ROMA - Prende il via oggi, in commissione Affari Sociali alla Camera, il Disegno di Legge presentato dal ministro Balduzzi sulle "disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute". Un testo che, spiega Marco Rondini, membro della Commissione chiamata ad analizzare il documento, presenta luci e ombre. Su tutte il ritardo con il quale gli stessi commissari sono entrati in possesso del fascicolo definitivo che ha costretto molti a lavorare basandosi su indiscrezioni, invece che su certezze. Tre i temi principali sui quali focalizza l'attenzione Rondini: la ludopatia, i medici di base reperibili 24 ore su 24 e l'intramoenia. «Purtroppo - attacca Rondini - dobbiamo constatare che le lobby legate al gioco d'azzardo, per citare solo uno degli esempi, stanno cercando di impedire che venga rispettata una distanza metrica fra luoghi di aggregazione per giovani e anziani (scuole, oratori etc) e sale gioco; cosa che a quanto apprendiamo era inizialmente normata nel decreto ma che oggi a seguito delle pressioni sembra sfumata. Un dietrofront che non ci vede affatto favorevoli. Il compito delle istituzioni deve essere quello disincentivare il gioco d'azzardo, che oggi è invece agevolato anche da imponenti campagne pubblicitarie». «Quanto alla reperibilità e all'operatività dei medici di base 24 ore su 24 - continua Rondini - la Lega da sempre ha portato avanti una linea programmatica e politica favorevole ad un potenziamento della figura del medico di base quale garanzia per i processi di continuità assistenziale, per agevolare la presa in carico dei pazienti, per semplificare il rapporto tra cittadino e per migliorare anche in un ottica di razionalizzazione dei costi la rete dei servizi sanitari. Se tutto ciò è vero e se da un lato una politica di tale genere è già stata adottata nelle regioni del Nord del Paese non si può non criticare l'intervento statale con l'utilizzo della normativa d'urgenza in quanto va ad regolare materia la cui competenza spetta alla potestà legislativa esclusiva delle regioni». Nel mirino di Rondini anche l'intramoenia allargata.
Quella fattispecie che dovrebbe essere in esaurimento e che, invece, continua a ad essere derogata, che consente ai dirigenti con rapporto di lavoro esclusivo di esercitare la libera professione intramoenia anche nei propri studi professionali privati o altre strutture esterne all'azienda sanitaria di appartenenza. «La legge 3 agosto 2007 in materia di attività libero-professionale intramuraria e altre norme in materia sanitaria, ha operato una netta scelta nel senso del definitivo superamento della deroga dell'intramoenia allargata. Come noto - aggiunge Rondini -, tale deroga si è resa necessaria per supplire all'inadeguatezza strutturale di alcuni presidi ospedalieri, ove non vi erano gli spazi per consentire al personale medico e sanitario lo svolgimento dell'attività intramuraria. Dal 1998 ad oggi (anche attraverso i programmi di edilizia sanitaria), il legislatore statale ha costantemente incentivato le Regioni a completare gli interventi edilizi per l’adeguamento delle strutture sanitarie alle esigenze dell’intramoenia. Molte Regioni del centrosud, tuttavia, continuano a registrare persistenti ritardi in materia. Per questo non riteniamo assolutamente non condivisibile il riconoscimento, a regime, dell'intramoenia allargata tra le forme di attività libero professionali compatibili con un rapporto di lavoro esclusivo».
Quella fattispecie che dovrebbe essere in esaurimento e che, invece, continua a ad essere derogata, che consente ai dirigenti con rapporto di lavoro esclusivo di esercitare la libera professione intramoenia anche nei propri studi professionali privati o altre strutture esterne all'azienda sanitaria di appartenenza. «La legge 3 agosto 2007 in materia di attività libero-professionale intramuraria e altre norme in materia sanitaria, ha operato una netta scelta nel senso del definitivo superamento della deroga dell'intramoenia allargata. Come noto - aggiunge Rondini -, tale deroga si è resa necessaria per supplire all'inadeguatezza strutturale di alcuni presidi ospedalieri, ove non vi erano gli spazi per consentire al personale medico e sanitario lo svolgimento dell'attività intramuraria. Dal 1998 ad oggi (anche attraverso i programmi di edilizia sanitaria), il legislatore statale ha costantemente incentivato le Regioni a completare gli interventi edilizi per l’adeguamento delle strutture sanitarie alle esigenze dell’intramoenia. Molte Regioni del centrosud, tuttavia, continuano a registrare persistenti ritardi in materia. Per questo non riteniamo assolutamente non condivisibile il riconoscimento, a regime, dell'intramoenia allargata tra le forme di attività libero professionali compatibili con un rapporto di lavoro esclusivo».

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