giovedì 17 gennaio 2013

Roberto Maroni dice prima il Nord. Ambrosoli dice prima gli immigrati: «Per loro anche il diritto di voto»


“Alessandro Montanari”
“La Padania 17.01.2013”

Il primo pensiero del candidato Umberto Ambrosoli alla presidenza della Regione Lombardia? Gli immigrati, naturalmente... L'avvocato milanese, scelto da Bersani per contendere il Pirellone a Roberto Maroni, ex ministro dell'Interno "di ferro" nel  Governo Berlusconi, ha dunque deciso di giocarsi la partita a sinistra, sollecitando cioè il vecchio solidarismo utopistico ed ideologico che già costò il Parlamento a Rifondazione Comunista. «Gli immigrati - spiega infatti Ambrosoli - non sono un  problema ma un'opportunità: il 23% del Pil in Lombardia è generato da lavoro immigrato e tutto ciò che ci è stato raccontato negli ultimi 20 anni, cioè che gli immigrati erano un pericolo, un allarme su l quale si è giocata l'ultima campagna elettorale regionale del centro destra in Lombardia, si è rivelato falso». Evidente il tentativo di lucrare sui vecchi stereotipi della letteratura giornalistica anti-leghista. Peccato però che, come noto, le città governate da sindaci leghisti siano proprio quelle in cui si registrano i più alti livelli di integrazione degli stranieri in Italia. Di questo, tuttavia, Ambrosoli non sembra essersi  accorto. Come non si è accorto dei cambiamenti avvenuti nel Carroccio. «Oggi – insiste infatti l'avvocato - neanche chi allora organizzava le fiaccolate di fronte ai campi nomadi, ha più il coraggio di riproporre un argomento del genere. Noi dobbiamo investire su questa fetta di società e investire vuoi dire rendere protagonisti con tutti i diritti, voto compreso, gli immigrati regolari con cittadinanza italiana». Bene così, sempre meglio essere chiari...
Intanto, mentre a Roma Bersani, D'Alema e  Fassina continuano ad assicurare alla stampa straniera che il Pd dialogherà con Monti, Ambrosoli prova a convincerci che con  il candidato montiano in Lombardia non ci saranno accordi dell'ultima ora. «Considero Albertini e Maroni allo stesso modo - assicura -. In Lombardia il centro destra si presenta con due facce». Poi però Ambrosoli va oltre, rischiando di fare " inquietare" (vedi alla voce Formigoni...) l'amico Albertini. «Fino a un mese fa - ricorda il candidato del Pd - Albertini chiedeva  a Berlusconi di essere il candidato del Pdl, che invece lo ha scaricato e allora Albertini ha indossato un'altra casacca». Ambrosoli sa bene cosa dicono i sondaggi, ma prova a guardare il lato positivo della faccenda ricordando ai giornalisti che nessun pretendente della sinistra, in passato, era mai partito così vicino al candidato del centrodestra e augurandosi di bissare l'exploit di Pisapia, il candidato sindaco della sinistra a Milano che partì a fari spenti e poi, a sorpresa, batté Letizia Moratti.  «L'esperienza e il risultato ottenuto da Pisapia - cerca di autoconvincersi l'avvocato - dimostrano che il fenomeno del "forza leghismo" è ormai esaurito». Sarà. Intanto però Maroni fa il pieno nei comizi e nei contatti sulla rete e la sua coalizione, per quanto costituita con qualche innegabile difficoltà, regge e si consolida di giorno in giorno. Lo stesso invece non si può dire per il carrozzone della sinistra lombarda dove, da ieri, si registra la rottura ufficiale con i radicali. Il no di Ambrosoli al riferimento all'amnistia nel simbolo degli alleati ha infatti indispettito i pannelliani che per reazione hanno deciso di dare il via libera alla candidatura a governatore di Marco Cappato. Certo, alla fine è probabile che in qualche modo la sistemeranno, ma se la partenza di Ambrosoli è questa e se la sua proposta acchiappavoti è il voto agli immigrati, allora Maroni può davvero stare  tranquillo: la sinistra lombarda è quella di sempre. 

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