ASÀGH - «Adesso andiamo a Roma a fargli un mazzo così». Con queste parole Matteo Salvini conclude il suo intervento di fronte all’assise del Forum di Assago. È la Lega che riparte ma che dovrà essere «un po’ più cattiva, più determinata». Il neo Segretario nazionale lombardo ha lo sguardo fiero e la volontà di chi vuole uscire dalle difficoltà. È un fiume in piena Salvini, pensa a un futuro molto prossimo che arriva già domani. Ma, precisa, «non si parli di Lega nuova. Non c’è una nuova Lega, c’è la Lega che riparte».
Applaudito più volte dalla platea, Salvini ha ringraziato tutti i presenti e anche quanti hanno seguito i lavori congressuali per radio. «Qui c’è gente che pensa al futuro, noi parliamo di cose concrete, di lavoro, di esodati, e combattiamo».
E basta beghe interne. Anche su questo punto Salvini è stato chiaro: «Sbaglia chi
su questo palco pensa a quello che poteva essere e non è stato e si incancrenisce sulle beghe interne.
Il problema è fuori e non è dentro. Il problema non è a che posto sarò in lista ma averla la lista, e con tanti voti». A Salvini non mancano la sincerità e l’onestà di ammettere che ci sono amministratori che hanno “dimenticato” di essere leghisti. Per questi ultimi, che interpellati al telefono hanno risposto di non sapere nemmeno che questo fine settimana ci sarebbe stato il Congresso del Movimento, la strada è segnata.
«Saranno invitati ad accomodarsi fuori. Da lunedì si cambia ma con spirito costruttivo» taglia corto il Segretario lombardo. Ma ci rimarrà male chi si immagina notti da lunghi coltelli. «Se il Segretario sarà Maroni si lavora, se sarà Bossi, si lavora lo stesso. Quello che importa è il progetto». E il progetto parla di cose concrete, di soldi che la Padania non può più farsi portare via da Roma. «Allora ribelliamoci - dice Salvini -. Roma non ci paga i ticket sanitari? Aboliamoli. Dobbiamo reimparare a fare: disobbedire con l’orgoglio di farlo. Vuol dire che se da gennaio includono nel patto di stabilità i comuni con meno di 5mila abitanti allora diciamo no. Ribelliamoci come sindaci e cittadini». Una ribellione silenziosa e concreta. «Per esempio sugli appalti: non è possibile che vengano dati ad aziende calabresi che dopo due mesi spariscono.
Allora decidiamo che gli appalti si danno a chilometro zero. Qualche sindaco nostro l’ha fatto nel rispetto della legge». È questa la Lega che riparte. Dalla concretezza e con un pizzico di cattiveria ma con l’orgoglio, quello sì immutato, di essere leghisti.
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