 34 ore, specie contro consiglieri comunali che prendono un gettone di presenza ridicolo. Di certo meno dei nuovi parlamentari del M5S che, con un migliaio d’euro meno dei colleghi a fine mese, si sono ambientati bene fra le fila della Casta. Altro che “tutti a casa”. Per concludere una postilla su PdL e governissimo. Maroni che oggi non ha partecipato alle consultazioni al Quirinale per partecipare all’incontro (tiene più al ruolo nella giunta che di capo di partito) dice che l’alleanza con Berlusconi è solida e proseguirà. Una buona notizia in un momento in cui c’è bisogno di centrodestra come antidoto a statalismo sinistrorso e qualunquismo “grillino“.
La Lombardia del resto ne ha bisogno essendo, in base alle statistiche, la seconda regione d’Italia per infiltrazione mafiosa dopo la Sicilia. La proposta, lanciata di fronte a molti consiglieri neoeletti (fra cui Umberto Ambrosoli), risulta forte e credibile in rapporto al suo passato di ministro dell’Interno. Un momento di grande successo nella lotta alla criminalità organizzata coronato dall’arresto di 28 dei 30 boss più pericolosi d’Italia e dalla confisca di 26 miliardi di euro di beni (+300% dal 2009 al 2010). Un risultato dovuto certo anche all’impegno di polizia e magistrati ma per cui non si può certo negare il merito del vertice politico rappresentato dal ministro. Dati che scottano i giustizialisti di Sel che, in campagna elettorale, avevano mostrato il manifesto con la foto di Maroni e Formigoni con la coppola che si davano un bacio da mafiosi corredata dalla scritta «Mai più Roberto». Ora dovranno fare un passo indietro, vergognandosi di quanto detto così come i grillini devono fare i conti con un’altra realtà. I dati dimostrano che ogni anno in Italia si registrano 270 atti intimidatori contro degli amministratori, uno ogni 34 ore, specie contro consiglieri comunali che prendono un gettone di presenza ridicolo. Di certo meno dei nuovi parlamentari del M5S che, con un migliaio d’euro meno dei colleghi a fine mese, si sono ambientati bene fra le fila della Casta. Altro che “tutti a casa”. Per concludere una postilla su PdL e governissimo. Maroni che oggi non ha partecipato alle consultazioni al Quirinale per partecipare all’incontro (tiene più al ruolo nella giunta che di capo di partito) dice che l’alleanza con Berlusconi è solida e proseguirà. Una buona notizia in un momento in cui c’è bisogno di centrodestra come antidoto a statalismo sinistrorso e qualunquismo “grillino“.

Nessun commento:
Posta un commento