lunedì 3 settembre 2012

MACROREGIONE, MARONI: LA VIA MODERNA DI MIGLIO

"Andrea Ballarin e Fabrizio Carcano"
"La Padania 02.09.2012"


BÈRGHEM- Alzano Lombardo - Obiettivo: cacciare al più presto il professor falliMonti da Palazzo Chigi.  Questa la parola d’ordine di Roberto Maroni sul palcoscenico della Berghem Fest di Alzano Lombardo, dove il segretario federale del Carroccio è stato protagonista di una lunga e amichevole chiacchierata con il  giornalista Vittorio Feltri. «Immaginatevi se in Italia avessimo fatto un referendum sulle tasse di Monti -  attacca Maroni -, questo Governo sarebbe andato subito a casa». Applausi convinti dalla platea. «Il nostro  obiettivo . riprende l’ex ministro - ora è il referendum sull’euro, cioè chiamare il popolo ad esprimersi, così  come avviene in Svizzera, anche sulle tasse. E stiamo pensando anche a un referendum sul fiscal compact ».  La discussione scivola poi sull’altro grande progetto leghista: la macroregione del Nord. «La macroregione -  spiega Maroni incalzato da Feltri - non è un’utopia ma un sogno da realizzare. E’ la via moderna realizzata e  ideata dal più grande pensatore degli ultimi decenni: Gianfranco Miglio. L’idea della macroregione moderna  appartiene quindi a lui e alla Lega Nord, che ha avuto il merito di parlarne. Miglio ha recuperato il pensiero di Carlo Cattaneo, rimodellandolo ai nostri giorni e portandolo al centro del dibattito politico. E questo - sottolinea il Segretario - è avvenuto grazie alla Lega e a Umberto Bossi. Altro merito di Miglio è stato l’aver  avuto il coraggio di “sporcarsi le mani” con un movimento verso il quale continuavano ad essere venduti pregiudizi ingiustificati e pretestuosi. Il progetto dell’Euroregione padano-alpina è vincente. L’Europa dei 27  Stati invece ha fallito, non è stata capace di salvare la Grecia mentre l’Euroregione – o la Macroregione – da  una vita salvano la Magna Grecia italiana che è il Sud». Segue un altro schiaffo a Bruxelles.
«L’Europa del ’92 di Maastricht - dice Maroni  - ha fallito, noi puntiamo all’Europa dei popoli e il nostro progetto viene  riconosciuto anche dal Financial Times che, nell’area euro, ha disegnato i confini della Padania. Se lo dicono  gli inglesi, che sono fuori dall’euro e quindi hanno una visione più fredda rispetto alla nostra circa il destino  dell’Europa, vuol dire che il nostro progetto è vincente». «Per raggiungere il nostro scopo però è importante che la Lega diventi egemone al Nord, che abbia cioè il potere per andare a Roma a trattare come unico  interlocutore. Ora i sondaggi ci danno in netta risalita, bene. Vuol dire che abbiamo passato un brutto  momento ma anche che abbiamo reagito». La Lega, dunque, c’è ancora. Così come c’è ancora la vecchia  battaglia federalista. Nonostante Monti. «Il Federalismo - dice infatti Maroni - il Governo Monti ce l’ha  distrutto ma per la Lega è sempre una battaglia da combattere ».  E il Monti-distruttore è servio. Sul tema  del lavoro e dell’occupazione, o meglio della disoccupazione, invece Maroni si era soffermato venerdì sera a  Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, commentando la vicenda dell’Ilva di Taranto. La sostanza della riflessione del segretario della Lega Nord era rivolta al principio secondo il quale ci vuole grande  rispetto per chi rischia di perdere il posto di lavoro, soprattutto se dovuto all’incapacità d’altri. Per questo il  segretario federale della Lega Nord Roberto Maroni non ha esitato un istante a esprimere solidarietà nei  confronti degli operai dell’Ilva di Taranto, i quali - ha evidenziato il leader del Carroccio - nel contesto della  drammatica vicenda della fabbrica a rischio di chiusura totale, non hanno alcuna responsabilità. «Non  c’entrano nulla», ha tenuto a sottolineare Maroni. Ma oltre alla questione dei posti di lavoro, dell’occupazione da salvaguardare, è innanzitutto il risvolto politico della vicenda a interessare il segretario  leghista. Che non indugia a sferrare un fendente allo squadrone di professoroni che fanno capo al premier Mario Monti. Il possibile salvataggio dell’Ilva di Taranto anche con soldi pubblici, cosa che per le aziende  del Nord non è mai stata fatta, rappresenterebbe per Maroni «un’altra discriminazione contro il Nord di questo Governo razzista».  Un’accusa pesante ma che trova immediata spiegazione: «Operazioni di questo  tipo - ha aggiunto, infatti, il segretario federale del Carroccio - non sono mai state fatte dal Governo per le  grandi aziende e i petrolchimici del Nord». Due pesi, due misure. Come sempre, senza andare tanto distanti  dalla quotidianità. L’Esecutivo di Monti, finora, si è infatti sempre contraddistinto per un atteggiamento di  disinteresse diffuso per il sistema produttivo del Paese, per l’impresa, per gli stessi imprenditori, abbandonati a loro stessi a scegliere con quale sapone spalmare il cappio per impiccarsi o il calibro del proiettile da  ficcarsi nel cranio. Questo è successo con quasi un anno di Governo dei professori: l’affossamento definitivo  e irreversibile del sistema economico italiano, l’incremento inarrestabile della disoccupazione, l’impoverimento totale di milioni di famiglie. E la gente che si spara o che si impicca perché non ce la fa più.  Soprattutto in quel Nord produttivo che ha di continuo conti in sospeso con uno Stato incapace di  adempiere alle proprie promesse e, ancor peggio, a pagare i propri debiti. Governo razzista perché usa due  pesi e due misure, scarica vagonate di denaro al Sud (come da tradizione italiota) e se ne infischia beatamente della questione  settentrionale, come non esistesse, come non fosse tremendamente al centro del dibattito politico attuale. Maroni ha anche commentato i dati dell’Istat sulla disoccupazione in Italia: «Quando  ero ministro del Welfare - ha ricordato il leader leghista - la disoccupazione era al minimo storico, meno del  6%. Oggi il tasso di disoccupazione tra i giovani è al 35%». «È una tragedia sociale - ha concluso Maroni - e  il Governo che cosa fa? Con la ministra Fornero allunga l’età pensionabile, togliendo posti di lavoro ai  giovani; cioè il contrario di quello che serve ». Poveri noi. 

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