“La
Padania 19.02.2014”
Perplessi.
Delusi. Preoccupati. La delegazione del Carroccio al termine del colloquio con
il presidente incaricato Matteo Renzi non lo manda certo a dire che dell'ex
sindaco di Firenze non si fida un granché. Matteo Salvini è entrato
pochi minuti dopo le tre e mezza del pomeriggio nell'ampio ufficio della
presidenza della Camera insieme con i due capigruppo, Massimo Bitonci e Giancarlo
Giorgetti, il governatore Luca Zaia, il vice presidente Roberto
Calderoli e i due rappresentati dei sindaci, Alan Fabbri del comune terremotato
d i Bondeno del ferrarese e Massimo Sertori, presidente della provincia montana
di Sondrio. Tre quarti d'ora di colloquio con il premier in pectore alla
presenza anche di due suoi fedelissimi Graziano Del Rio e Lorenzo Guerini e
alla fine la sentenza di Salvini è chiarissima: «Con Renzi non siamo d'accordo su
nulla».
Il segretario del Carroccio parlando al termine dell' incontro
sottolinea: «Quello che temiamo e che abbiamo avuto come conferma oggi è che ci
sia voglia di riaccentrare competenze e soldi: se è così non ci siamo e stiamo
dall'altra parte». «I temi di confronto e che saranno di scontro - ha sottolineato
- saranno numerosi, partendo dall'Europa e dall'euro. Per noi non c'è rilancio
dell'economia e del lavoro: il problema sono l'euro e i vincoli folli dell'Ue.
Renzi è su una posizione totalmente diversa e questo ci rammarica. Mai abbiamo
pensato di dare un voto a un Governo nato dal palazzo e non dal voto dei
cittadini e per giunta di sinistra. Se ci avessero stupito con effetti speciali…».
Cosa che evidentemente non è accaduta visto che non ci sono aperture da parte
del Carroccio. Anzi, Salvini spiega di essere pronto alla «guerra totale» se il
governo Renzi porterà a Roma competenze e soldi». Però, ha sottolineato ancora
Salvini, «a differenza del M5S noi abbiamo voluto portare le nostre proposte».
Insieme alle proposte anche un libro, che Salvini mostra ai giornalisti ai
quali racconta di averne regalato una copia anche al premier. Si tratta de Il
tramonto dell'euro, evidenziando la differenza di posizioni in materia
di europeismo. «Ci rammarica la posizione di Renzi - dice Salvini - perché
Bruxelles non capisce la mediazione, ma solo le voci forti, e lui non minaccerà
mai di uscire dall'euro. Noi siamo sull'altra sponda del fiume». «Abbiamo
parlato anche del tema delle riforme - ha proseguito Salvini -. E' necessaria
quella del titolo V e il completamento del federalismo fiscale: su questo
sfidiamo la prossima maggioranza, ma temiamo ci sia la voglia di riaccentrare
competenze e soldi. Non ci siamo». Un'altra sfida che la Lega Nord lancia al
futuro governo è quella di varare in una settimana un decreto per
l'esenzione fiscale totale di un anno per le zone del Nord colpite recentemente
da calamità naturali. Disaccordo totale anche sullo 'ius soli' «che questo governo
ha detto di voler realizzare, mentre «sull'abolizione dei prefetti» Salvini
invita a «chiedere l'opinione di Renzi per avere delle sorprese». Il giudizio
finale comunque non è positivo: «Da questo confronto interessante e utile ne
esco preoccupato. L'Italia e soprattutto il Nord sono occupati manu militari da
potenze straniere», ha concluso Salvini. Sui temi del territorio e del
federalismo fiscale ha parlato anche Zaia. Esiste una questione meridionale, è
vero, ma per risolverla serve l'applicazione dei costi standard. E poi molto si
è discusso sulle esigenze del territorio. «E' stato un incontro molto utile.
Approfondito al di là di ogni forma di cerimoniale - sottolinea il governatore del veneto - tant'è vero che
siamo rimasti tre quarti d'ora a parlare con Renzi. Su molti punti non c è assolutamente accordo: ius soli in primis». Ma
le cose non vanno meglio sul federalismo: «Rispetto al tema del federalismo c'è
una volontà di centralizzare tutto. lo ho sostenuto - sottolinea Zaia -che se
c'è da centra lizzare occorre farlo nei confronti di quelle realtà e di quelle
regioni che sprecano. Mi sembra assurdo pensare di riportare la sanità del
Veneto a Roma, lo si faccia piuttosto per qualche altra regione che fa solo debiti.
Noi continuiamo a tenere alta la guardia e a fare battaglia». Per Zaia le
Regioni hanno diritto a un maggiore rispetto: «Abbiamo chiesto a Renzi che ci
sia maggiore attenzione per le nostre imprese e per i nostri lavoratori. Questa
è la vera sfida Il forziere d' Italia che è il Veneto e che paga 21 miliardi di
tasse ali 'anno merita attenzione per imprese e naturalmente lavoratori». Non
sono positive nemmeno le considerazioni dei capigruppo: «Sono molto preoccupato»
scuote la testa Giorgetti «perché ho sentito tanti slogan ma pochi fatti». E
quelli ascoltati non sono piaciuti per niente. «Sono deluso - incalza Bitonci -
da quest' incontro. I temi dell'economia, dell'impresa non possono essere banalizzati
con battute o spot. Noi faremo un'opposizione dura ma sui temi, proponendo
nostre alternative. Faremo un governo alternativo soprattutto sulle riforme
e li scopriremo le carte. Il governo Renzi, se mai nascerà, sarà centralista mentre
noi vogliamo valorizzare le autonomie locali con quel concetto di doppia velocità tante volte espresso. Vogliamo
dare enti loca li che meritano incentivando virtuosità e andando a colpire quelle
che sono responsabili dell'aumento indiscriminato della spesa pubblica nazionale.

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