mercoledì 20 febbraio 2013

SONO TERRORIZZATI Finmeccanica, MARONI denuncia: falsificazione sistematica, cercano di condizionare il VOTO


“Igor Iezzi”
“La Padania 20.02.2013”

Alla fine doveva succedere. Come sempre, in questo sgangherato Paese, sono scesi in campo i magistrati e i giornali dei poteri forti. Pronti a condizionare la campagna elettorale, con il chiaro intento di influenzare i cittadini e magari decidere l'esito del voto, con le loro falsità e le loro strumentalizzazioni. Nel mirino, ancora una volta la Lega Nord. La candidatura  di Roberto Maroni alla presidenza della Lombardia fa paura a chi vorrebbe continuare a prendersi i quattrini dei lombardi. Bisogna fermarlo, si sono detti. E subito è entrata in azione la macchina del fango, rispolverando anche vecchie vicende  come Finmeccanica che erano già state abbondantemente chiuse dalla stessa magistratura. Perché infondate, inesistenti, insussistenti. Ma anche se i magistrati hanno messo la parola fine sul la vicenda i media vanno avanti, come degli schiacciasassi immuni dal dovere di raccontare la verità. Così sulla vicenda dell'arresto di Giuseppe Orsi, presidente di  Finmeccanica, per un caso di corruzione internazionale, viene tirata in ballo la Lega, alcuni dei suoi massimi dirigenti e il  suo segretario Roberto Maroni. Che, per i poteri forti che vivono alle spalle dei lombardi, deve aver commesso un errore imperdonabile: quello di voler liberare la Lombardia. Avanguardie del nuovo attacco al Carroccio sono il Corriere della Sera  e la Repubblica . Addirittura il foglio di via Solferino mette in prima pagina un titolo diffamante:
«Il caso Finmeccanica e i  sospetti dei Pm sui soldi al Carroccio». All'interno, addirittura riesce a superarsi per faziosità e mette insieme, nello stesso titolo «quelle cene di Orsi con Maroni» e «i sospetti sulla tangente alla Lega». Peccato, ma questo al Corriere  sicuramente lo sanno, che i magistrati abbiano già indagato mesi fa e abbiano lasciato cadere ogni "sospetto" tanto che  nell'ordinanza di arresto di Orsi, per fatti completamente diversi, non se ne fa cenno. Per questo Maroni, che già nei giorni  scorsi aveva annunciato querele, parla di «macchina del fango». «Si tenta di condizionare il voto con falsità e insinuazioni su di me e sulla Lega. Questo non è giornalismo, questo è terrorismo» ha prontamente replicato il candidato Governatore per la Lombardia. Po i il segretario leghista ribadisce che quelle su una presunta tangente passata da Finmeccanica alla Lega Nord sono «insinuazioni e falsità contenute in un rapporto dei carabinieri allegato alle indagini. Nell'ordinanza di arresto per Giuseppe Orsi non si fa cenno a queste insinuazioni su presunte dazioni alla Lega. Ciò significa che sia il pm che  il gip hanno escluso che queste cose abbiano fondamento» ha spiegato durante un forum organizzato dall'Ansa. «l giudici - ha sottolineato Maroni - hanno ritenuto totalmente inaffidabili quelle insinuazioni, tanto che nell'ordinanza di custodia cautelare per Orsi non c'è nulla di nulla. Andare a prendere un documento preliminare, che è stato vagliato dai magistrati  e messo nel cestino, come se fosse una novità uscita oggi, serve so lo a condizionare le elezioni». «Il collegamento con le  presunte tangenti non è giornalismo. Ci tengo - ha concluso Maroni - al mio personale profilo, al mio comportamento trasparente e onesto: oggi sui giornali ci sono ancora insinuazioni di tangenti alla Lega legate alla vicenda Orsi- Finmeccanica. Mi spiace che ci sia il Corriere in cima, mettendo insieme un titolo con una cena, sottolineo l'unica, fatta tra  me e l'ad». Lo stesso avvocato di Orsi, Ennio Amodio, ribadisce inesistente «la tesi di un finanziamento alla Lega del  quale è già stata accertata la assoluta inesistenza dopo quasi un anno di indagini». Insomma, non solo non c'è la tangente, ma non c'è neanche il sospetto visto che i magistrati, dopo aver indagato, hanno lasciato perdere non trovando nulla. Allora bisogna chiedersi il perché di queste falsità diffuse a piene mani dal principale quotidiano da sempre in mano al  salotto "buono" della finanza italiana (a cui vertici c'era anche il candidato della sinistra Umberto Ambrosoli, fino a qualche settimana fa nel Cda del Corriere). Anche perché, solo usando un minimo di buona fede, si poteva da subito capire l'insussistenza di qualsiasi accusa. Basterebbe leggere le intercettazioni (non quelle del Monte dei Paschi che, se mai usciranno, le vedremo dopo le elezioni...) pubblicate qualche giorno fa dal Fatto Quotidiano. Si tratta di alcune  conversazioni del dicembre 2011 tra Maroni, allora ministro all'Interno e Orsi, ai tempi amministratore delegato e solo  successivamente promosso presidente dal Governo Monti sostenuto anche da Bersani. A leggerle si vede come il  consiglio dei ministri nominò Orsi per i suoi meriti professionali e come Maroni sia al di sopra di ogni sospetto. Tanto che il 26 dicembre del 2011, non sapendo di essere ascoltato, dice ad Orsi: «Anche su di me credo ne abbiamo cercate di cotte e  di crude ma non hanno mai trovato niente perché non c'è niente. Si può sempre inventare però poi dopo le bugie hanno le gambe corte». Una frase quasi profetica.

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