“Alessandro Montanari”
“La Padania 17.01.2013”
Il primo
pensiero del candidato Umberto Ambrosoli alla presidenza della Regione Lombardia?
Gli immigrati, naturalmente... L'avvocato milanese, scelto da Bersani per
contendere il Pirellone a Roberto Maroni, ex ministro dell'Interno "di
ferro" nel Governo Berlusconi, ha
dunque deciso di giocarsi la partita a sinistra, sollecitando cioè il vecchio
solidarismo utopistico ed ideologico che già costò il Parlamento a Rifondazione
Comunista. «Gli immigrati - spiega infatti Ambrosoli - non sono un problema ma un'opportunità: il 23% del Pil in
Lombardia è generato da lavoro immigrato e tutto ciò che ci è stato raccontato negli
ultimi 20 anni, cioè che gli immigrati erano un pericolo, un allarme su l quale
si è giocata l'ultima campagna elettorale regionale del centro destra in
Lombardia, si è rivelato falso». Evidente il tentativo di lucrare sui vecchi
stereotipi della letteratura giornalistica anti-leghista. Peccato però che,
come noto, le città governate da sindaci leghisti siano proprio quelle in cui
si registrano i più alti livelli di integrazione degli stranieri in Italia. Di questo,
tuttavia, Ambrosoli non sembra essersi accorto.
Come non si è accorto dei cambiamenti avvenuti nel Carroccio. «Oggi – insiste infatti
l'avvocato - neanche chi allora organizzava le fiaccolate di fronte ai campi
nomadi, ha più il coraggio di riproporre un argomento del genere. Noi dobbiamo
investire su questa fetta di società e investire vuoi dire rendere protagonisti
con tutti i diritti, voto compreso, gli immigrati regolari con cittadinanza italiana».
Bene così, sempre meglio essere chiari...
Intanto, mentre a Roma Bersani, D'Alema e Fassina continuano ad assicurare alla stampa straniera che il Pd dialogherà con Monti, Ambrosoli prova a convincerci che con il candidato montiano in Lombardia non ci saranno accordi dell'ultima ora. «Considero Albertini e Maroni allo stesso modo - assicura -. In Lombardia il centro destra si presenta con due facce». Poi però Ambrosoli va oltre, rischiando di fare " inquietare" (vedi alla voce Formigoni...) l'amico Albertini. «Fino a un mese fa - ricorda il candidato del Pd - Albertini chiedeva a Berlusconi di essere il candidato del Pdl, che invece lo ha scaricato e allora Albertini ha indossato un'altra casacca». Ambrosoli sa bene cosa dicono i sondaggi, ma prova a guardare il lato positivo della faccenda ricordando ai giornalisti che nessun pretendente della sinistra, in passato, era mai partito così vicino al candidato del centrodestra e augurandosi di bissare l'exploit di Pisapia, il candidato sindaco della sinistra a Milano che partì a fari spenti e poi, a sorpresa, batté Letizia Moratti. «L'esperienza e il risultato ottenuto da Pisapia - cerca di autoconvincersi l'avvocato - dimostrano che il fenomeno del "forza leghismo" è ormai esaurito». Sarà. Intanto però Maroni fa il pieno nei comizi e nei contatti sulla rete e la sua coalizione, per quanto costituita con qualche innegabile difficoltà, regge e si consolida di giorno in giorno. Lo stesso invece non si può dire per il carrozzone della sinistra lombarda dove, da ieri, si registra la rottura ufficiale con i radicali. Il no di Ambrosoli al riferimento all'amnistia nel simbolo degli alleati ha infatti indispettito i pannelliani che per reazione hanno deciso di dare il via libera alla candidatura a governatore di Marco Cappato. Certo, alla fine è probabile che in qualche modo la sistemeranno, ma se la partenza di Ambrosoli è questa e se la sua proposta acchiappavoti è il voto agli immigrati, allora Maroni può davvero stare tranquillo: la sinistra lombarda è quella di sempre.
Intanto, mentre a Roma Bersani, D'Alema e Fassina continuano ad assicurare alla stampa straniera che il Pd dialogherà con Monti, Ambrosoli prova a convincerci che con il candidato montiano in Lombardia non ci saranno accordi dell'ultima ora. «Considero Albertini e Maroni allo stesso modo - assicura -. In Lombardia il centro destra si presenta con due facce». Poi però Ambrosoli va oltre, rischiando di fare " inquietare" (vedi alla voce Formigoni...) l'amico Albertini. «Fino a un mese fa - ricorda il candidato del Pd - Albertini chiedeva a Berlusconi di essere il candidato del Pdl, che invece lo ha scaricato e allora Albertini ha indossato un'altra casacca». Ambrosoli sa bene cosa dicono i sondaggi, ma prova a guardare il lato positivo della faccenda ricordando ai giornalisti che nessun pretendente della sinistra, in passato, era mai partito così vicino al candidato del centrodestra e augurandosi di bissare l'exploit di Pisapia, il candidato sindaco della sinistra a Milano che partì a fari spenti e poi, a sorpresa, batté Letizia Moratti. «L'esperienza e il risultato ottenuto da Pisapia - cerca di autoconvincersi l'avvocato - dimostrano che il fenomeno del "forza leghismo" è ormai esaurito». Sarà. Intanto però Maroni fa il pieno nei comizi e nei contatti sulla rete e la sua coalizione, per quanto costituita con qualche innegabile difficoltà, regge e si consolida di giorno in giorno. Lo stesso invece non si può dire per il carrozzone della sinistra lombarda dove, da ieri, si registra la rottura ufficiale con i radicali. Il no di Ambrosoli al riferimento all'amnistia nel simbolo degli alleati ha infatti indispettito i pannelliani che per reazione hanno deciso di dare il via libera alla candidatura a governatore di Marco Cappato. Certo, alla fine è probabile che in qualche modo la sistemeranno, ma se la partenza di Ambrosoli è questa e se la sua proposta acchiappavoti è il voto agli immigrati, allora Maroni può davvero stare tranquillo: la sinistra lombarda è quella di sempre.

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