“La
Padania 19.12.2012”
L'indicatore
sintetico "Europa 2020", che considera le persone che sono a rischio
di povertà o di esclusione sociale, è cresciuto per l'Italia dal 26,3% del 2010
al 29,9% del 2011, un livello significativamente superiore alla media europea.
La variazione negativa di 3,3 punti percentuali è la più elevata registrata nei
Paesi compresi europei. E' quanto si legge nel rapporto sulla coesione sociale di
Istat, Inps e ministero del Lavoro. Nel 2011, le famiglie in condizione di
povertà relativa sono in Italia 2 milioni 782 mila (l'11,1% delle famiglie
residenti) corrispondenti a 8 milioni 173 mila individui poveri, il 13,6%
dell'intera popolazione. Nel corso degli anni, la condizione di povertà è
peggiorata per le famiglie numerose, con figli, soprattutto se minori, residenti nel Mezzogiorno e per le
famiglie con membri aggregati, dove convivono più generazioni. Segnali di peggioramento
si osservano per le famiglie che non si possono permettere di riscaldare adeguatamente
l'abitazione (che passano dal 10,6% del 2009 all'11,5%) e per quelle che
arrivano con molta difficoltà alla fine del mese (dal 15,3 al 16%). Risultano
invece sostanzialmente stabili le quote di famiglie che non si possono
permettere una settimana di ferie lontano da casa almeno una volta all'anno e
non possono far fronte a una spesa imprevista con mezzi propri. Il rapporto
rivela anche che quasi un pensionato su due (47,5%) ha un reddito da pensione
inferiore a mille euro, il 37,7% ne percepisce uno fra mille e duemila euro,
mentre per il 14,5% dei pensionati il reddito pensionistico è superiore a
duemila euro. Al 31 dicembre 2011 i pensionati sono 16 milioni 669 mila; di
questi, il 75% percepisce solo pensioni di tipo Invalidità, Vecchiaia e
Superstiti (Ivs), il restante 25% riceve pensioni di tipo indennitario e
assistenziale, eventualmente cumulate con pensioni di tipo Ivs.
Sotto il profilo geografico, il 28,3% dei pensionati risiede nel Nord Ovest, il 20,1% rispettivamente nel Nord Est e nel Centro, il 21,2% nel Sud e il 10,2% nelle Isole. La classe di età più numerosa è quella degli ultraottantenni, con circa 3 milioni 828 mila pensionati, seguono quella dei 70-74enni, con 2 milioni 920 mila pensionati e quella dei 65-69enni con 2 milioni 812 mila individui; l'8,1% dei pensionati ha meno di 55 anni. Continua a calare il numero dei lavoratori dipendenti. Nel 2012 (media primo semestre) sono 12 milioni 288mila occupati (anche agricoli e domestici). circa 165mila in meno rispetto all'anno precedente(- 1,3%). Il decremento riguarda tutto il Paese (con l'unica eccezione della Valle d'Aosta) ed è particolarmente accentuato nelle Isole (-4,5%). nel Centro e nel Sud (- 1,7%). Nord Ovest (- 0,5%) e Nord Est (-1%) presentano un calo minore. In particolare in Lombardia, dove si concentra il maggior numero di lavoratori dipendenti - in media 2 milioni 738mila, pari al 22,3% del totale - si osserva la riduzione più contenuta (- 0,2%). Il lavoro a tempo parziale riguarda in prevalenza l'universo femminile: nelle forme tipiche di part time, orizzontale verticale e misto, le donne rappresentano, nel 2012, rispettivamente il 73,4%, il 69,6% e il 76,2% dei lavoratori con contratto a orario ridotto. Nel 2011, la retribuzione mensile netta è di 1.300 euro per i lavoratori italiani e di 986 euro per gli stranieri. In media gli uomini italiani percepiscono una retribuzione più elevata (1.425 euro) rispetto alle italiane (1.143 euro); il divario retributivo di genere è più accentuato per la popolazione straniera, con gli uomini che percepiscono in media 1.134 euro e le donne soltanto 804 euro. E' quanto emerge dal rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e Ministro del Lavoro. Nel 2010, comunque, rispetto all'anno precedente si rileva una leggera flessione del differenziale salariale donna/uomo dal 5,5% al 5,3%.
Sotto il profilo geografico, il 28,3% dei pensionati risiede nel Nord Ovest, il 20,1% rispettivamente nel Nord Est e nel Centro, il 21,2% nel Sud e il 10,2% nelle Isole. La classe di età più numerosa è quella degli ultraottantenni, con circa 3 milioni 828 mila pensionati, seguono quella dei 70-74enni, con 2 milioni 920 mila pensionati e quella dei 65-69enni con 2 milioni 812 mila individui; l'8,1% dei pensionati ha meno di 55 anni. Continua a calare il numero dei lavoratori dipendenti. Nel 2012 (media primo semestre) sono 12 milioni 288mila occupati (anche agricoli e domestici). circa 165mila in meno rispetto all'anno precedente(- 1,3%). Il decremento riguarda tutto il Paese (con l'unica eccezione della Valle d'Aosta) ed è particolarmente accentuato nelle Isole (-4,5%). nel Centro e nel Sud (- 1,7%). Nord Ovest (- 0,5%) e Nord Est (-1%) presentano un calo minore. In particolare in Lombardia, dove si concentra il maggior numero di lavoratori dipendenti - in media 2 milioni 738mila, pari al 22,3% del totale - si osserva la riduzione più contenuta (- 0,2%). Il lavoro a tempo parziale riguarda in prevalenza l'universo femminile: nelle forme tipiche di part time, orizzontale verticale e misto, le donne rappresentano, nel 2012, rispettivamente il 73,4%, il 69,6% e il 76,2% dei lavoratori con contratto a orario ridotto. Nel 2011, la retribuzione mensile netta è di 1.300 euro per i lavoratori italiani e di 986 euro per gli stranieri. In media gli uomini italiani percepiscono una retribuzione più elevata (1.425 euro) rispetto alle italiane (1.143 euro); il divario retributivo di genere è più accentuato per la popolazione straniera, con gli uomini che percepiscono in media 1.134 euro e le donne soltanto 804 euro. E' quanto emerge dal rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e Ministro del Lavoro. Nel 2010, comunque, rispetto all'anno precedente si rileva una leggera flessione del differenziale salariale donna/uomo dal 5,5% al 5,3%.

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